Lettere in redazione Ragusa 14/01/2014 10:33 Notizia letta: 3282 volte

Le bollette Tares, a Ragusa. E i politici che scavalcano la fila

Riceviamo e pubblichiamo
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Ragusa - Ore 9 del mattino di un giorno feriale. Comune di Ragusa, Ufficio Tributi. Fila di cinquanta persone (due file di circa venticinque persone per ciascuna) per poter verificare con gli addetti alcune cartelle della Tares che all’apparenza sembrano errate.

A gestire le due file altrettanti commessi che di fatto si limitano a far rispettare le priorità. Poco dopo le 9 arriva un noto politico cittadino. Si mette in fila, ma smania. Si capisce che avere davanti non meno di trenta persone lo infastidisce (infastidisce chiunque, a maggiore ragione un potente, o almeno che tale è stato anche nel recente passato).

Il politico si avvicina con il suo bel malloppo di carte e cartelle ad uno dei due commessi. Iniziano a parlare del più e del meno, compreso il calcio. Dandosi del tu e con pacche sulle spalle, la conversazione dura cinque minuti. Subito dopo il commesso trattiene le carte del noto politico e salutandosi a voce alta “arristamu che ppuoi ti fazzu sapiri”.

Una signora che attendeva in fila, a quel punto, a voce altrettanto alta, si rivolge al commesso chiedendo spiegazioni, che ovviamente non arrivano, nel mentre il noto politico cittadino si allontana con una inevitabile e forse incontrollabile espressione di piena soddisfazione, di restituita serenità: non si trattava soltanto di saltare la fila e risparmiarsi buoni quaranta o quarantacinque minuti di attesa, ma anche e soprattutto di aver fatto valere la legge del più forte, di aver rimesso a posto le giuste distante e condizioni, e di aver chiarito come stanno le cose. Argomenti tutti validi per gli uomini di potere, anche nel caso specifico, di piccolo uomo che potere ne detiene (almeno in termini ufficiali, di cariche, insomma) invero molto poco.

In un discorso di questo tipo, appare evidente, poco o nulla c’entrano i partiti, le amministrazioni attuali e passate, i sindaci gli assessori ed i consiglieri. È solo e soltanto un fatto di cultura, quella cultura che noi isolani abbiamo smarrito (pur detenendone in grandi quantità fino ad un recente passato) e che adesso ci vede tornati allo stato di trogloditi. La unica differenza consiste nel fatto che i veri trogloditi, in un caso come quello che vi abbiamo narrato, avrebbero rotto una bella clava in testa sia al commesso sia al politico.

Lettera firmata
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