Economia Eni e dintorni 20/01/2014 12:53 Notizia letta: 4955 volte

Sicilia, paradiso fiscale dei petrolieri

Royalties e petrolio, Crocetta affonda l’Eni e salva gli speculatori stranieri
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Royalties dal 20 al 13 per cento, ecco perché tutti vogliono venire a perforare in Sicilia e sfruttare le risorse del nostro territorio.

E così, dopo un anno appena di tentata rivoluzione fiscale (di vantaggio per i siciliani), Rosario Crocetta ci ripensa e ricuce lo strappo, se mai strappo c’è stato, con l’asse del petrolio siciliano.

Saro da Gela, governatore di Sicilia e antico compare dei petrolieri, toglie dall’impaccio fiscale i padroni dell’oro nero estratto nell’Isola, messi in seria difficoltà dal castigo finanziario del 2013, caldeggiato dal partito 5 stelle e inserito nella manovra economica dell’Aprile dello scorso anno che, a conti fatti, con aliquote al 20% e zero franchigia avrebbe portato nelle tasche dei siciliani qualcosa come 60 milioni di euro in un solo anno.

Sessanta milioni di euro di entrate a fronte dei 30 o dei 10, ancora non s’è capito, previsti nel 2014con la nuova fiscalità di vantaggio a favore dei vecchi e nuovi padroni del nostro petrolio.

Certo, il presidente Crocetta non ha fatto tutto da solo; ci mancherebbe; il dazio ai padroni del petrolio l’hanno pagato in contanti tutto il PARTITO DEMOCRATICO, tutto l’UDC e tutti gli altri dell’ex e del nuovo CENTRODESTRA. Tutti, tranne i grillini, ovviamente. Rei di aver favorito in parlamento regionale una giusta causa per i siciliani, gliene diamo il merito editoriale  per quel che può valere, giusta da come non se ne vedeva da tempo, forse la prima vera giusta causa per la Sicilia, durata, però, quanto il tempo dell’atto del segno della croce per un cristiano.

In tutto il mondo le royalties sono fissate all’interno di una forbice fiscale che va dal 30 all’80%. In Sicilia, grazie alle larghe e grasse intese, basterà, a partire dal 2014 solamente un misero 13% per pagare lo sfruttamento dei giacimenti in terraferma.

Comprendiamo il “condono fiscale”, a titolo di cortesia, offerto da Crocetta e compari onorevoli deputati regionali in favore delle grandi aziende che, come l’ENI ad esempio, in Sicilia hanno buttato giù un programma d’investimenti superiore ai 2 miliardi di euro in 3 anni, con 1.200 milioni solo per salvare la raffineria di Gela, città tanto amata e cara al rivoluzionario col megafono in mano, governatore dei siciliani.

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Anche se, a dirla tutta, di grandi aziende che producono petrolio in Sicilia una sola ce n’è, ed è l’Eni. Che tutto questo vantaggio dalla fiscalità di Crocetta, a conti fatti, non l’ha mica ottenuta. È marcato Eni, infatti, il 90% del petrolio e del gas estratto in Sicilia.

Quindi il 90% dei presunti 30 milioni di gettito fiscale derivante dalle royalties li verserebbe in contanti, alle casse della regione  siciliana, il cane a sei zampe.Eni, che in Sicilia dà lavoro a circa 6.000 persone tra diretto e indotto, rafforza la propria posizione nella classifica dei contribuenti detenendone, senza ombra di dubbio, il primato: infatti, la società fondata da Enrico Mattei paga dazio non solo per il 90% del petrolio e del gas estratto ma anche per i relativi oneri di raffinazione.

Tutto il resto è un multipacking di minute e minutissime imprese, a totale capitale estero, con americani, francesi, olandesi, tedeschi, sudamericani e pure inglesi che, tutte assieme, tra cui la Irmino srl, danno lavoro a poche decine di persone nell’Isola e che hanno sfruttato già negli ultimi 12 anni e che sfrutteranno con maggior impeto da qui in avanti i giacimenti della nostra Sicilia, con utili milionari grazie alla zona franca creata da Crocetta. Con buona pace della tutela del territorio e del sistema paesaggistico degli Iblei e della Sicilia intera.

Giuseppe Savà
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