Attualità Modica 27/02/2014 15:57 Notizia letta: 3430 volte

I carichi di cani da Modica verso il Nord Italia

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Modica -  Sono centinaia i ‘carichi’ di cani partiti dal Sud verso il Nord Italia e l’estero. Molti anche dalla provincia di Ragusa. Si tratta in molti casi di viaggi autorizzati da alcuni Comuni che hanno ravvisato nella ‘spedizione’ dei randagi altrove un rimedio al randagismo.

Vista l’emergenza “riprendere, anche per il 2004, l’invio dei cani per l’adozione è l’unica soluzione a questo stato di cose” – si legge in un documento del 3 febbraio scorso del IV Settore del Comune di Modica, in cui si anticipano fondi a un’associazione per trasferire i cani altrove. Ma questo è solo uno dei tanti esempi, visto che la prassi è diffusa.

In tutto ciò, a parte il fatto che quella delle ‘spedizioni’ di cani potrebbe essere una soluzione adottata soltanto sporadicamente perché magari si profila la possibilità di un aiuto da parte di qualche associazione del Nord, ma non “l’unica soluzione” per combattere l’emergenza randagismo, ciò che conta è fare luce sulla tracciabilità dei cani partiti sinora dalla provincia di Ragusa. Innanzitutto di quelli inviati al Nord e all’estero con autorizzazione dei Comuni. Non bisogna però fermarsi all’eventuale presenza di documenti che attestino che quel gruppo di cani è stato inviato in un dato luogo, perché occorrerebbero controlli incrociati per verificare la reale tracciabilità dei cani, ossia se si trovano ancora in quel luogo o se sono stati adottati o sono deceduti.

Sarebbero centinaia anche i cani partiti senza microchip. C’è chi vi metterebbe una zampa sul fuoco. Di questi ovviamente se n’è persa la tracciabilità. Ma perché farli partire in questo modo? Se lo scopo è quello di farli rinvenire casualmente in altri Comuni d’Italia perché entrino in canile non si spiegherebbe né l’alto numero che alcuni sostengono sia partito dalla provincia, né, tantomeno, che gran parte dei volontari afferma di non sapere dove siano stati destinati.

Ma per stilare un quadro esaustivo, andrebbero controllate periodicamente pure alcune strutture autorizzate (canili/rifugi) e comprendere perché in molti tra i volontari preferiscono che non vi siano ulteriori ingressi. Insomma, la situazione è alquanto complessa. Per non parlare dei lunghi tempi della burocrazia che non ha ancora autorizzato una struttura nuova come quella del rifugio di Modica. E la competenza dalla Regione pare sia di recente passata alle Asp per velocizzare quei tempi che appaiono ancora morti.

Il vaso di Pandora, come si ricorderà, è stato scoperchiato quando sono scomparsi dal rifugio di contrada Aguglie, a Modica, 8 cani sprovvisti di microchip. 

Valentina Raffa