Attualità Modica 18/03/2014 10:06 Notizia letta: 2981 volte

La fava cottoia entri nel presidio slow food. Col cavolo di Rosolini

L’imprimatur di Cartabellotta
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Modica - “Daremo il pieno sostegno ai produttori della “Fava Cottoia” entrata a pieno merito nel presidio Slow Food e con essa l’intera tradizione contadina modicana che nel secolo scorso pose questo legume come ingrediente principale nella dieta di tutti i giorni.

La nostra convintra adesione si pone l’obiettivo di allargare quanto più possibile la produzione della “Fava Cottoia” nel nostro territorio  con l’auspicio che questo possa accadere grazie all’attività delle giovani generazioni che cominciano ad apprezzare la qualità di questo legume. Come amministrazione porteremo avanti la sua rivalutazione perché possa nuovamente diventare un ingrediente fondamentale da piatto tipico della nostra ricchissima enogastronomia, punto di forza del turismo culinario. Il presidio Slow Food sarà una spinta formidabile per realizzare questo obiettivo”.

Questa è la riflessione che il sindaco, Ignazio Abbate, ha espresso, ieri sera, al Palacultura nel corso della giornata informativa sul tema “Coltiviamo sviluppo…” sulla valorizzazione della “fava Cottoia” (nel corso della serata è stato anche presentato il “Cavolo vecchio” di Rosolini anche’esso entrato a fare parte del presidio Slow Food). “Fava Cottoia” che viene prodotta in tredici contrade modicane grazie alla peculiarità dei terreni, come ha spiegato il prof. Orazio Sortino dell’Università di Catania, ricchi di sostanze organiche.

L’evento promosso dalla SOAT di Modica e dalla UOS di Ispica, si è avvalso del patrocinio del Comune di Modica, ha inteso sviluppare il tema del rilancio, una sorta di consacrazione del “prodotto in Sicilia”, dei frutti della terra siciliana per la quale sono necessarie politiche di coesione e solide sinergie, come ha evidenziato il parlamentare regionale Orazio Ragusa.

L’assessore regionale all’Agricoltura Dario Caltabellotta, in questa direzione, ha rivendicato la possibilità concreta di rilanciare la produzione della terra siciliana che conta oggi 35 presidi Slow Food a dimostrazione, gli ha fatto eco Piero Sardo, responsabile nazionale dei Presidi Slow Food, che da queste risorse può partire un’ interessante prospettiva di consolidamento dell’enogastronomia isolana sfruttabile, se coniugata alla ricchezza del patrimonio culturale, a fini turistici rivolti ad una platea sempre più ampia ed interessata.

Redazione