Sanità Scicli 17/03/2014 16:29 Notizia letta: 4371 volte

Mcs, Carmela Lauretta, una vita in fuga

E’ intollerante alle sostanze chimiche
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Scicli -  Reclusa in casa per un male incurabile e terribile. L’intolleranza alle sostanze chimiche, di qualsiasi natura.

Reclusa fuori casa. Per la stessa malattia. Carmela Lauretta, 73 anni, docente di lettere in pensione, sciclitana, malata di Mcs, la sensibilità chimica multipla.

La sua è la storia di una donna in fuga, in fuga dagli odori, dagli insetticidi, dalle sostanze, siano esse ammorbidenti, materie plastiche.

Una intolleranza, la sua, sviluppatasi quando era giovanissima, a Mililli, Augusta, città avvelenate dal petrolchimico, e poi Porto Torres, in Sardegna, di nuovo inferno dei veleni. Mal di testa inspiegabili, da giovane, poi l’aggravamento, negli anni recenti a causa di un funesto intervento ai denti, con l’introduzione nel corpo di Carmela di metalli pesanti che il suo fisico non è in grado di espellere.

Una mascherina in bocca, “non le dò la mano, non per scortesia, ma per evitare di stare male”. Al telefono mi aveva raccomandato di non indossare abiti lavati di recente con ammorbidenti, “potrei sentirmi male, mi gonfiano le gambe, mi lacrimano gli occhi, inizio a tremare”.

Il nostro incontro nella sua casa di Donnalucata, rifugio e prigione, dove la professoressa Carmela vive nell’incubo che i vicini di casa, i condomini possano stendere il bucato, usare un agente chimico che la costringa a fuggire. Dove? “A volte in macchina, dove ho pure dormito, di giorno. Altre volte in case di amici e parenti, disabitate, che mi hanno dato in comodato, sapendo del mio dramma”.

Cosa chiede? “Chiedo una bonifica del quartiere, ho diritto a un livello minimo di salute, a una bonifica chimica, che l’Asp e il Comune dovrebbero assicurare”.

Ma non ha pensato a trasferirsi in un luogo salubre e sicuro? “Ditemi dove è e ci vado”. Carmela vive da sola, circondata da telefono, tv, videoregistratore e computer. E un mazzo di chiavi. Quello delle case in cui rifugiarsi quando le gambe iniziano a gonfiarsi e a tremare e lo shock anafilattico si avvicina. Un luogo salubre a Donnalucata? “Vicino la fontanella. Quando sto male esco e vado lì. La mia è una continua migrazione. I vicini di casa ormai sanno di dover stare attenti anche solo ai panni stesi, per me potrebbero essere letali. I medici consigliano a noi malati di stare in case in riva al mare, perché si presume che l’aria del mare sia pulita. In verità, con tutti i veleni che dai depuratori e dagli scoli vengono immessi, anche il mare è pieno di chimica malefica e spesso non riesco a stare neanche in prossimità del litorale”.

Un sesto senso fatale permette a Carmela di identificare la presenza di una componente chimica, e la reazione del suo corpo ai veleni conosciuti nell’infanzia è infallibile.

Il Servizio Sanitario Nazionale che fa per voi? “Non si fa carico della malattia, che a stento viene identificata, a stento viene riconosciuta”.

E cosa viene assicurato ai malati? “Esiste un protocollo, firmato dalla Regione Lazio e recepito dalla Regione Siciliana. Dovrebbero essere garantiti i livelli essenziali di assistenza, ma nulla più, siamo pochi, non rappresentiamo una massa critica di malati in grado di sollevare un caso mediatico importante”.

Quanti siete i colpiti da Mcs in Sicilia orientale? “Fra Catania e Ragusa, per quanto mi consta, saremo non più di sette persone. Fantasmi in fuga, alla ricerca del luogo puro che non esiste”. 

Una mascherina per filtrare il mondo 

“Se conosco Mariella Russo, la giovane mamma 28enne di Marina di Ragusa, affetta da Mcs? No, non la conosco. Ho seguito il suo caso attraverso i giornali, ho rivisto me, anche se le declinazioni della malattia sono diverse”.

La professoressa Carmela Lauretta parla del caso omologo al suo, della 28enne curata oggi a Londra, disintossicata dalla chimica che ne ammorba il corpo, e diventata nota grazie a un tweet di Beppe Grillo, il cui movimento ha spesato le cure oltre Manica della giovane mamma.

Due vite da incubo, vissute dietro la mascherina che sterilizza l’aria, assicura un respiro depurato, meno tossico, meno pericoloso.

“Quando la malattia apparve, ed ero appena una ragazza, mia madre si disperava dei miei continui e misteriosi mal di testa. Non potevamo immaginare che il mio fisico si stesse ribellando all’aria avvelenata di Mililli, di Augusta, città provate dall’industrializzazione selvaggia della chimica. Oggi sconto oltre cinquanta anni di malattia, anche grazie a un errore commesso a Padova, da una clinica odontoiatrica, che, nonostante le mie raccomandazioni, ha usato un anestetico errato che ha messo in circolo, nel mio corpo, sostanze chimiche che non riesco a espellere, a drenare”.

Il veleno in corpo, la malattia che nessuno conosce, che stenta a essere chiamata malattia. Carmela Lauretta vive il suo incubo quotidiano così. “Devo fare una foto? Preferirei di no. Metto la mascherina. Non mi piace esibire la malattia, ma forse può servire ad aiutare altri”.

Giuseppe Savà