Cultura Ragusa 21/01/2014 15:26 Notizia letta: 3063 volte

Arnoldo Foà e la visita a Ragusa del 1964

Un teatro che mai si fece
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Ragusa - Maggio 1964, tra poco saranno cinquanta anni, Arnoldo Foà visita Ragusa. Ma una visita a dir poco particolare, nelle intenzioni e nell'esito. Il grande attore recentemente scomparso a Roma alla venerabile età di 98 anni, era attore nelle tragedie greche "Andromaca" (dov'era Menelao) e "Eracle" (dov'era Lico) in calendario al teatro greco di Siracusa. Tra il pubblico di una delle rappresentazioni anche Filippo Garofalo, docente e tra i maggiori intellettuali ragusani dell'epoca e di sempre (anche lui scomparso due anni fa a 95 anni d'età). Il professore Garofalo, impressionato dalla recitazione di Arnoldo Foà, dopo lo spettacolo si decide ad invitare il grande attore a visitare Ragusa. Foà accetta e dopo qualche giorno, approfittando del giorno di riposto dalle recite aretusee, arriva sull'altopiano ibleo. Ad accoglierlo ovviamente Garofalo ed un nutrito gruppo di ragusani, tutti amici del professore. La giornalista Clementina Lauretta, il libraio Nino Paolino, lo scultore Carmelo Capello, l'ingegnere Cesare Zipelli.
E dopo aver visto San Giorgio in Ibla, la via Roma ed i pozzi di petrolio, Arnoldo Foà fu portato alla Abcd in contrada Tabuna. Alla Asfalti Bitumi Cementi e Derivati il padrone di casa era proprio Cesare Zipelli, direttore generale, che portò Foà con la moglie (e l'intero gruppo di ragusani) a visitare le cave e le miniere di asfalto.
Il grande attore ferrarese volle visitare l'interno delle nerissime gallerie che a Tabuna era al'epoca ancora coltivate per l'estrazione della roccia asfaltica. E poi, all'interno di una grande cava semicircolare, chiese a Cesare Zipelli: "Ingegnere, volevo chiederle quanto sono alti i gradoni sui quali lavorano le ruspe". "Tra i due e i tre metri, secondo l'andamento del filone di roccia" la risposta del tecnico minerario. "Ma vi rendete conto - si animò Foà con quella sua tipica voce baritonale unica nel panorama teatrale e cinematografico italiano - che se quegli stessi gradoni li riducete ad un metro e senza fare altro avrete qui, a Tabuna, a Ragusa, il più grande teatro all'aperto in pietra del Mediterraneo. Di forma praticamente identica a quelli degli antichi greci, dove poter rappresentare ciò che si vuole, teatro moderno, danza, rappresentazioni classiche. Solo se lo volete".
Quel discorso di Foà venne recepito immediatamente dai presenti, tanto che la sera stessa, a cena, furono suddivisi i compiti necessari per la realizzazione del teatro (era tempo, non va dimenticato, di grande boom economico, in Italia come a Ragusa). Cesare Zipelli si impegnò a chiedere alla società Bpd (proprietaria della Abcd) la cessione di una delle cave d'asfalto, Filippo Garofalo si sarebbe occupato della parte burocratica (oltre che preside del Magistrale, Garofalo all'epoca era anche presidente dell'Azienda turistica provinciale), Carmelo Cappello dichiarò di voler regalare al teatro di pietra le scenografie. Il tutto finanziato da Nunzio Guardiano, costruttore edile che all'epoca era tra i tre o quattro ragusani più ricchi. Arnoldo Foà, visto quell'entusiasmo, non poté fare altro che promettere un suo regalo alla città di Ragusa: uno spettacolo alla inaugurazione del teatro.
Si diedero tutti appuntamento ad un anno, al massimo due, per poter inaugurare il nuovo teatro. Non se ne fece nulla. Nel 2007 volli conoscere più in dettaglio la vicenda, intervistando i protagonisti della visita del maggio 1964. Tutti, compreso Arnoldo Foà raggiunto telefonicamente a Roma, mi dichiararono di ricordare perfettamente la storia. Tutti, ma nessuno di loro ricordava il perché - poi - non se ne fece nulla.

La Sicilia

Saro Distefano