Attualità Ragusa 04/02/2014 16:43 Notizia letta: 2953 volte

Ex Cinema Concordia, oggi pomo della discordia

Fra grillini e Pd
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Ragusa - È un nome infausto, quello dell'agognato teatro comunale di Ragusa, foriero di infinite discordie e arenato rovinosamente nelle secche della burocrazia e dei veti politici, in un raggelante parallelo tra il moribondo centro storico e la nave di Costa Crociere.

Lo ammette con amara ironia Giovanni Lauretta, presidente del circolo PD ragusano "Pippo Tumino", nel corso della conferenza stampa indetta ieri in difesa della realizzazione del progetto di restauro dell'edificio sito in via Ecce Homo: una presa di posizione, quella operata dal Partito Democratico a sostegno della continuità amministrativa, che si pone l'obiettivo di gettare nuova luce sulla questione, preannunciando il disvelamento di "nuove rivelazioni" e di tutte "le informazioni relative al progetto di recupero del teatro comprese le iniziative di depistaggio dell'iter che hanno bloccato tutto". Una mistificazione, quella ravvisata dai vertici del PD ragusano nelle dichiarazioni «populiste» che l'attuale amministrazione ha diramato per motivare il mancato appostamento di fondi per il teatro nell'ultimo piano di spesa: «Dire che questo progetto ha un costo eccessivo - ha dichiarato Lauretta- è un modo per influenzare l'opinione pubblica: secondo questa logica, allora, anche la meritoria opera iniziata da Chessari per il recupero di Ibla sarebbe costata troppo, mentre sappiamo che è servita a far sì che il centro storico non diventasse a un rudere. Anche dire che gli stessi fondi possano essere dirottati per altri scopi, come incentivi al lavoro e aiuti ai disoccupati, è dire qualcosa di impossibile, dal momento che quelle somme sono stanziate per quello. Lo stesso vale per l'ipotesi di sostituire il teatro Concordia con il La Licata e il 2000: non è possibile perché si trovano fuori dal centro storico, e la legge su Ibla non coprirebbe le spese. Affossare questo progetto vuol dire perdere la parte virtuosa di quanto è stato fatto, e condannare il centro storico al degrado: non ci meravigliamo poi che gli spazi che noi abbandoniamo vengano da altri utilizzati per il malaffare, come nel caso della casa chiusa di via Solferino».
Non hanno dunque voluto usare mezzi termini, i democratici ragusani, nel sottolineare come l'interruzione dei lavori da parte dell'attuale amministrazione lasci sorgere il dubbio che si possa trattare di una volontà politica tesa a prendere intenzionalmente le distanze da tutte le precedenti giunte, e non di un effettivo problema economico.

«Dove sono finiti i documenti che ho lasciato il giorno in cui è terminato il mio incarico?» si chiede, forse provocatoriamente, l'ex assessore ai centri storici ingegner Salvatore Giaquinta: «il 26 maggio del 2011 -dice mostrando i verbali- abbiamo depositato il progetto definitivo, che è stato approvato dalla commissione con 7 voti favorevoli e 3 astenuti, e che entro quaranta giorni avrebbe dovuto diventare esecutivo. Due giorni dopo cambiò l'amministrazione, e da allora non ho saputo più nulla a riguardo».

Un problema, forse politico, forse burocratico, che chiama in causa pariteticamente l'ex amministratore, in carica con la giunta Dipasquale, e l'oppositore politico Peppe Calabrese, volto notissimo del PD: «È una questione di sensibilità. - dice Calabrese - Davanti all'interesse della città le larghe intese si devono fare. In questo caso basterebbe prendere 7 dei 20 milioni della legge su Ibla che giacciono bloccati e metterli in circolo. Se qualcuno si vuole prendere la responsabilità di non fare il teatro, invece, lo dica chiaramente: vogliamo capire quale sia l'idea di sviluppo che hanno i pentastellati».

La Sicilia

Amelia Cartia