Giudiziaria Modica

I finti matrimoni a Modica, il processo

Sentito il comandante Loddo

Modica -  Coniugi sposati ma che non vivevano sotto lo stesso tetto, case sguarnite di foto di coppia, gente che non aveva mai visto in giro gli sposini insieme o che non sapeva per nulla del recente matrimonio contratto dal vicino. È un’indagine meticolosa sui matrimoni combinati italiano/straniera, durata oltre un anno, quella portata avanti dai carabinieri della Compagnia di Modica, che sfociò nel procedimento noto alle cronache come “Agenzia matrimoniale”.

Il Collegio penale del tribunale di Ragusa ha escusso ieri per ore il capitano Alessandro Loddo, allora comandante della Compagnia di Modica, che ha risposto puntualmente a tutte le domande, chiarendo le modalità delle investigazioni, tra banche dati scandagliate, persone sentite, archivi anagrafici controllati dei Comuni e delle Ambasciate.

Le indagini rivelarono l’esistenza di un gruppo di cittadini maghrebini da tempo residenti in Italia e operanti a Modica e città limitrofe, che si arricchiva combinando matrimoni tra giovani donne nord africane e italiani di mezza età, cui andava un provento. Secondo gli inquirenti, gli organizzatori dell’ingresso illegale con permanenza illecita degli stranieri in Italia ricevevano da quest’ultimi consistenti somme di denaro con cui venivano pagati gli spostamenti logistici dal Nord Africa alla Sicilia e i compensi con cui ringraziare gli sposi italiani. Il tutto per il rinnovo automatico del permesso di soggiorno in scadenza e per la conseguente richiesta di cittadinanza italiana.

Numerosi matrimoni accertati sono stati celebrati in Marocco, previa falsa conversione all’Islam dello sposo che, rientrato in Italia, avviava l’iter di ricongiungimento, mentre la prassi più diffusa era l’ingresso clandestino delle promesse spose per poi contrarre matrimonio. In genere si trattava di donne dai 25 ai 30 anni. Dopo qualche anno sarebbe partita la richiesta di cittadinanza italiana.

Parte civile è il Comune di Modica, in quanto anche a Palazzo San Domenico furono celebrate delle unioni civili, ovviamente senza che nessuno fosse a conoscenza dell’illecito. In 36, difesi tra gli altri dall’avvocato Piero Sabellini, furono accusati a vario titolo di favoreggiamento illegale dell’immigrazione clandestina e falsità ideologica. Ne scaturirono due processi ora riuniti: il principale con 32 rinvii a giudizio, e quello stralcio a carico del 32enne Mohamed Qantar.

Ieri mattina sono stati escussi anche due testimoni privati, mentre, dopo la testimonianza resa dal cap. Loddo, si è rinunciato ad ascoltare gli altri verbalizzanti. Si tornerà in aula ad ottobre per sentire gli ultimi 6 testimoni e per la discussione.

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