Attualità Ragusa 04/03/2014 15:32 Notizia letta: 2707 volte

Il Carnevale diverso di Ragusa, con la Drug Queen

Miss Lolita
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Ragusa - Non solo delle ore di allegria e divertimento per festeggiare insieme il carnevale, ma anche un’occasione per ricordare la mission dell’Associazione di Volontariato Libellula, quella cioè di affrontare le problematiche sociali, psicologiche, sanitarie ed occupazionali legate al transessualismo e transgenderismo.   Questo è quanto ha voluto essere lo spettacolo svoltosi domenica al Teatro Leader di Ragusa organizzato dall’Associazione Libellula in collaborazione con l’Associazione Leader. Sul palco il caberet  della Drug Queen Miss Lolita, nota agli spettatori di Italia’s Got Talent dove nel 2010 raggiunse il 3° posto,  accompagnato dal collega “Fata Queen”. Tanta comicità, coinvolgimento di pubblico, risate intervallati dalla sensualità della famosissima Jada Morad, danzatrice orientale stile egiziano di origini italo-greca, la quale ha proposto la danza del velo, le classiche percussioni arabe ed infine la danza con le ali di Iside dalle influenze occidentali. “Una serata all’insegna della libertà- spiega la responsabile provinciale dell’Associazione Libellula, Maria Gloria Gramaglia – dobbiamo spogliarci di ogni pregiudizio, vestirci di solidarietà, integrazione e libertà di espressione”. L’Associazione, lo ricordiamo, è nata a Roma nel 1998 ed è presente dal 2011 a Ragusa. “Noi accompagniamo le persone che di rivedono nella transessualità verso alcuni percorsi- spiega ancora Gramaglia-  organizziamo degli incontri orientativi per un  approccio conoscitivo fra il soggetto e noi, con i nostri referenti presso una nota clinica di Ragusa dove è possibile effettuare un colloquio psicologico, un’attenta ricerca genetica, visite endocrinologiche. Un’equipe di chirurghi si occupa qui di valutare i vari interventi di femminilizzazione o mascolinizzazione, ed infine un percorso legale porterà la persona ad arrivare alla riattribuzione del sesso voluto”.

A presentare l'evento la giornalista Gianna Bozzali. 

Redazione