Attualità Scicli

La copertina del giornale di Scicli, gli idioti e i rossi di invidia

Machiavelli e il futuro di Scicli

Scicli - Per caso mi sono imbattuto, scorrazzando in Internet, in una breve nota di Sasha Vinci, molto polemica nei confronti del “Giornale di Scicli”.

In buona sostanza, l’artista sciclitano criticava un articolo, apparso sul numero di fine anno del giornale locale, nel quale si presentavano le foto di venticinque giovani, coinvolti a diverso titolo nel lavoro di promozione turistica, come il “futuro” della città. Tra questi anche lo stesso Vinci che, per l’appunto, si dissociava.

L’artista in quella nota testualmente scrive “ Credo che il futuro di Scicli non può essere legato al volto di 25 giovani, sarebbe riduttivo, si rischia l’esclusione di numerose persone che con tenacia dedicano le proprie energie per costruire e migliorare l’avvenire della propria città.”  E più avanti ancora: “Il futuro di Scicli si riflette sul volto di tutti gli sciclitani, non può essere confinato in una élite di persone…” Ed infine: “E’ dovere dell’intera collettività acquisire nuovi metodi, una nuova coscienza dell’Arte del Governare, per capire ed ascoltare attentamente i bisogni della città e costruire insieme nuove idee e visioni.”.

Quest’ultima citazione mi ricordò subito un articolo apparso nel novembre del 2013 su “Le Monde Diplomatique” a firma di Olivier Pironet “Machiavelli contro il machiavellismo”.

L’Autore sostiene in esso, infatti, che in Machiavelli la politica, svincolata dalla morale, tende ad instaurare la repubblica, la forma democratica per eccellenza, grazie ad una necessaria contrapposizione tra la comunità dei cittadini (la plebe) e un’élite sociale, economica e politica. L’insanabile discordia civile tra élite e plebe è, in effetti, all’origine del conflitto politico in seno alla città. La pace, non solo non sarà mai possibile, diventa per Machiavelli addirittura un”aberrazione”.

Non ho letto l’articolo de “Il Giornale di Scicli” e non m’interessa leggerlo. Ciò che invece voglio rilevare qui è la scarsa conoscenza, da parte dell’autore della nota, dell’Arte di Governare”.

Il Vinci invoca una coscienza nuova “per capire ed ascoltare attentamente i bisogni della città e costruire insieme nuove idee e visioni”. Come? Con quali proposte? E’ questo indefinito che mi preoccupa.

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La città non cresce fomentando gelosie, rivalità e personalismi. Non cresce alimentandosi di strumentalizzazioni capziose e inutili. Qualsiasi divisione potrebbe rivelarsi in questo momento delicato e iniziale perniciosa e futile.

Machiavelli c’insegna, infatti, che da un’eventuale contrapposizione di forze sociali non nascerà mai la pace.

Con molta probabilità, il giornale locale voleva premiare, segnalandolo, lo sforzo di quanti si erano adoperati, nell’anno, per il rilancio turistico del nostro territorio. Tutto qui.

Non sono mai stato tenero, in passato, verso quella testata. Mi rifiuto, tuttavia, di pensare ad un tentativo plateale e maldestro di voler costituire una lobby (élite) in seno alla società che da trent’anni circa il giornale si sforza di promuovere.

Oggi il futuro della nostra gente è davvero rappresentato dal rilancio del turismo: una risorsa pulita, onesta, in linea con l’antica tradizione dei Padri e dei nostri tempi.

Senza una profonda consapevolezza, senza il desiderio di anteporre ad isterici individualismi il bene supremo della città, tale obiettivo non potrà essere mai raggiunto.

Ecco la coscienza nuova: il voler fare gioco di squadra. A tutti i costi. Perché, se è vero che la politica forma e connota i cittadini, è anche vero che nella polis non c’è posto per gli idioti.

Per poter fare tutto questo bisogna prima, però, rinnovare se stesso per poi cambiare gli altri. Una virtù rara che, spesso, umilia e ridimensiona.

Leopardi si chiedeva, infatti, “è vero o non è vero che la virtù è il patrimonio dei coglioni?”

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