Cronaca Pozzallo 27/02/2014 22:19 Notizia letta: 3368 volte

Arrestati gli scafisti dello sbarco di ieri

Sono due tunisini
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Pozzallo - La Polizia di Stato di Ragusa – Squadra Mobile – unitamente alla Compagnia dei Carabinieri di Modica ed alla Tenenza della Guardia di Finanza di Pozzallo, ha eseguito il fermo di due tunisini Rhoume Homa Lara di 44 anni e Rafik Triki, di 31 anni in quanto si associavano con altri soggetti al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di eritrei, tutti giovanissimi. Tra i poveri migranti, 50 minorenni, 30 donne e tutti gli altri poco più che diciottenni. Come si sa mercoledì mattina al porto di Pozzallo sono giunte tre imbarcazioni della Guardia Costiera che avevano soccorso in mare un natante con 218 extracomunitari quasi tutti di nazionalità eritrea nelle acque internazionali a sud di Malta.
I migranti narravano di essere partiti 4 giorni prima a bordo di una fatiscente imbarcazione e che viste le condizioni del mare, martedì pomeriggio gli scafisti hanno richiesto soccorso mediante sistema di telefonia satellitare, su forti pressioni dei passeggeri preoccupati per la loro incolumità.
Il soccorso avveniva a sud est dell’Isola di Malta da parte di una motovedetta partita da La Valletta che forniva la prima assistenza per poi “scortarli” fino alle acque siciliane dove le motovedette della Guardia Costiera Italiana soccorrevano i migranti facendoli salire a bordo ed accompagnandoli al porto di Pozzallo.
Le operazioni di sbarco sono state coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico, operazioni alle quali partecipavano decine di agenti delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le prime cure.
Successivamente gli extracomunitari sono stati ospitati presso i locali del Centro di Prima Accoglienza al fine di sottoporli alle difficoltose e delicate fasi di identificazione da parte di personale del Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa.
Dopo aver soccorso ed assistito i migranti, la Polizia di Stato iniziava le procedure di identificazione e di intervista dalle quali emergeva la loro paura per la presenza degli scafisti ancora tra loro.
Dopo un’attenta opera di convincimento alcuni migranti vincevano la paura di essere oggetto di ripercussioni da parte degli scafisti e riferivano alla Polizia Giudiziaria del gruppo interforze che si occupa delle indagini (Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri), le modalità del loro viaggio della speranza e dei rischi occorsi durante la traversata.
Tutti i migranti ascoltati come testimoni riferivano di aver deciso di fuggire dai loro paesi d’origine in quanto le condizioni di vita erano terribili, tra guerre civili e dittatura. Una volta deciso di scappare, la strada “obbligatoria” era quella di andare in Libia dove le organizzazioni criminali locali si occupano di reclutare i poveri disperati ed in cambio di circa 4.000 euro li mettono su imbarcazioni precarie per far raggiungere le acque internazionali dove poi chiedono soccorso in modo preordinato e strumentale al fine di essere trasportati in Italia.
L’esperienza e la professionalità degli investigatori della Polizia Giudiziaria ha permesso dopo lunghe ore d’indagine di addivenire all’esatta identità dei due scafisti tunisini, responsabili di aver percepito ingenti somme di denaro al fine di procurare l’ingresso clandestino in Italia dei migranti messi in serio pericolo di vita considerate le condizioni dell’imbarcazione utilizzata per la traversata. I testimoni dopo aver fornito un’attenta descrizione dei responsabili dell’organizzazione criminale, indicavano senza alcun dubbio colui che aveva condotto l’imbarcazione e colui che si occupava del motore e navigatore satellitare, elementi facenti parte di una complessa associazione a delinquere gravitante in Libia.
Le indagini condotte dal Gruppo Interforze che per ogni sbarco procede alle indagini senza sosta, ha permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto l’autore di un reato così grave, per il quale centinaia sono i migranti morti durante le traversate per raggiungere le coste italiane.
Inoltre la Polizia Scientifica forniva un fondamentale elemento di prova a carico dell’arrestato ovvero il possesso di due passaporti tunisini validi, elemento che porta gli investigatori a credere che gli scafisti al termine dello sbarco avessero intenzioni di fuggire per raggiungere nuovamente il loro paese.
A seguito della perquisizione personale a carico dei due scafisti, sono state rinvenute diverse centinaia di dollari americani, parte del loro compenso in quanto componenti dell’equipaggio dell’imbarcazione.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, i due arrestati sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea che è stata autorizzata dal Ministro della Giustizia a procedere nei confronti degli indagati anche se il reato è stato commesso in acque internazionali.
In corso complesse indagini con i gruppi di investigatori presenti in territorio estero sugli altri componenti dell’associazione a delinquere di cui l’odierno fermato è solo uno dei componenti.
Si rappresenta inoltre che sono passati pochi giorni dal fermo di un altro  tunisino responsabile dello sbarco presso il porto di Pozzallo di oltre 250 migranti, elemento che avvalora la tesi investigativa della Polizia Giudiziaria, di una organizzazione transnazionale ben strutturata che anche in periodo invernale, sfida le condizioni del mare a rischio della vita dei migranti desiderosi di fuggire dai loro paesi d’origine.

Redazione
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