Attualità Scicli 25/03/2014 22:59 Notizia letta: 7412 volte

Apre a Scicli il museo della bardatura della cavalcata di San Giuseppe

In via Spadaro 13
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Scicli - Apre un museo a Scicli in questi giorni di bilanci a consuntivo della recente cavalcata di San Giuseppe. Ed è il museo della bardatura. L’iniziativa è di Franco Donzella, storico custode della tradizione dei manti infiorati della cavalcata. In un locale di via Spadaro, al civico 13, proprio dietro la via Francesco Mormina Penna, Donzella ha aperto una bottega, uno spazio espositivo, in cui i turisti, e gli sciclitani, possono apprezzare la storia della bardatura con fiori di violacciocca negli ultimi 45 anni.

“Tanti sono gli anni di mia partecipazione alla cavalcata –spiega Franco-. Ho voluto ricostruire la storia del mio gruppo, di appassionati che cuciono i manti dei fiori che vengono fatti indossare al cavallo in occasione della festa, e, in piccolo, ho voluto anche raccontare indirettamente la storia della festa”.

Si pensa che la cavalcata, in cui si rievoca la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, sia una tradizione nata nel Seicento. I cavalli vengono vestiti con fiori di violacciocca, il fiore che rappresenta il bastone di Giuseppe, il “balicu” (latino “baculum”, bastone) e con la loro sfilata per le vie della città inneggiano alla primavera.

“Il museo esporrà le bardature e i metodi di realizzazione dei manti –prosegue Donzella-. Dalla cucitura su tela dei fiori, fino all’avvento, in epoca moderna, della colla. Dal sacco di iuta intessuto di fiori grazie allo spago, all’avvento delle strutture portanti in alluminio, alla rete, e poi al poliuretano. Oggi, quasi chiudendo un ipotetico cerchio, siamo tornati alla stoffa. Stessa cosa per le testiere dei cavalli. In epoca antica si usava l’ulivo selvatico per realizzare i caschi di fiori, legno che la capacità di piegarsi senza spezzarsi, poi si è passati al compensato, quindi all’alluminio, alla spugna e alla lega leggera. Oggi realizziamo le testiere in rete e stoffa”.

Nato in maniera spontanea, senza intervento pubblico, il piccolo museo sarà tenuto aperto e fruibile da un giovane artigiano che lì insedierà il proprio laboratorio, in cui realizza carretti siciliani in miniatura.

“Mi piacerebbe esporre anche una collezione di filari, di campanacci. In epoca antica ogni proprietario di cavallo faceva realizzare un proprio filare, scegliendo il suono, la melodia, che identificava il suo incedere. E anche in questo c’era una competizione nella competizione. Spero di mettere su una piccola scuola di giovani bardatori, in modo da trasmettere queste tradizioni alle prossime generazioni”.

L’apertura del museo rappresenta una ulteriore tappa verso la valorizzazione della parte retrostante la già famosa e frequentatissima via Francesco Mormina Penna.

Nelle foto di Rosalba Nifosì, tre generazioni di Donzella a confronto. 

Redazione