Lettere in redazione Ragusa 20/02/2014 21:47 Notizia letta: 2632 volte

Paesaggio ibleo, gli integralismi degli ambientalisti

Vincoli e dintorni
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Modica - Ho letto di recente un articolo sul web nel quale Legambiente di Ragusa plaude all’operato della Sovrintendenza BB.CC. e dell’assessore all’urbanistica del comune di Ragusa in merito alle costruzioni in zona agricola ed auspica ulteriori inchieste della Procura.
A parere dell’associazione ambientalista sono da considerare “allucinanti” i pareri paesaggistici espressi in precedenza dall’ex sovrintendente Ferrara.
Io sono certo che allucinanti, nel caso sollevato, sono le considerazioni degli ambientalisti di Legambiente Ragusa , che chissà quale pressione hanno esercitato perché si arrivasse a queste prese di posizione istituzionali.
Conosco personalmente da diversi anni il principale rappresentante del movimento ambientalista ragusano, il prof. Claudio Conti, con il quale, in compresenza nelle stesse classi, ho insegnato materie agrarie nell’istituto di mia appartenenza e non posso non ricordare gli accesi dibattiti e la netta contrapposizione di idee in merito alla tutela del paesaggio.
Ci metto la mano sul fuoco sull’onesta intellettuale del prof. Conti ma gli rinfaccio una visione ideologica integralista, da “allucinato”, nel merito del paesaggio agricolo tale da farmi comprendere addirittura quale motivazione aberrante possa far agire i talebani nella loro professione di “fede”.
Nella discussione in merito al piano paesaggistico cercavo, ma inutilmente, di far notare le incongruenze normative di quello di Ragusa in relazione alle possibilità di edificazione nelle zone agricole di tutti i piani paesaggistici regionali vigenti in Italia.
Legambiente segnala positivamente il fatto che adesso dalla Sovrintendenza viene applicato l’art. 42 delle norme per il quale le costruzioni devono essere esclusivamente finalizzate alla conduzione del fondo e quindi limitata agli “agricoltori”, dimenticando di osservare che nel titolo e al comma 2 dello stesso si fa riferimento a “costruzioni ad uso rurale e/o di villeggiatura”.
Ora non penso che la costruzione di “villeggiatura” possa essere riferita a quella dell’agricoltore che per un periodo dell’anno abita nel fabbricato residenziale rurale e, quando va in ferie o nei fine settimana, si trasferisce nel fabbricato di villeggiatura.
Ritengo pertanto che il Sovrintendente Ferrara ha fatto bene, senza illegalità alcuna, a consentire la realizzazione di fabbricati in zona agricola anche a chi agricoltore non è.
Faccio presente a Legambiente di Ragusa che nelle norme dei piani paesaggistici provinciali vigenti attualmente in Sicilia (Caltanissetta art.32, Messina art.41, Siracusa art.47 e Trapani art.50) nelle zone agricole sono consentite costruzioni sparse ad uso rurale e residenziale-turistico e non c’è alcun altro riferimento alla necessità che le costruzioni siano finalizzate esclusivamente alla conduzione agricola del fondo.
Non capisco affatto perché, secondo Legambiente, in provincia di Ragusa, io che faccio l’insegnante, non dovrei poter realizzare una casetta di villeggiatura in campagna mentre altri colleghi possono farlo nel territorio delle altre provincie, compreso il territorio di Siracusa che condivide lo Stesso Ambito territoriale 17 del Piano di Ragusa.
Che l’integralismo ambientalista fa perdere il lume della ragione ed il buon senso a chi lo professa è tra l’altro confermato dalle decisioni della giurisprudenza amministrativa che in merito, nella sent. n. 771 del 14 marzo 2013 del TAR Sicilia, sez. I Catania, secondo i giudici “contrasta con i principi in materia urbanistica un atto che a prescindere dal tipo di opera realizzanda e dalla verifica di compatibilità con le previsioni dello strumento urbanistico si fondi sulle qualità personali del richiedente, in quanto la qualità indebitamente richiesta assume valore ai soli fini dell’applicazione dei benefici economici previsti in favore dei coltivatori diretti dall’articolo 9 lettera a) della legge 28 gennaio 1977 n. 10. Ne consegue che l'elemento soggettivo relativo alla qualifica (agricoltore o imprenditore agricolo, o proprietario concedente il fondo in affitto) del richiedente il permesso di costruire in zona agricola è del tutto irrilevante, se il soggetto non intende avvalersi dell'esonero del pagamento degli oneri per costruire. Elemento oggettivo indispensabile è invece la titolarità della proprietà o l'esistenza di altro titolo idoneo di disponibilità del bene, oltre naturalmente alla compatibilità con gli strumenti urbanistici”.
La sentenza dei giudici catanesi conferma l’orientamento giurisprudenziale in essere, ribadito di recente nella sent. n. 33106 del 2 novembre 2010 del TAR Lazio, sez. II e nella sent. n. 3 del 4 gennaio 2008 del TAR Sicilia, sez. III Palermo.

Prof. Giorgio Caruso