Cultura Modica 15/04/2014 20:47 Notizia letta: 8937 volte

Andrea Tidona: Io? Un massaro modicano, prestato all’arte

Il rapporto fra teatro te televisione
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Modica - Cinema, televisione, teatro: volto di tanti personaggi, dal pittori comunista dei Cento Passi al padre di famiglia della Meglio Gioventù, dal colonnello dei carabinieri del 7 e l'8 di Ficarra e Picone ai magistrati Giovanni Falcone, Rocco Chinnici nelle fiction tv, senza scordare l'amato Fazio nel Giovane Montalbano.
Andrea Tidona c'è sempre, i registi lo vogliono perché accanto ad attori celebri, quelli di cui serve il volto, c'è bisogno di caratteristi in grado di dare al prodotto un valore aggiunto.
Tidona, nato a Modica, lo sa e non se ne fa un cruccio. Anzi. «Sono un massaro modicano prestato all'arte drammatica - si schermisce - Quando ho interpretato Falcone l'ho fatto perché non era il protagonista della fiction altrimenti avrebbero chiamato gente come Massimo Dapporto o Michele Placido. Sono attore un po' anomalo, sui set stabilisco i migliori rapporti con la troupe piuttosto che con i miei colleghi».
Eppure il mestiere di attore è molto invidiato, molti giovani vorrebbero farlo solo per la popolarità che regala…
«Sono stato a Modica nei giorni scorsi, mi hanno invitato in una scuola: ho detto ai ragazzi "So di essere qui solo perché mi avete visto in tv". Fare l'attore in teatro è molto più interessante e più generoso, però senza la tv non ti si fila nessuno».
Così ha tolto ai ragazzi qualsiasi disincanto sulla sua professione però…
«Ho anche detto che diventare chirurgo è molto meglio, almeno lui salva la vita a qualcuno, io che faccio, se serve, al morente racconto barzellette? Però maneggio emozioni».
A proposito, com'è stato il momento in cui ha vinto il Nastro d'Argento per "La Meglio gioventù"?
«In quel momento per quanto uno cercava di stare con i piedi per terra era un' esaltazione collettiva: a Taormina c'erano Michael Douglas, Fanny Ardant, facevamo parte di un esercito di divi».
Cosa ha significato per la sua carriera "I Cento Passi"?
«Quando lo girammo, l'unico che aveva avuto visibilità all'epoca era Toni Sperandeo, ci chiedevamo chi mai sarebbe venuto a vederlo. Ricordo una scena che non funzionava, Marco Tullio Giordana ci disse: "Mi fa cagare, non sa di niente, facciamo così lasciate perdere quello che c'è scritto, improvvisate". L'abbiamo fatto e finalmente la scena aveva l'energia giusta».
Le ha fatto lo stesso effetto interpretare Falcone?
«Sono ruoli delicati, ho interpretato anche Chinnici, Borsellino, il Procuratore Giammanco, praticamente quasi tutta la procura, mi manca Caponnetto. Da siciliano ti viene tanta rabbia e delusione, molti si sono fatti ammazzare, sapevano bene che quella era la fine che gli toccava, eppure poi non hanno cambiato quasi nulla. Aveva ragione Falcone quando diceva che la mafia come mentalità appartiene a tutta la Sicilia, questa maledetta e meravigliosa terra non riesce a fare un passo avanti purtroppo, sotto pelle c'è questa mentalità».
Lei ha partecipato anche a "Il Capo dei Capi", accusata di mitizzare Riina…
«In tv una volta ho assisto a un dibattito raccapricciante tra Cuffaro e Mastella, dicevano che quella fiction era diseducativa. Detto da loro, non ci si crede…».
Tornerà nel ruolo di Fazio nella seconda serie del "Giovane Montalbano"?
«Sì, ma non so ancora se le riprese cominceranno in estate».
Non è che il giovane Montalbano dà fastidio al Montalbano senior?
«Molti siciliani hanno detto che era più bello di quell'altro, forse perché più castigato, meno folcloristico. Nelle ultime puntate di Montalbano mi sembra che si siano presi troppe licenze».
Si diverte più a interpretare i buoni o i cattivi?
«Il cattivo ti dà più godimento, ti offre la possibilità di sfogare una valvola che nella vita non puoi sfogare: certo non è che sarei disposto a fare quelle cose lì, però un po' ci prendi gusto».

La Sicilia

Tiziana Leone