Attualità Modica 13/01/2014 17:03 Notizia letta: 4304 volte

La lezione del grande terremoto del 1693

Una riflessione
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Modica - Gli stati generali della protezione Civile in Città si sono riuniti sabato scorso all’Auditorium “Pietro Floridia” per fare sintesi su un aggiornamento dello situazione in atto e per ricordare il sisma di 321 anni fa e celebrarne la memoria.

"Modica 1693-2014. Terremoto, ricostruzione, Protezione Civile", il tema attorno al quale sono intervenuti il Sindaco, Ignazio Abbate, l’assessore Giorgio Belluardo con delega alla Protezione Civile, il vice Prefetto, responsabile per la Protezione Civile per la Prefettura, dr. Salvatore Ciarcià,  lo storico Giuseppe Barone, le associazioni del volontariato della Protezione Civile e l’ufficio comunale di Protezione Civile.

Sono emerse, al termine dell’incontro, alcune valutazioni che si connettono alla necessità di un potenziamento del coordinamento  tra le associazioni del volontariato (quello provinciale è garantito con efficienza dal Dipartimento regionale di Protezione Civile) in ambito locale per venire incontro ad esigenze di carattere logistico ed efficienza di mezzi utili a garantire una migliore resa dei servizi.

Suggestivo il profilo storico tracciato da Giuseppe Barone, peraltro presidente della Fondazione “G.P. Grimaldi” che con  l’ente e le associazioni del volontariato hanno promosso l’organizzazione dell’incontro.

Nella sua illustrazione ha evidenziato, tra l’altro, come:

Il terremoto dell’11 gennaio del 1693 rase al suolo 57 paesi del Val di Noto e provoco’ circa 60 000 vittime , di cui  15 000 nei comuni dell’odierna Provincia di Ragusa. Modica quasi 4 000 su 18 000 . Un autentico salasso demografico che avrebbe richiesto  un secolo per ripristinare l’equilibrio precedente. Lo stesso tempo, un secolo almeno , sarebbe stato necessario per la ricostruzione del tessuto urbanistico tardo barocco delle città iblee.

 Il marchio Unesco, la luminosa bellezza dei nostri centri storici ci hanno fatto dimenticare quanto dolore, sacrificio, morte e violenza ci sia dietro la cortina edilizia delle nostre chiese e dei nostri palazzi. Una tragedia da non dimenticare.

A Modica come altrove si muore sotto le rovine delle fabbriche, ma anche per fame , per sete e per freddo. Il Protomedico della Contea, Diego Matarazzo, nelle sue relazioni al Viceré descrive una città piena di gente seminuda e coperta di stracci che vaga in preda al panico collettivo lungo vicoli e case ”dissolate”, tra detriti e cadaveri insepolti. Manca l’acqua, i pozzi si sono disseccati, l’unica sorgente di S. Pancrazio si era ridotta a un rivolo, e sporcizia e disidratazione diffondono “febbri maligne” ed epidemie infettive. Improvvisamente i nobili possono ritrovarsi poveri, avendo perduto case, beni patrimoniali, denaro, mentre i poveri possono diventare ricchi se con furti e violenze riescono ad impadronirsi della “roba” altrui. Nessuno e’ in grado di assicurare  la sicurezza pubblica, disordine e anarchia sociale la fanno da padroni. Ricostruire nello stesso sito o rifondare le città distrutte in luoghi più sicuri e “commodi”?  Le risposte a questo interrogativo saranno multiple, dopo conflitti laceranti che spaccano le comunità locali. A Modica si confrontano per un decennio due differenti soluzioni urbanistiche.  La prima intende trasferire la città nuova sull’ altopiano della Michelica. con piazze larghe e strade diritte, più vicina alla costa: se ne fanno paladini i canonici di S. Pietro e le famiglie aristocratiche  Ascenzo,  Polara,  Ruffino,  Arezzo,  De Leva,  Rizzone, che sollecitano a Palermo il Viceré ad autorizzare il cambiamento di sito: ” il non mutar sito e il fabricar Modica in Modica - scrivono – sarebbe un castigo di Dio e un vivere tra dupplicati disagi, tra horride spelonche buone solo a ricovero di fiere e non di huomini”. Da Madrid il Re Carlo II invia il suo consenso,  purché le due parrocchie  rivali di S. Giorgio e di S. Pietro si riunifichino in un’unica nuova Chiesa madre, ma il capitolo di S. Giorgio fa quadrato ed oppone una resistenza durissima. La vecchia Matrice alla fine la spunta , col sostegno politico dei Grimaldi, Lorefice e Tommasi Rosso. Modica risorgerà sull’ identico luogo, con i suoi vicoli medievali su cui si innalzeranno superbe le “maramme” settecentesche ecclesiastiche e civili. Una “terza” Modica nascerà in modo spontaneo e disordinato nell’ultimo trentennio sull’altopiano , Modica bassa e Modica alta ”optime hic manebunt”. Con gli attuali disagi di traffico, ma con il fascino dell’antica bellezza”.

“E’ stata una riunione importante e soprattutto utile, commentano il Sindaco Abbate e l’assessore Giorgio Belluardo, per porre in evidenza la cultura della prevenzione ed è per tale ragione che abbiamo dato la nostra disponibilità a rendere agibile un maggiore coordinamento tra le forze in campo: dipartimento, comune e associazioni del volontariato.

Non appena ci sarà trasmesso il piano comunale di Protezione Civile costruiremo un momento di comunicazione intensiva che dovrà riguardare tutti gli attori e la comunità intera.”

Il sindaco, nel corso del suo intervento, ha parlato della istituzione della “casa del volontariato”; uno spazio in cui le associazioni possono svolgere attività di formazione e di confronto sulle tematiche della Protezione Civile. Il territorio comunale è in fase di monitoraggio e di interventi in tema di messa in sicurezza e presto saranno promosse alcune simulazioni per testare l’efficienza del sistema comunale di Protezione Civile.

Redazione