Attualità Milano 10/04/2014 17:33 Notizia letta: 7318 volte

Suor Cristina: Io pop star? Preferisco le mie bambine

Intervista a La Sicilia
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Milano - Nella casa delle suore Orsoline della Sacra famiglia di Milano, attigua alla parrocchia di San Leone Magno, nella periferia est del capoluogo lombardo, la vita scorre tranquilla. Il clamore della presenza in una delle stanze dell'edificio di mattoni rossi di suor Cristina Scuccia, che oggi è senza dubbio la suora italiana più conosciuta nel mondo, non rimbomba all'interno della casa in cui le religiose continuano a svolgere le incombenze giornaliere. Incombenze dalle quali non è esentata la suor Cristina.
«La giornata inizia alle 6,30 con le lodi mattutine e con la meditazione della parola di Dio. Leggiamo il Vangelo del giorno e ne cogliamo il messaggio che ci accompagnerà per tutta la giornata. Ovviamente c'è la celebrazione eucaristica che è il momento più importante della nostra giornata», racconta suor Cristina che, come le consorelle si dedica ad accogliere i bambini della scuola dell'infanzia, che hanno insegnanti laiche, e poi al pensionato universitario.
Il successo della prima apparizione a The Voice che ha catapultato la giovane religiosa comisana sui media di tutto il mondo e il video della sua esibizione tra i più visti e condivisi di YouTube con quasi 43.000.000 di visualizzazioni, non ha sconvolto, almeno «nella sostanza», la vita della piccola comunità «nella quale tutti mi sostengono e mi accompagnano in questo cammino». La calma, però, è solo apparente. «Nella mia vita quotidiana qualcosa è cambiato, almeno nella forma. Ora le persone mi fermano per strada e mi ringraziano per la gioia che ho trasmesso loro con la mia esibizione», sottolinea la 25enne che continua ad animare il coro della parrocchia nelle funzioni domenicali ma, nello stesso tempo, studia con il coach J-Ax, il coach che ha scelto tra i quattro del talent show perché è stato il primo a essere conquistato dalla sua voce, preparandosi alla sua prossima esibizione sulle note dell'inno femminista di Cyndi Lauper, Girl Just want to have fun.
«Quando è stata scelta ho avuto qualche titubanza proprio per il testo e il suo significato - ammette suor Cristina - Poi J-Ax mi ha incoraggiato a dare il vero significato al testo, sottolineando come, finalmente, qualcosa nel mondo stava cambiando e le donne non dovevano solo lavorare, ma dedicarsi anche al sano divertimento». Nel testo, poi, suor Cristina ha inserito la sua spiritualità di Orsolina. «Sant'Angela Merici, madre di tutte le Orsoline, già nel XV secolo, con grande intuizione femminile, la possibilità alla donna di vivere una realtà diversa da quella che imponeva lo stile dell'epoca, permettendo loro di consacrarsi a Dio liberamente, senza chiudersi in monastero, ma rimanendo nel mondo. Questo è il significato che io ho dato alla canzone».
Di sicuro, la seconda esibizione di suor Cristina, che andrà in onda mercoledì 16 o 23 aprile, amplificherà una popolarità già planetaria. «Mi aspettavo che la mia partecipazione a The Voice potesse suscitare attenzione, ma non credevo in una risonanza di questo tipo. Per me "spopolare" vuol dire entrare nei cuori delle persone. Sono felice dei messaggi di ringraziamento di tante persone che si stanno avvicinando alla preghiera o si sentono accolte da una Chiesa Madre pronta ad abbracciare tutti». Così come ha abbracciato lei. «Sono una suora che desidera raccontare a tutti la gioia di aver incontrato Gesù attraverso i doni che Lui stesso mi ha dato - spiega -. Per ognuno di noi c'è un disegno, ma tante volte noi poniamo limiti a questo disegno che, con un po' di fiducia, potrebbe diventare un capolavoro. Il mio sogno era quello di diventare una cantante: il Signore si è servito di questo mio desiderio per chiamarmi a sé, mi ha chiamato ad una vita nuova e mi sta portando a realizzare questo sogno secondo la sua volontà e in una maniera che nemmeno io potevo immaginare».
Tra queste la partecipazione a The Voice che, assicura suor Cristina, non è stata studiata a tavolino. «Sono stata selezionata come tutti gli altri concorrenti. Sono stata chiamata a sostenere un provino dopo che gli autori hanno visto un mio video su YouTube, così come altri concorrenti sono stati notati in giro per locali, per festival o attraverso internet».
Chiuso il capitolo "selezione", si apre quello "coach". «Saremo il diavolo e l'acquasanta», aveva detto il rapper milanese per convincerla a sceglierlo. «Macché - dice suor Cristina -. J-Ax per me è una scoperta: le sue lacrime durante le esibizioni sono sinonimo di una tenerezza che certamente non ti aspetti. È attento e molto sensibile con tutti». Un po' come lei lo è stata con i ragazzi incontrati durante il suo noviziato in Brasile. «Nei due anni trascorsi lì - racconta - ho accompagnato un gruppo di adolescenti che anche grazie alla musica, al ballo e al canto hanno scoperto che ci sono anche altre strade da seguire diverse dalla loro faticosa vita quotidiana. Dalle periferie ho portato questi ragazzi nei teatri delle città e per loro questo è stato un grande stimolo». Anche se a nessuno di loro, immaginiamo, è stato "invitato" come, invece, è successo all'allora adolescente Cristina quando in occasione del centenario delle Orsoline della Sacra Famiglia impersonò la monterossana suor Rosa, fondatrice della congregazione, nel musical "Il coraggio di amare". «Allora ero molto lontana dalla Chiesa, ma questo personaggio che nel 1908 voleva aiutare gli altri e, non riuscendoci da sola, invitava altre ragazze a fare come lei lasciando tutto per dedicarsi a Cristo e al prossimo, mi è entrata dentro - conclude -. È stato come se suor Rosa in quel momento stesse invitando anche me».
Un invito accettato da Cristina Scuccia quattro anni dopo quel 2008, quando nell'agosto 2012, dopo aver frequentato i corsi della Star Rose Academy diretta da Claudia Koll e averla abbandonata per andare a fare il noviziato in Brasile, ha preso i voti definitivi consacrandosi alla vita religiosa. Una vita che non le impedisce, però, di continuare a cantare perché come suor Cristina ha detto, rispondendo a Raffaella Carrà il giorno della sua "blind audition" che le chiedeva perché si trovasse lì, il suo è «un dono che va condiviso».

La Sicilia

Mariella Caruso
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