Lettere in redazione Ragusa 07/02/2014 22:00 Notizia letta: 1509 volte

Spadola, 5 stelle: la discordia sul Concordia

No agli slogan, dice il consigliere grillino
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Ragusa - Sul Teatro Concordia continua, ancora in questi giorni, a permanere nell’opinione pubblica una sostanziale disinformazione sui reali termini della vicenda, disinformazione alimentata da iniziative - come quella della raccolta delle firme promossa dalla rete civica nata a favore del restauro – che, pur essendo portate avanti con le migliori intenzioni, contribuiscono a montare una sorta di “crociata” caratterizzata da slogan più che da una reale conoscenza e un reale approfondimento del problema. Ci rendiamo conto tutti di quanto possa essere facile, infatti, ottenere il consenso dei cittadini sulla riapertura o meno di un teatro in città: chiunque di noi vorrebbe essere il primo a firmare a favore. Ma a quanti di questi cittadini viene spiegato come stanno davvero le cose?

Ebbene, proprio ieri sera si è svolto un incontro sull’argomento promosso dalla rete civica e dall’associazione gruppo d’impegno San Giovanni - presenti i progettisti in particolare l’architetto Aldo Baldo -, a cui ho voluto partecipare come cittadino interessato alla questione prima ancora che come consigliere comunale. E le criticità che presenta il progetto di restauro del Teatro sono emerse in tutta la loro evidenza.

Quando si parla di questo progetto va innanzitutto chiarito ai cittadini che non si tratterà di demolire la struttura esistente e di ricostruire il nuovo Teatro della Concordia, ma solo e semplicemente di ristrutturare quello che è più corretto individuare come l’ex Cinema Marino: qualunque intervento, dunque, dovrà fare i conti con le caratteristiche e i limiti di una sala cinematografica degli anni ’50, ben distante dalle esigenze di una moderna sala spettacoli, come quella di cui giustamente la città di Ragusa sogna di poter disporre.

La struttura, peraltro, nel Piano particolareggiato viene individuata come zona T5, ovvero come edilizia specialistica civile monumentale, laddove è esplicitamente vietata la ristrutturazione edilizia totale o l’accorpamento delle divisioni (opzione di cui si è discusso).

A ciò si aggiungono le criticità insite nel progetto dell’architetto Baldo, a cominciare dal fatto che è previsto l’accesso agli addetti ai lavori per il carico e scarico delle attrezzature di palco dal cortile di quello che oggi è l’hotel Antica Badia: al di là dei problemi che potrebbe causare la condivisione dello spazio con una struttura ricettiva, con tutte le sue esigenze, guardando il progetto si possono facilmente prevedere altrettante difficoltà legate alle dimensioni estremamente ridotte delle porte di accesso e alla assoluta inadeguatezza delle dimensioni del montacarichi per il trasporto di qualunque strumento di scena (quinte, scenografie, ecc.).

Lo stesso si può dire delle dimensioni del foyer all’ingresso, le cui dimensioni sono tali da far immaginare come impossibile l’accoglienza in condizioni favorevoli di 420 persone (tanti sarebbero i posti del Teatro), al momento di accedere alla biglietteria o nelle sere di pioggia.

Rispetto a tutte queste incongruenze e a tutte le altre che nel corso di questo lungo dibattito sono emerse, verrebbe anche la tentazione di riproporre il “giallo” dei nomi di quegli esperti nominati dall’amministrazione dell’epoca per fornire una consulenza per il progetto e poi misteriosamente “scomparsi”, come ancora testimonia il nastro adesivo bianco che sta a “cancellare” i loro nomi sul cartello di progetto…

Insomma, ancora una volta emerge con chiarezza che, stando così le cose, il Comune dovrebbe andare a spendere 7,5 milioni di euro per restaurare un ex cinema, che non potrebbe mai essere utilizzato appieno come Teatro cittadino (impossibile è, infatti, pensare di svolgervi spettacoli di classica o lirica, ma anche spettacoli di prosa di un certo rilievo).

Tutto questo ci convince che non si tratti di una scelta appropriata e che chi si sta ostinando a condurre questa battaglia, condendola appunto di un’abbondante disinformazione, non sia esente da una certa malafede nel giocare con le legittime aspettative dei nostri concittadini.

Noi siamo piuttosto dell’idea che la struttura dell’ex cinema Marino potrà essere ristrutturata e valorizzata come luogo della cultura, ma compatibilmente con le caratteristiche che presenta e gli utilizzi a cui si presta, e che quei soldi possano essere meglio destinati nel programmare un investimento per il Teatro della città di Ragusa.

Filippo Spadola