Sport Ragusa 20/02/2014 13:29 Notizia letta: 1947 volte

Ragusa, la finale femminile di pallacanestro

La partita che non ho visto
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Ragusa - Mi è dispiaciuto non poter andare a vedere le partite per l’assegnazione della Coppa Italia femminile di pallacanestro, che si sono giocate in un fine settimana al glorioso PalaMinardi di Ragusa. Ma ne ho letto le cronache riportate dalla stampa.

Ha vinto Schio (che è la squadra campione d’Italia e che negli ultimi anni ha fatto quanto nella pallacanestro maschile ha fatto Siena) battendo Lucca, mentre la Passalaqua Ragusa ha perduto contro Umbertide. Ma al di là del risultato sportivo, in molti hanno sottolineato, ed hanno fatto bene a farlo, l’ottima organizzazione dell’evento e la positiva immagine che ne è derivata al nostro territorio. Una nota stonata, ma a notarla sono stato solo io perché solo io la considero appunto stonata, è l’utilizzo massiccio, anzi eccessivo, dell’inglese. Entro nel dettaglio: si è giocata la parte finale della Coppa Italia di pallacanestro femminile, a disputarla sono state quattro squadre. Ora, io capisco che anziché pallacanestro la federazione utilizzi il termine “basket”, lo capisco e giustifico perché in effetti quel bellissimo sport è stato inventato a fine 800 negli Stati Uniti d’America (ne consegue che anche io utilizzo “Pivot” e non “Centro”, “Playmaker” e non “Regista” o peggio “costruttore di gioco”). Ma debbo fare già uno sforzo notevole per accettare che la “finale”, parola che si potrebbe utilizzare serenamente, venga sostituita con l’inglese “final four”, letteralmente “finale a quattro”. Ma, come si comprende, suona male “Final Four di Coppa Italia”, a questo punto perché non completare l’americanizzazione del nostro sport (e allo sport mi limito per non aprire una maglia troppo grande) e passare direttamente ad un più coerente “Italy Cup Final Four”?. Ma laddove ho veramente capito che noi (qui si intende gli italiani, e se volessi anche limitarmi a noi siciliani sarebbe se possibile anche peggio) abbiamo definitivamente abdicato ad una cultura più moderna e potente della nostra millenaria, è stato quando ho visto consegnare un premio a Riquna Williams, bravissima giocatrice della nostra amatissima Passalacqua che tante soddisfazioni ci sta dando, è stato consegnato il premio quale migliore guardia del torneo (per chi della pallacanestro non conosce i ruoli, la “guardia” è di norma la giocatrice che, insieme al playmaker, gioca “esterna” all’area dei tre secondi, si tratta quasi sempre di giocatori più bassi delle ale e dei pivot, ma con maggiori capacità nel palleggio e nel tiro da lontano). Il premio andato alla Williams è stato quello per la migliore guardia del torneo. Inutile dire che l’intestazione era “Best Guard”, e vabbè, e dipinto a smalto su un bellissimo piatto in ceramica di Caltagirone con sullo sfondo quattro mani che agguantano un pallone arancione di basket, la scritta “Final Four 2014” e il tutto coi colori e lo stile tipico di questo celebre prodotto siciliano. Già adesso, e da anni, gli allenatori di basket chiamano il “time out”, ma quando sentirò il grande Molino chiamare il “masseur”, ed il suo vice Maurizio Ferrara gridare “referee”, vorrà dire che l’opera è completata. Sperando almeno si aggiunga a referee un bel “horned”!

Saro Distefano
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