Attualità Madrid 15/04/2014 13:48 Notizia letta: 1236 volte

Il cappellino

Un flash back di una vita andata
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Madrid - Giorni fa viaggiavo in metropolitana, a Madrid. Nella stazione di Príncipie Pío salirono e si sedettero al mio fianco una madre e il suo bambino.

Lei una giovane donna che non aveva ancora quarant’anni, di aspetto gradevole, robusta; il bimbetto, vispo, sui cinque anni le si arrampicava sul petto.

Per farlo stare buono, la donna gli anticipava tutto ciò che avrebbe trovato al lunapark: andavano alle giostre, infatti.

Il treno si fermò in una stazione. Non era ancora quella. Qualcuno scese, altri salirono. La locomotiva riprese la sua corsa.

Il bambino era impaziente.

Mentre la donna raccontava, mi accorsi che la sua bocca era orribilmente sdentata: all’arcata superiore mancavano proprio i due denti del centro.

Quando sorrideva soprattutto, il difetto si faceva più evidente, più osceno.

La signora vestiva abiti dimessi, anche il bambino.

“Non devono nuotare nell’oro” pensai “eppure questa donna oggi pagherà un biglietto d’entrata che le sarà costato chissà quali risparmi e rinunce.”

Il biglietto d’entrata si aggira intorno ai venticinque euro, mi pare.

Dentro di me provai, allora, invidia per quella mamma e per quel bambino perché da piccolo, potevo avere appena qualche annetto in più, mia madre non era riuscita come l’altra a esaudire un mio autentico capriccio.

La guerra era finita da pochissimo, mio padre come tutti gli uomini del paese era disoccupato e, come se non bastasse, malato. Sopravvivevamo grazie a qualche risparmio, per questo ci consideravamo fortunati.

La merceria di Donna Esterina, a Scicli, era un piccolo locale ospitato in un basso di un palazzo del Corso.

Passavamo io e mia madre spesso davanti alla sua vetrina dove, fra trine, merletti e cuffie, in primo piano faceva bella mostra di sé un cappellino inglese di velluto blu scuro. Un cappellino simile a quello che indossano i fantini.

Io lo guardai, appena donna Esterina lo espose, e fu amore eterno a prima vista.

Volevo il cappellino, non c’era verso di smuovermi dalla vetrina.

Lacrimoni agli occhi, ero intenzionato a tutti i costi a fare mio l’oggetto del desiderio.

Mia madre provò a convincermi con le buone ma non ci riuscì.

Provò a evidenziare possibili difetti dell’oggetto nella speranza che io non lo volessi più.

Era troppo piccolo, si sarebbe sporcato subito, non mi avrebbe coperto le orecchie dal freddo.

Ma io volevo il mio cappello.

Donna Esterina, che conosceva molto bene mia madre, a quel pianto non resistette, m’invitò dentro la sua merceria, prese dalla vetrina il cappellino e me lo fece indossare.

Il mio pianto cessò d’incanto.

Mia madre, poverina, provò a chiedere il prezzo ma, effettivamente, in quel periodo era una spesa che non poteva permettersi.

Donna Esterina riprese il suo cappello.

-Quando sarai grande, te ne comprerai uno ancora più bello!- Mi disse per consolarmi.

Passammo tante altre volte, io e mia madre, davanti a quella vetrina. Il cappellino era sempre là ed io non osai più chiedere. Lo guardavo e il mento si agitava per un pianto segreto che soffocavo dentro.

Crebbi, invecchiai.

Ora ho nel mio guardaroba una cinquantina e passa di cappelli e cappellini, alcuni molto costosi ed eleganti.

Nessuno di essi, però, è così bello come il cappellino del desiderio che mi fece indossare Donna Esterina.

  

Un Uomo Libero.