Cultura Scicli 01/02/2014 18:06 Notizia letta: 7064 volte

Angelo Buscema, l’uomo che fece prendere in mano il mouse a Piero Guccione

Storia di un incisore
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Scicli - Si è tenuta al Caffè Brancati di Scicli, in novembre, una mostra di opere di grafica di Piero Guccione, affiancata dal grande mare nero intitolato "L'altra faccia del Mediterraneo", in cui l'artista di Scicli affronta il tema dell'immigrazione e della morte secondo un suo personalissimo percorso poetico. 

La mostra di grafica ha proposto molti pezzi usciti dalla mano dell'incisore e docente Angelo Buscema, comisano, per molti anni esecutore delle volontà di artisti, alcuni di fama mondiale, che a lui si sono rivolti per le loro opere di grafica. 

"Accade a volte che l'artista lasci all'incisore il compito di tracciare un segno. Penso a Roberto Stelluti, che chiedeva all'incisore di traccaire il volo degli uccelli, rinunciando a farlo in prima persona", narra Buscema. 

Un rapporto di grande complessità quello tra il pittore e l'autore delle sue grafiche. 

Col passare degli anni, e nell'ultimo trentennio, alle tecniche storiche di incisione, si sono affiancate soluzioni d'avanguardia, quali l'offset, che ha permesso di introdurre la quadricromia. Da qui una prima stesura in offset e il successivo passaggio di acquatinta acquaforte. 

"Grazie alla quadricromia siamo riusciti a garantire una qualità elevata di incisione, aggiungendo valore, materia su materia, all'opera d'arte". 

"Accade a volte -penso all'opera L'ombra nel paesaggio, di Guccione, ispirato alla strage di Portella delle Ginestre- che parta da un pastello, quindi da una stampa in offset, quindi un'acquaforte-acquatinta, mentre il segnale rosso del fucile è stato realizzato a puntasecca. Esiste insomma ungrande ventaglio di interventi su quella che comunemente viene chiamata litografia, secondo un principio di stratificazione". 

Per il ritratto di Gesualdo Bufalino, del 1997, Buscema ha fatto ricorso alla carta opalina, in uso nel Seicento, una tecnica antichissima e distante dalle avanguardie tecnologiche odierne. 

"L'incisore deve avere, oltre che una sensibilità artistica, una grande capacità di ascolto e di empatia con l'artista.  Ho lavorato con Afro, Burri, Sutherland, Segal. Alcuni di loro, dopo aver conosciuto l'arte incisoria hanno cambiato la loro pittura". 

La cosa più audace?

"Aver chiesto e ottenuto da Piero Guccione che prendesse in mano il mouse del computer, per un'opera in cui partivamo da una base digitale. Fu una presa di coscienza da parte dell'artista del nuovo strumento espressivo. Una vittoria culturale per me, che ho fatto della mediazione fra téchne e arte la ragione della mia vita". 

 

Giuseppe Savà
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