Economia Ragusa 06/02/2014 13:32 Notizia letta: 9112 volte

Ragusa, chiude la Tidona prefabbricati

Persi cento posti di lavoro
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Ragusa - Chiude un'azienda premium della provincia di Ragusa, che ha dato lavoro sinora a cento persone. 

La Tidona Prefabbricati. 

Non si ancora se chiuderà definitivamente. Forse si riciclerà in una nuova forma societaria che le permetta di superare la grave situazione finanziaria che attraversa ormai da anni. Intanto la Tidona Prefabbricati licenzia i suoi dipendenti, un centinaio di persone, senza preavviso, e senza pagare loro alcunchè: stipendi fermi a novembre scorso, e TFR innanzitutto. Un colpo all'economia ragusana, che rischia di passare sotto silenzio. Come i rischi per gli ex Lsu che puliscono le scuole. 

E' il segretario della Fillea Cgil, Paolo Aquila, a lanciare la sua chiara denuncia: "Il Gruppo Tidona Prefabbricati chiude per cessata attività' aziendale". Scrive Aquila: "Più di cento lavoratori sono coinvolti in un licenziamento rapido ed improvviso .
I motivi della chiusura sono certamente legati agli effetti di una crisi di mercato, che dura dal 2008 e che peggiora di anno in anno e che sta decimando il mondo del lavoro, ma anche e forse sopratutto alle insolvenze contabili, ai debiti che le imprese Tidona hanno sommato negli anni. I bilanci del gruppo Tidona parlano chiaro. Siamo in presenza di una esposizione pari a una decina di milioni di euro: fornitori, INPS e soprattutto i lavoratori che vantano crediti importanti". Il segretario entra nel merito: "I lavoratori non percepiscono lo stipendio dal novembre 2013 e non avranno corrisposti i loro emolumenti: il T.F.R. , le loro retribuzioni, il mancato preavviso, le ferie maturate e non pagate. Per il mondo del lavoro oggi è una giornata di lutto. Non è normale, non è usuale, non è accettabile, non è possibile che una crisi di queste dimensioni possa essere vissuta e sopportata nell'assordante silenzio della quotidianità. Siamo di fronte al fatto che non si potevano impedire i licenziamenti; che il gruppo Tidona, probabilmente, non chiude definitivamente i battenti e infine che i lavoratori, con molta probabilità, non riusciranno attraverso le vie legali, che saranno costretti ad intraprendere, a recuperare gli emolumenti.
Il gruppo Tidona, attraverso un percorso già pianificato da mesi, ha individuato il modo per risolvere e affrontare la situazione debitoria e di crisi del lavoro. Attraverso le normative vigenti, nel caso di procedure concorsuali e di concordato preventivo, i lavoratori potranno ottenere dalla tesoreria dell' INPS, attraverso il fondo di garanzia, una parte del loro credito: il TFR e tre mensilità, in modo parziale, ossia un importo mensile non superiore a 860,00 euro. Gli ulteriori crediti difficilmente saranno recuperabili, salvo l'eventuale procedura concorsuale se andrà a buon fine. L'economia della provincia di Ragusa oggi sta subendo un ulteriore duro e pesante colpo. Le famiglie dei lavoratori licenziati e disoccupati dal primo febbraio potranno per qualche anno (due, tre o quattro anni di mobilità) essere parzialmente protette dalla indennità di mobilità". Forte la denuncia di Aquila: "Siamo in presenza di una vera e propria macelleria sociale. Il gruppo Tidona se oggi chiude è certamente per errori compiuti nel passato; probabilmente per una politica industriale sbagliata. Oggi l'opinione pubblica ragusana e siciliana resta attonita in presenza di una notizia così grave".

E sempre la Cgil richiama l'attenzione sui rischi, purtroppo sempre più concreti, pe ril futuro degli ex Lsu impiegati per le pulizie nelle scuola. Stavolta a scrivere è la Filcams, che scrive al Prefetto, per evitare che circa 180 lavoratori escano dal mondo del lavoro: "Da anni i lavoratori ex Lsu vengono umiliati dai drastici tagli da parte del Ministero della Pubblica Istruzione determinando, nei fatti, un peggioramento della qualità dei servizi", scrive il segretario Salvatore Tavolino "penalizzando così oltre che i dipendenti anche gli istituti scolastici. Sono lavoratrici e lavoratori che da quasi 20 anni operano nel servizio di pulizia subendo dai governi che si sono succeduti promesse mai mantenute circa la loro stabilizzazione.
L'utilizzo delle aziende esterne era stata presentata come un nuovo modo di garantire la qualità degli ambienti scolastici per il futuro, invece è diventato solo un modo per abbassare i costi e da ultimo per liberarsi delle maestranze.
Oggi i lavoratori vivono una preoccupante incertezza a causa delle estenuanti trattative con il Ministero della Pubblica Istruzione per ottenere i finanziamenti specifici al fine di garantire un servizio che tutti ritengono indispensabile.
Se il tavolo di concertazione fra il Governo e i Sindacati non dovesse approdare ad alcun risultato, entro il 28 Febbraio 2014, per molte famiglie sarà un disastro a causa del taglio previsto nel "decreto del fare".
"Mi permetto di invitarLa", il segretario si rivolge al Prefetto Vardè "a prendere posizione e informare il Governo circa il disagio che attraversano i circa 180 lavoratori della provincia di Ragusa. In ogni caso, considerata la gravità della situazione, qualora non intervengano fatti nuovi a tutela delle maestranze, si annuncia fin da ora la decisione di intraprendere iniziative di mobilitazione e di protesta, e nel contempo si comunica lo stato di agitazione di tutto il personale coinvolto.
Il questo momento di grave crisi non possiamo permetterci il lusso di giocare sulla pelle delle persone. Siamo disposti a tutto pur di difendere il sacrosanto diritto al lavoro".

Redazione
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