Lettere in redazione Calcio

Erano mille. Lettera aperta all’Arbitro Antonino Costanza

Fischietti

Modica - Gentile Sig.Antonio,

mi permetterà queste righe sul social media per offrirle una sincera riflessione. Mi presento, sono Gabriele Giannone, Giornalista Professionista , un conformista liberale, con 20 anni di iscrizione all’Ordine. Sono certo che saprà apprezzare queste righe, perché leggo nelle sue info pubbliche di Facebook, che Ella è persona istruita, impegnata e uomo di sport. Converrà con me che l'Italia sta cambiando il suo status, tutti sospettano di tutti, ma l'unico settore in cui si tollerano ancora certe cose è il calcio. Certe cose, appunto e le spiego in appresso quali, perché  attuate senza sofisticate attrezzerie.

Leggo che  l 'intero budget degli arbitri italiani si aggira sui 3,8 milioni di euro. In più, i fischietti più partite dirigono, più soldi guadagnano. Per non essere sgraditi, devono fare delle cose ovvie, cioè non dare fastidio.

La premessa in parola non è autentica, la scrive niente meno che il Sig. Braschi. Tenga in mente e mi segua nel ragionamento.

Sono cose che forse farei anche io, ma per fortuna il mio mestiere non è l'arbitro. Ma gli episodi sono talmente evidenti che non si possono non citare. 

Ho assistito, unitamente ad altre 1000 persone, alla gara di calcio Modica-Siracusa da lei diretta. Ero con mia figlia, alla sua prima partita da spettatrice. Ho dovuto spiegarle, come un buon padre deve, tutto quello che la teatralità di una partita di calcio porta con sé. Finanche il suo operato.  Non posso elevare i miei commenti sulla natura tecnica della sua direzione. Non ne sarei in grado. E però, mi permetta, qualche frammento di vero dovrà pur esserci, perché troppi sono gli indizi, idem le coincidenze, per liquidare come bufale le voci di mille spettatori che hanno potuto esprimersi sulle sue decisioni. Mi passi il termine. Provocazione, è la perfetta lettura di quanto oggi dimostrato a Modica.

Mi sono sforzato per tentare di abbattere il muro dell'ostracismo nei suoi riguardi, di riabilitarlo quale bella promessa, di restituirgli l'onore sportivo che Ella ha “sporcato” con più di qualche moina. E forse non solo quella. Qui , a Modica non cambia davvero nulla tutto ciò. Non si giocava per ridare linfa alle 2000 imprese in difficoltà economica e attanagliate dalla crisi. Si giocava, solo,  per un appuntamento domenicale di passione, di relax, di incontro, per una comunità che allo stadio ci va  con i bambini, che sa commemorare grandi uomini di sport, quali Zio Pietro ( mai sentito parlarne? Ndr).  Modica è questa.  Il suo ostracismo tecnico manifestato con la sua direzione nei confronti dei mille spettatori,   ha restituito sin dai primi minuti della gara l’immagine che  il Modica abbia recitato oggi la parte dell'avversario senza minimamente crederci.  Le corde si sono rotte subito ed Ella sa perfettamente  il perché: intelligenti pauca.

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Concludo con un invito, perché certo di averla annoiata. Venga a visitare la Città, se ne innamori da siciliano. Il suo modo di fare sport, oggi,   ha  generato  un'inedita familiarità coi segni e coi simboli della contemporaneità, quella che si fa influenzare dalle vette del palazzo, sperando che questa curvatura renda più rapidi gli scatti di carriera. Torni ad essere siciliano e si innamori della civiltà siciliana.

Tutto ciò la renderà più sereno per le sue future sfide sportive. Il ricordo di questa giornata, dove anch’Ella è stato un attore,  è la conclusione di una mesto  matrimonio consumato in fretta. E non con fiero occhio e svelto passo, ma con mezzo tacco.

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