Giudiziaria Ragusa 28/01/2014 14:18 Notizia letta: 8925 volte

Falsi invalidi, i medici indagati

Gli interessano si dicono estranei ai fatti
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Ragusa - Nuovi risvolti nell’inchiesta sui presunti intrecci tra politica, commissioni mediche iblee e “falsi invalidi”. Questi ultimi avrebbero ricevuto un “aiutino” da medici compiacenti per vedersi attestate invalidità inesistenti o, più spesso, maggiori rispetto a quelle reali.

Ai diversi reati contestati dalla Guardia di finanza provinciale di Ragusa ai numerosi indagati nell’ambito dell’inchiesta “Guido Tersilli”, che ha appurato come la gestione clientelare delle nomine dei componenti delle Commissioni mediche sarebbe stata amministrata da alcuni esponenti politici, grazie ai quali 114 “amici” avrebbero ottenuto indebiti riconoscimenti per un danno erariale stimato in 1 milione di euro all’Inps, si aggiunge ora l’accusa di truffa aggravata e continuata in concorso allo Stato e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici aggravato e continuato.

Sono 7 i medici delle commissioni esaminatrici d’invalidità ai quali viene contestata anche l’ipotesi di reato di associazione per delinquere. Si tratta di Giovanni Comitini, Carmelo Mandarà, Rosario Spadaro, Salvatore Pianeta, Carlo Tantillo, Giorgio Spadaro e Santa Fazzino, succedutisi nel tempo nelle commissioni mediche. Stessa accusa pende sul capo degli ex parlamentari sen. Riccardo Minardo, rappresentante a suo tempo all’Ars in quota Mpa e presidente della I Commissione – Affari Istituzionali, e l’on. Innocenzo Leontini, ex presidente del Pdl all’Ars, per i quali lunedì scorso i giudici del Tribunale della Libertà di Catania hanno rigettato l’appello proposto dall’allora procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio, sulla custodia cautelare, ritenendo inammissibili gli atti per un cavillo procedurale. “Ma anche in caso contrario – ha precisato l’avv. Salvatore Campanella, legale di fiducia di Leontini – tali atti non avrebbero comunque giustificato accuse tanto pesanti in quanto fondati esclusivamente su una perizia redatta da un consulente che si è a suo tempo basato solo sui carteggi, senza sentire le parti in causa”.  

Stando alle risultanze delle indagini che furono espletate sotto il comando dell’allora comandante provinciale della Guardia di Finanza ten. col. Francesco Fallica, e proseguite dopo il suo insediamento dal successore ten. col. Alessandro Cavalli, i due politici di spicco erano soliti inserire, in ognuna delle Commissioni mediche, degli “infiltrati”, ovvero dei fidati referenti che, all’occorrenza, venivano contattati dai loro collaboratori delle segreterie politiche per “segnalare” le tante persone che richiedevano un aiuto nell’ottenimento di un’inesistente invalidità o, più spesso, un indebito aggravamento del loro deficit sì da potere fruire di una qualche esenzione o agevolazione.

L’accusa di associazione per delinquere non viene contestata agli altri 25 medici che si sono succeduti nelle varie commissioni esaminatrici d’invalidità e che risultano però nel registro degli indagati che conta complessivamente 121 nomi rispetto agli originari 197 tra “falsi invalidi”, medici e politici. Ai 121 indagati sono stati notificati, ai rispettivi domicili, gli avvisi di conclusione delle indagini. I legali di fiducia hanno 20 giorni di tempo per produrre eventuali memorie difensive a discolpa dei loro assistiti prima dell’udienza preliminare, ancora da fissare, dinanzi al Gup.  

Il metodo dell’“aiutino” andava a gonfie vele se non fosse stato per l’inchiesta che ha posto fine a questa prassi che sarebbe stata espletata da parte dei politici allo scopo di ottenere consenso politico elettorale, e da parte dei medici per l’ottenimento di "incarichi di rilievo". I “falsi invalidi” sono accusati di concorso in truffa aggravata, dovendo altresì risarcire il milione di euro fino ad oggi indebitamente percepito.

Grazie agli indebiti riconoscimenti i “falsi invalidi” avrebbero ottenuto un’invalidità civile inesistente o il lievitare dell’importo degli assegni mensili erogati dall’Inps. Chi ha usufruito dell’attestazione di una maggiore percentuale di invalidità civile ha anche potuto usufruire di servizi pubblici in esenzione, posti di lavoro riservati alle categorie protette o, più semplicemente, ha ottenuto agevolazioni ai fini assistenziali per i propri familiari.

Valentina Raffa
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