Attualità Ragusa 09/01/2014 17:06 Notizia letta: 3371 volte

Ragusa, il Cinema Marino, cimitero di piccioni

Il fantasma dell’Opera
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Ragusa - A passarci davanti nel primo sabato dell'anno si nota a stento, tanto l'occhio si è abituato alla vegetazione che fiorisce sul balcone del vecchio cinema Marino. Poi la porta si apre, e l'assessore ai Centri Storici Giuseppe Dimartino ci concede di fare un sopralluogo dentro l'edificio del Concordia e di esaminare carte, planimetrie e bilanci. Insieme a noi l'architetto Marcello Dimartino, funzionario della protezione civile, venuto a «verificare la fattibilità di una bonifica, vista la situazione di degrado».

Ci aggiriamo tra calcinacci e cadaveri di piccioni, scansando il sipario delle ragnatele sotto il graticcio ligneo del soffitto interamente visibile. Lo spettacolo è gotico, decaduto più che decadente: a completare il quadro manca solo che la figura del Fantasma dell'Opera si stagli sul palco vuoto.

«L'intervento da fare - dice l'assessore- deve essere misurato all'immobile, tenendo in conto il rapporto tra la spesa e il valore del risultato finale. Io non sono contrario alla ripresa di questo edificio, né tanto meno alla necessità di avere un teatro comunale: mi preme però valutare quanto sia opportuno per la città portare avanti questo progetto. La cifra di 7 milioni e 200.000 euro, già salita a 7 milioni e 500.000, non mi convince: sono abituato a vederci chiaro prima di agire, a non farmi obbligare da scelte già fatte. Mi pare che questo tema sia ormai solo un cavallo di battaglia».

Non è possibile ridimensionare la spesa, come molti suggeriscono? «Si può intervenire solo sui costi materiali, ovvero 3.611.584 euro, più il 10% di questa cifra, non sui 511.775,58 € della progettazione nè su quanto speso per l'acquisto. Quanto al milione e 400.000 € ottenuti dal MiBAC, non mi risulta che esista ua data di scadenza entro cui restituire la somma, che giace inutilizzata da anni. Occorre studiare il progetto, che appare una forzatura: ricalca l'ultima ricostruzione, non quella originaria. Ci troveremmo perciò a ricostruire un cinema, aspettandoci un teatro. Il fronte palco, inclinato del 4%, rimarrebbe di 9 metri ma verrebbe allungato, sacrificando ua decina di file in platea, e verrebbe eliminata la buca per l'orchestra: ne risulterebbe un teatrino di prosa, inservibile per lirica e opera, e insufficiente per cori e compagnie. Dei quattro ordini di palchetti presenti nell'800 ne rimane uno solo, e uffici e camerini andrebbero ricavati al primo e al secondo piano, senza ascensore, della casa adiacente, anch'essa acquisita dal Comune. L'unificazione dei due edifici, con strutture e facciate disomogenee, è forzata, specie se si pensa che la biglietteria sarà realizzata esternamente alla casa, mentre il foyer, angusto, rimarrà all'ingresso del teatro».

Dal progetto criticità e incongruenze appaiono a decine, in primis la vexata quaestio delle uscite: spicca nel bilancio la somma di 10.000 € da pagare per la servitù di passaggio all'adiacente hotel La Badia, che sarebbe costretto a lasciare aperto il passaggio su Corso Italia durate le rappresentazioni per consentire la fuga in emergenza, attraverso uno stretto cortile, e che dovrebbe lasciar passare muletti e operai per trasportare le scene in teatro attraverso un vano montacarichi collegato con un sottopalco alto solo 2 metri e 30, dove si stenterebbe a trovare spazio per movimentare grandi scene.

«Vorrei parlare di opportunità dell'intervento - dice l'assessore.- Trattenendo non più di due milioni si potrebbe fare una struttura diversa, uno spazio libero, un teatro effimero, mentre la città potrebbe avvalersi del vicino teatro della Curia».

E intanto il tempo passa, e i pezzi cadono.

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La Sicilia

Amelia Cartia
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