Cultura Scicli 20/02/2014 21:58 Notizia letta: 3663 volte

Marco Steiner: Ero la Wikipedia di Hugo Pratt. Il booktrailer del libro

L’articolo apparso su Tuttolibri de La Stampa
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Torino - Ha viaggiato per sette anni sulle tracce di Corto Maltese, dall’Europa all’Amazzonia, per le steppe della Manciuria, i Caraibi, l’Argentina, immerso nei colori delle tavole di Hugo Pratt, a respirare odori e mondi prima solo immaginati. Marco Steiner, storico collaboratore dell’artista, è stato da lui stesso incoraggiato a «compiere l’impresa». Un rito iniziatico che si è fatto prima racconto, la «pietruzza» da seguire delle storie del suo maestro, e infine romanzo: Il corvo di pietra (Sellerio), con cui ha scelto di rendergli omaggio, raccontando il marinaio della Valletta adolescente, prima di essere «Corto Maltese». 

 

Quattordicenne e già imbarcato, a fumare le prime sigarette, poi per sempre fra le labbra. Con l’amico Bertram e l’australiano Norman Riley ruba, per spacconeria, la piccola statua d’uccello che nasconde un enigma, dando il via a un’epopea di amicizia, tradimenti e vendette. Un navigare fra Venezia, Malta e la Sicilia di Scicli e della «trovatura», attraverso leggende sul superamento di prove che conducono a tesori, profezie che dannano chi fallisce. A bere Nero d’Avola, recitare formule magiche, fuggire da serpenti voraci. E’ il coraggioso tentativo di trasferire l’opera del grande disegnatore, e un volto divenuto icona, a sensazione letteraria. 

 

Un rapporto, il loro, diventato strettissimo tra il 1987 e il 1995. Steiner era il dentista di Pratt. Si è trasformato nel «motore di ricerca» per le sue fantasie: «A lui venivano le idee. Una minuscola isola dell’Oceano Pacifico, una battaglia, un periodo storico: io studiavo mappe e archivi, mettevo sul tavolo documentazione, dati, aneddoti. Alla base il suo genio, l’ironia». Anche in questa storia è così. C’è l’atmosfera «alla Corto», quell’andare per mare che lo riecheggia, lo scirocco, il suo profumo. E i particolari, sempre puntuali: la caduta del Campanile di San Marco, l’alluvione di Modica, persino il galeone, «Dedalo», è esistito. Di innovativo il linguaggio, la sonorizzazione dei gesti, della pioggia che cade, dello sciabordio delle onde. 

 

«Per me la scrittura è un viaggio. Partire è preparazione e istinto - spiega -. Bisogna studiare e poi lasciarsi andare, annusando momenti e luoghi. Come i naviganti che vanno a vela, guidati dal vento: il trasferimento stesso ha un significato, non solo la meta. In questa storia c’è meticolosità, ma anche divertimento. Con la voglia di mettere a fuoco tutto l’Universo di Corto, voci in grado di ricomporre i tasselli di una personalità caleidoscopica, di imprevedibile meticcio mediterraneo». Con questo stesso spirito ha percorso le rotte di tutte le graphic novel, costruendo per ognuna una prefazione, pubblicate con il fotografo Marco D’Anna nei Luoghi dell’avventura (Rizzoli-Lizard).  

 

Marco Steiner, pseudonimo dello scrittore, ha quasi cancellato la sua vera identità. È nato per gioco. Durante una passeggiata, sul lago di Losanna, Pratt gli ha regalato la nuova identità: «Mar-co», dai personaggi favoriti, Marlowe e Corto, «Steiner», storpiatura mitteleuropea dall’autore prediletto, John Steinbeck. Stregati i due dalle stesse passioni: «Stevenson e Conrad, su tutti. L’isola del tesoro, legata al desiderio che Hugo ha sempre coltivato di rendere omaggio alla tomba di Stevenson, alle isole Samoa. Aveva l’età del giovane marinaio del mio romanzo quando vide per l’ultima volta suo padre, poi morto in un campo di prigionia in Etiopia. Prima di essere arrestato dai soldati inglesi, gli regalò quel libro, dicendo: «Prendilo. E’ importante. Un giorno troverai la tua isola del tesoro». Per lui rappresentava l’infanzia, gli affetti. Io sono più vicino a Conrad, per la modalità di indagare nel profondo dell’anima». 

 

Su tutti Corto Maltese, antieroe meraviglioso: «Distante da moralismi, probiviri e censori. Bravo ragazzo, mai. Ma che stimola a ragionare con testa e cuore, a seguire l’istinto. «Trasversale», con tutti disponibile, stesso atteggiamento con l’ammiraglio neozelandese o il marinaio Tarao. Quando qualcosa non è nelle sue corde, prende e se ne va. Non discute, non si scontra. Non una resa, ma un percorrere la propria strada». Per Steiner resta un compagno di viaggio straordinario: uno che non abbandona, ma che sa quando farsi da parte. Senza spiegare, che non sempre ce n’è bisogno. Accompagna e socchiude porte da spalancare poi da soli, per partire davvero. Magari sul veliero dell’acquerello, con il suo carico di personaggi e lettori, pronti a spiegare le vele, ancora una volta. E già la sola visione del battello che lascia il porto basta a muovere corde di libertà, di futuro imponderabile. La possibilità di intraprendere un’avventura personale e superare un orizzonte che, spesso, pare troppo limitato.  

 

 

Il booktrailer del libro, per la regia di Vincenzo Cascone. 

Elena Masuelli