Attualità Vittoria 12/01/2014 22:37 Notizia letta: 2320 volte

Vittoria ricorda De Andrè, in direzione ostinata. E contraria

15 anni fa la scomparsa
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Vittoria - Vale oggi la festa della musica viva un anniversario. Un concerto, che mette in rete la provincia di Ragusa con innumerevoli altri spazi italiani, che in questo undici gennaio rendono omaggio a una delle voci massime della poesia musicale contemporanea. Cade oggi il quindicesimo anniversario della scomparsa del grande Faber, artista riservato, coltissimo, che nella sua pagina musicale squisitamente letteraria ha saputo dare vita a una galleria vibrante e iperpoetica di personaggi.

In casa iblea, un tributo musicale viene reso stasera a Fabrizio De Andrè, presso la Sala Mazzone di Vittoria, l’ex Centrale Enel, da parte di un gruppo di musicisti vittoriesi, tra i quali si esibirà Aldo Raffaele. Nato da un’idea di Piertano Rizzo, il concerto, che prevede pure un momento di palco aperto, si avvale dell’organizzazione dell’Accademia Musicale Sonora di Vittoria, che ha ‘prestato’ alla serata alcuni dei suoi allievi e che ai musicisti ha offerto supporto logistico, e di Riciclab, gruppo che si occupa di riciclaggio.

Un’occasione per dire dell’importanza di De Andrè tramite la sua stessa musica, un capitolo di arte novecentesca, in cui il cantautore ha saputo trasferire la sua visione complessa del mondo, disincantata eppure lirica, impreziosita da letture politiche, filosofiche, dai chansonniers francesi: Michail Bakunin, per citare qualcuno degli autori cari, con Errico Malatesta, Paolini, Max Stirner, il filosofo responsabile dell’autodefinizione, da parte di De Andrè di “anarco-individualista”. Etichetta di cui non è difficile comprendere la matrice, se solo si scorrono i testi che abbiamo da sempre nella testa e nel cuore, quasi quale voce interna alla parte poetica dell’io. “Sbocciavano le viole alle nostre parole ‘non ci lasceremo mai, e poi mai”, dice la malinconia del tempus fugit, male quasi connaturato a ogni amore, a ogni stagione della vita, come sussurra la levità fragile di Suzanne e la fiaba anche questa effimera di Marinella. Poesia pura, che canta le facce dell’amore, che è “Cieco” e che è passione intollerante alle convenzioni sociali, nella celeberrima “Bocca di Rosa”.

Vi è tutto un universo di metafore, dentro questo canzoniere, laico, ma in cui trova spazio un’umanizzazione della figura di Gesù, nell’album “La buona novella”, quando De Andrè dialoga con alcuni vangeli apocrifi. Una commedia umana sostanziata di simboli, che aggrediscono, con l’arma fiorita e gentile della poesia, le armature dolciastre dell’ordine costituito borghese, conferendo dignità nuova e assoluta agli uomini valutati minimi dal perbenismo ipocrita: emarginati, ribelli, prostitute, personaggi veri o verosimili, tristi, grotteschi, innamorati, disperati, ma sempre poetici. Come Piero, tradito dalla sua pietà verso un soldato col cuore uguale al suo ma la divisa di un altro colore, come quel vecchio professore, frustrato dal vacuo esistenziale, alla ricerca di un grano di verità.

E chissà quanto avrebbe trovato in tono con la sua musica, il grande Faber – rubiamo l’appellativo a Paolo Villaggio, amico d’infanzia di De Andrè – una serata, come quella vittoriese, in cui sei formazioni si esibiranno (a titolo gratuito, perché i tributi ai veri artisti sono gratis, volano dall’amore puro), consentendo di intercalare la sacralità della musica con quella materiale del pane, nelle degustazioni previste. Come a raccontare l’attenzione di De Andrè per la cultura mediterranea, declinato potentemente in “Creuza de mä”, momento fondante della world music e della musica etnica.

La Sicilia

Elisa Mandarà
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