Economia Ragusa 21/01/2014 23:29 Notizia letta: 11888 volte

Quanto vale il petrolio siciliano. E ragusano

Irminio srl produce il 4% del petrolio dell’Isola
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Ragusa - Il petrolio estratto dai giacimenti siciliani, nel 2012 incide per il 12,6% nella produzione complessiva nazionale mentre le importazioni rappresentano oltre il 26% degli arrivi nei porti italiani. La Regione Siciliana è la regione in cui, a gennaio 2012, la capacità di raffinazione è stata di 49,2 milioni di tonnellate/anno, corrispondente al 43% di quella nazionale. Nel triennio 2010-12 i derivati del petrolio hanno rappresentato in media oltre il 72% delle esportazioni siciliane. 

Il loro valore è stato pari a 7,9 miliardi di euro, equivalenti a circa il 9 % del PIL regionale. Ecco perché, senza alcuna ostinazione, continuiamo a chiamarlo oro nero.

Alla fine del 2012 il settore petrolifero impiegava, solo per la raffinazione, in Sicilia, oltre 3.600 addetti diretti. Sono tutti tecnici specializzati che prestano attività nelle raffinerie di Gela, Milazzo, Priolo e Augusta per le aziende Esso, Erg, Lukoil, Eni.

L’attività di estrazione, invece, dà lavoro in Sicilia a circa 300 persone del diretto, 250 indossano la tuta di Eni.

Nel corso del 2012 la produzione di olio greggio in Sicilia è stata di circa 679.702 tonnellate, pari al 12,6% del totale nazionale, zone marine comprese. La Sicilia occupa il secondo posto tra le regioni italiane per produzione di greggio, preceduta dalla Basilicata. Il greggio siciliano proviene dalle concessioni denominate; Giaurone, Gela, Ragusa, S.Anna ed Irminio. Il campo di Gela fornisce il maggior contributo percentuale alla produzione regionale. Il 51% del greggio siciliano, infatti,  viene prodotto a Gela, mentre Ragusa offre il 31%. Irminio da sola fa il 4% della produzione regionale. 

Al Comune di Ragusa versati 3 milioni 265 mila euro di royalties nel 2013 per l'estrazione 2012. 

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Nel 2012 il prezzo medio del petrolio Brent raggiunge la cifra record di 700 euro a tonnellata. Di uguale misura l’anno 2013.

Per i produttori di petrolio siciliano sono stati numeri da record.

Basta guardare alla Irminio srl, ad esempio, che con 23.000 tonnellate di petrolio prodotto nel 2012 porta a casa un fatturato di 17.000.000 di euro circa, occupando una decina di persone appena nella loro base di contrada San Paolino, in territorio di Ragusa a 20 metri dal confine con Scicli. 

Se a questi numeri da capogiro addizioniamo un terzo delle produzioni del giacimento S. Anna (164.000 tonnellate nel 2012) in cui la Irminio è socio di Eni ed Edison in partecipazione azionaria quasi paritetica, allora il risultato finale del fatturato per gli ex investitori texani, pare che l’azienda sia stata ceduta a una cordata di altri investitori sudamericani nel frattempo, raggiunge cifre spaziali.

Stesso discorso per Edison, socio in affari con Eni e Irminio per la concessione S. Anna, a zero occupati. Infatti è Enimed con i propri uomini e mezzi che gestisce quel giacimento e, dunque, le produzioni.

Un giro d’affari, quello del petrolio ragusano da 235.000 tonnellate annue per un fatturato presunto, solo nel 2012 a 700 euro per tonnellata di Brent, di 170.000.000 euro.

Circa 500.000 milioni di euro, nel complessivo, il valore del petrolio siciliano.

Ecco perché, anche se il governo regionale ha aumentato dal 10 al 13 per cento l’aliquota delle royalties, togliendo la franchigia sui primi 1.500 barili prodotti, risulta oltremodo conveniente stare nel business del petrolio. 

Sono infatti 12 le istanze di permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi in attesa di valutazione e approvazione da parte del dipartimento energia della regione siciliana. In provincia di Ragusa 2 richieste di perforazione per esplorazione appartengono alla società Irminio srl per i perimetri noti di “Case La rocca” e “Scicli” che, se approvate dagli uffici regionali, daranno il nome alle relative concessioni.

Giuseppe Savà
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