Economia Ragusa 12/02/2014 21:18 Notizia letta: 4066 volte

Utilizzare le royalties del petrolio per rilanciare il futuro dei giovani del territorio

Intervento del segretario provinciale Uiltec
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Ragusa - Far fruttare i soldi che la regione Sicilia e il Comune di Ragusa ricevono come compensazione per le estrazioni di petrolio nel territorio è il primo passo verso un futuro farcito d’idee e dignità.

Il metodo è elementare. L’applicazione, nei fatti fin troppo semplice, servirebbe a ridare una speranza a questa provincia tramortita da una crisi economica che l’ha messa letteralmente in ginocchio negli ultimi 4 anni. Una provincia, umiliata dalle istituzioni e scaraventata sulla strada della povertà intellettuale ed economica col silenzio assenso dei nostri rappresentanti politici.

C’è da dire che la politica, storicamente abituata ad avvolgere nelle spirali della complessità sistemica anche la soluzione a un problema di rapido e facile approccio, una proposta del genere, facile, lineare, non l’ha mai presa in considerazione.

Il progetto sarebbe questo: impiegare i 7 milioni di euro (più o meno un anno di royalties con aliquote al 20%) che arriveranno dalla fiscalità del petrolio per l’anno 2013, e investirli per i giovani puntando a borse di studio, finanziando la ricerca, incentivando le aziende per le assunzioni, oppure incentivi a una nuova generazione d’imprenditori che decide di avviare un'attività autonoma.

Se ai sette milioni di euro circa aggiungiamo anche la quota parte regionale di royalties relativa alle concessioni minerarie di Ragusa ecco che il nostro tesoretto si arricchirebbe di altri tre, quattro milioni di euro. Sono compensi certi che le compagnie petrolifere verseranno alla Regione Sicilia e al Comune di Ragusa per lo sfruttamento delle risorse del sottosuolo, che per il 2013 potrebbero anche arrivare a12 milioni di euro con applicazione fiscale delle aliquote al 20%. Così come ha disciplinato la finanziaria del gennaio scorso.

Il tutto è da realizzarsi, ovviamente, seguendo criteri di massima trasparenza e sul solco della pura meritocrazia e, soprattutto, guardando al di là della siepe ideologica che pastella di nero e sporco l’orizzonte del petrolio ragusano; ovvero, guardando a una Provincia di Ragusa che trae linfa vitale da una sua stessa ricchezza: il petrolio.

Il petrolio, checché ne dica e pensi l’opinione pubblica e comune, è una ricchezza. E il petrolio di Ragusa, così come l’allevamento, le masserie e le serre di fiori e ortaggi, assieme alla piccola impresa del manifatturiero e alla grande industria della chimica e del cemento, fa parte dei gioielli economici di famiglia.

È arrivato dunque il momento di mettere a frutto il sacrificio del nostro territorio che con le trivelle e i pozzi di petrolio ci convive da più di settanta anni.

Il petrolio deve rappresentare un’opportunità per tutti i giovani ragusani che con il tanto vituperato oro nero non ci lavorano e non hanno avuto mai a che fare.

Coloro i quali hanno potuto godere di questa risorsa preziosissima nel tempo sono stati, senza dubbio e per quasi un secolo di estrazioni, le aziende che si sono succedute nello sfruttamento delle concessioni minerarie del territorio e, di riflesso, anche il sistema politico regionale e locale che ha gestito l'affare petrolio solo per rimediare a spese quotidiane e correnti, spesso anche banali e superflue.

Le royalties, negli anni, sono servite a ripianare i buchi della sanità o per tenere in vita la sacca di precariato nel comparto della forestazione regionale. Così come i proventi compensativi del petrolio ragusano sono serviti per foraggiare sagre di paese e feste di Santi patroni. E, un ultimo aspetto ma non per questo meno importante, gli amministratori locali e centrali hanno spesso pescato dal paniere delle royalties anche per pagare qualche mensilità di stipendio agli impiegati comunali e regionali.

È giunto il momento di cambiare passo. Anche dalla banchina di una piccola idea può salpare la nave del grande sviluppo territoriale.

Utilizziamo le royalties  per i giovani della nostra provincia; il petrolio come finanza d’idee nuove e di futuro concreto.

Peppe Scarpata