Cultura Modica 27/02/2014 11:06 Notizia letta: 7835 volte

E l’Ercole di Cafeo diventò Eracle di Modica

Il nuovo battesimo
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Modica -  Apprendo dalla stampa locale che il celebre “Ercole di Cafeo” è stato ribattezzato (utilizzo coscientemente l’aggettivo sapendo che mai fu più sbagliato, posto che l’Ercole è divinità pagana) e che da adesso in poi sarà “Ercole di Modica”.

Una sontuosa cerimonia ha suggellato la decisione presa dalla Soprintendenza di Ragusa (a quando quella di Modica?) d’accordo il Comune di Modica, che ha visto la partecipazione di tantissimi intellettuali e specialisti nel settore (l’archeologia). Assente, giustificata, solo Maria Rita Sgarlata, archeologa, ma, soprattutto, Assessore Regionale ai Beni Culturali altrove per altri impegni istituzionali.

Prima di proseguire, e considerato che non tutte le molte migliaia di lettori di RagusaNews sono archeologi o anche solo appassionati della scienza in parola, è bene ricordare che l’Ercole di Cafeo (da oggi di Modica) è una statuetta di poche decine di centimetri, in bronzo, di epoca ellenistica (datato finora al terzo secolo avanti Cristo e da ieri rettificato al quinto/quarto avanti Cristo).

Allora, si diceva che la statuetta, ritrovata nel 1967 in contrada Cafeo, è stata restaurata, esposta a Modica nei locali del Museo Belgiorno, e adesso – a cura del Dipartimento di Ingegneria Meccanica dell’Università di Catania – ne è stato realizzato un calco in materiale sintetico così da poter osservare da vicino non il delicato originale, ma una copia. L’Ercole di Modica, di ritorno da una lunga tournee negli Stati Uniti d’America, è stato così ribattezzato perché è stato sempre – sin dal 1967 – esposto a Modica. E per essere ancora più precisi, va detto che a Modica e non altrove per un semplicissimo motivo: il terreno in contrada Cafeo nel quale venne ritrovata la statuetta era all’epoca di proprietà del Comune di Modica, che vi stava effettuando lavori per la realizzazione di una stazione di pompaggio dell’acqua del fiume Irminio (o Erminio, o Maulli, o Fiume di Ragusa). Sotto una massa di detriti alluvionali venne rinvenuta la statuetta, che fu subito portata presso il Sindaco di Modica. Da allora l’Ercole è sempre stato nella ex capitale della Contea.

Ma attenzione, un passaggio sempre sottaciuto quanto importantissimo: il terreno di cui sopra, sulla riva sinistra del fiume Irminio, era nel 1967 di proprietà del Comune di Modica, ma in tenere di Ragusa, ovvero di pertinenza, di competenza, di appartenenza del Comune di Ragusa. Nulla rileva ai fini della destinazione museale della statua, ci mancherebbe. Ma la differenza è nel nome da attribuire alla stessa. Mi spiego meglio: se la statua venne battezzata all’epoca Ercole di Cafeo, si era nel giusto (quello era ed è tuttora il nome della contrada nel territorio di Ragusa). Ma ribattezzarla adesso Ercole di Modica è del tutto errato, almeno secondo me. Appare infatti evidente che quella graziosa statuetta bronzea poteva rimanere benissimo “di Cafeo” ma, ed è comprensibile, serve darle una maggiore notorietà anche a chi ibleo non è. Si capisce bene che per il tedesco o lo stesso veronese che volesse venire a vedere la statua una cosa è dire “di Cafeo (potrebbe sembrare anche un nome proprio, per quanto foneticamente sia molto bello e certamente più affascinante di altri) tutt’altra “di Modica”, che è città nota e nel caso non lo fosse è facilmente rintracciabile nelle guide come nei navigatori. Ma a questo punto ci si chiede, e legittimamente non pochi se lo sono chiesto (si intende gi interessati, non propriamente la gran parte dei cittadini): perché “di Modica”? Se la contrada Cafeo è in territorio di Ragusa più giusto sarebbe stato “Ercole di Ragusa”. A qualcuno potrebbe sembrare una forzatura. E siamo d’accordo. Ma l’attribuzione del luogo del ritrovamento è una cosa, tutt’altra quella del luogo della custodia e della fruizione. Se così ragionassimo, i fregi non sarebbero “del Partenone” ma “di Londra”, e la porta non sarebbe “di Ishtar” ma “di Berlino”, e la “Venere di Samotracia” diverrebbe “di Parigi”, e così per molte centinaia di opere e capolavori celebri in tutto il mondo.

Concludendo: se “Ercole di Cafeo” è – purtroppo era – una giusta definizione, se “Ercole di Ragusa” sarebbe una evidente forzatura, “Ercole di Modica” appare evidentemente sbagliato, una sorta di sacrificio lessicale e scientifico sull’altare – ed eccoci al paganesimo riferito in apertura di questa mia fantasia giornalistica per la quale chiedo scusa a RagusaNews ed ai suoi lettori – sull’altare del dio marketing. Io ne sono convinto, ma lo sono ovviamente all’infuori, nettamente all’infuori da possibili e fors’anche solo intuibili forme di campanilismo. Vorrei mi si credesse sulla parola, avrei scritto esattamente le stesse cose se fosse stato au contraire, se fosse esistito un bel San Giovanni “da Ragusa” ma trovato in territorio di Modica. Ma fermiamoci ai pagani, e lasciamo stare in pace i santi.

Saro Distefano
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