Lettere in redazione Ragusa 26/02/2014 22:09 Notizia letta: 2754 volte

Quando un liceo non è un classico. Date a Cesare quel che è di Cesare

Orientamento
http://www.ragusanews.com//immagini_articoli/26-02-2014/quando-un-liceo-non-e-un-classico-date-a-cesare-quel-che-e-di-cesare-500.jpg

Ragusa -  Ricordo ancora la prima campanella del primo giorno da Liceale, quel borbottio, quella timidezza di un'appena quattordicenne che cominciava ad avvicinarsi all'ultima fase del proprio percorso scolastico “obbligatorio”. In realtà io non dovevo andare in quella scuola, il Liceo Classico era il paradiso dell'elite della città, era l'Olimpo degli studiosi... Insomma, per me era una montagna che diventava sempre più alta e difficile da scalare. Tuttavia su consigli fidati decisi di intraprendere questo viaggio tra i miti greci e le ardue battaglie di un impero che aveva solcato mari e terre, nazioni e continenti.
Ricordo ancora quando entrai in quella classe, mi sembrava tutto diverso, effettivamente lo era, ma sentivo che non stavo diventando grande da solo, ma insieme ad altre venti persone. Quel mito che raccontava di ragazzi figli di intellettuali e gente rinomata, mi spaventava, ma deciso continuai a “investigare” su questa scuola. La prima donna che vidi entrare da quella porta, spesso oggetto di colpi improvvisi che interrompono “felicemente” la lezione, fu una professoressa giovane e contrariamente a quanto potevo pensare, non solo era giovane, ma ci accolse anche con un gran sorriso. Quei racconti tediosi, impolverati, ordinati secondo i tipici luoghi comuni cominciavano a vacillare, dentro di me  pensavo che effettivamente non dovevo giudicare quel “libro” dalla sua “copertina”. Certo, mentirei se vi dicessi che i primi due anni furono i più facili della mia carriera scolastica, lungo il cammino mi trovai ad affrontare ostacoli comprensibili eppure ero determinato, ero pronto a dare il meglio di me stesso. Non ho mai creduto in risultati immediatamente eccellenti, anzi la mia carriera, posso dire, è stata un continuo crescendo di soddisfazioni e meriti. Quella scuola stava cominciando a piacermi, tra i corridoi non trovavo il classico “figlio di papà”, ma gente comune, che se voleva andare avanti doveva studiare. Nulla ci è stato dato per scontato, ogni giorno nel nostro piccolo abbiamo affrontato le nostre sfide, le nostre interrogazioni e i nostri compiti in classe, era tutto cronometrato. Quasi fosse una preparazione olimpica!

 Effettivamente quella scuola mi ha “allenato” così tanto da far crescere in me delle ambizioni, volevo raggiungere non novantanove, ma cento... Volevo superare le mie capacità.
Superare le capacità di “fabbrica” non è stato facile, immaginate di intraprendere una corsa tenendo in tensione i vostri muscoli prima o poi anche voi arriverete alla famosa soglia del dolore, ma il traguardo è vicino e siete determinati a raggiungerlo.
Questa scuola era diventata la mia seconda famiglia!
Una “palestra di vita” più volte l'ho soprannominata, un luogo in cui il classico non solo lo si studiava sui libri, ma chi voleva lo metteva in pratica.

Un liceo che mi ha fatto apprezzare il teatro antico e che oggi vanta un gruppo teatrale dai prestigiosi risultati nazionali.

Un liceo che si è preoccupato di alimentare la cultura, garantendo un “pasto” sempre caldo all'interno dei più rinomati Teatri della nostra isola e di tutta l'Italia, la stagione teatrale al Bellini di Catania e il Maggio del Teatro Greco di Siracusa.
Ogni ora trascorsa tra le mura di quel palazzo imponente ha permesso ad  ognuno di noi liceali di crescere seguendo dei valori, che riassumendoli in due parole greche rispecchiano il “KALOS KAI AGATOS”, cioè il bello e il buono. Una scuola che forma futuri professionisti, temerari, dirigenti, inventori della propria vita pronti a vantare ottime qualità di “problem solving”.
Oggi vivo distante da casa, ho iniziato un nuovo percorso di sacrifici, ma lo affronto con l'animo pieno di orgoglio per i miei trascorsi  e per gli strumenti che la  “palestra classica” mi ha conferito per  il futuro.
 Una scuola che mi ha regalato emozioni, amori, soddisfazioni, ma mai ripensamenti e se potessi tornerei sui miei passi, per ripercorrere ogni tappa di questo viaggio.

Michael Massari