Appuntamenti Modica 16/04/2014 19:41 Notizia letta: 2150 volte

Mostra fotografica di Uriel Orlow a Laveronica

Inaugurazione sabato, 19 Aprile 2014, ore 19.00
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Modica - Laveronica arte contemporanea è orgogliosa di presentare, per la prima volta in Italia, il lavoro dell'artista Uriel Orlow. La mostra dal titolo “Deep Opacity”, a cura di Lorenzo Bruni, si articola tra opere di anni differenti in dialogo con un inedito “work in progress” costituito da ricerche e collages di fotografie realizzate dall'artista in un suo recente viaggio tra magazzini e archivi dei musei d’arte del Sud Africa. Questo particolare display narrativo è stato scelto dall'artista per far emergere la domanda che il singolo soggetto dovrebbe porsi oggi nell'era del “villaggio globale” e della “comunicazione istantanea”: Quale è l'effettiva possibilità delle immagini di farsi traccia o dispositivo con cui narrare l'attuale ri-definizione dell'identità personale e collettiva?

“Deep Opacity” è nata da uno stretto dialogo con il curatore della mostra Lorenzo Bruni, ed è costituita da tre opere appartenenti a progetti precedenti assieme ad un’inedita serie di collages fotografici. I mezzi espressivi che caratterizzano i lavori esposti variano dall'installazione audio al video, dallo slide show, al collage fotografico, da tele dipinte, all'esposizione di testi. Questa mostra non è una retrospettiva, ma uno sguardo sulle ampie ricerche artistiche realizzate attorno ai punti ciechi della storia che si collegano con il presente: una serie di lavori si focalizzano sulle 14 navi cargo che si stanziarono per otto anni sul Canale di Suez provocandone la chiusura, ciò nel 1967 a seguito della “guerra dei sei giorni”; mentre il lavoro audio Unmade Film: la voce fuoricampo è una guida di kfar Shaul, un ospedale psichiatrico a Gerusalemme sito negli edifici del villaggio palestinese Deir Yassin, il quale fu spopolato in un massacro perpetrato dai paramilitari sionisti nel 1948.

Questi fatti della storia recente europea, nello stile ormai consolidato in questi ultimi anni da Orlow, sono osservati come dall'interno per evidenziarne gli effetti psicologici e fisici in quel particolare contesto sociale in cui accadono, con cui proporre così un'alternativa alla lettura astratta e globale fornita solitamente dai “libri di storia” o dai “giornali di cronaca”, dai quali essi sono omessi. Infatti, il suo personale contributo alla riflessione attorno all'utilizzo di archivi per ri-attivare il serbatoio della memoria collettiva risiede nel creare un “cortocircuito dialogico” tra i massimi sistemi e le esperienze specifiche, tra il globale e il locale, tra la finzione narrativa e la realtà immaginata. La condizione di sospensione e di stallo che è fortemente percepibile nelle installazioni di Orlow è creata per costringere lo spettatore ad assumere un ruolo attivo nella lettura delle micro e macro narrazioni che evoca e che rappresenta. Nella mostra concepita per la Veronica lo spettatore si confronta con opere appartenenti a progetti differenti che aprono in maniera diretta una riflessione su quale ruolo potrebbe avere l'arte all'interno della società da cui si alimenta e che nutre. Questa posizione radicale, che vede l’artista condividere con il pubblico la ri- lettura metanarrativa del concetto di storia e delle sue stesse opere, si manifesta fin dall’inizio dal titolo del suo ultimo lavoro “Deep Opacity”, il quale fornisce anche il titolo alla mostra. Questo progetto prende forma provvisoria di foto-collages combinate con immagini raccolte in Sud Africa nel suo recente viaggio. Questo nuovo lavoro è volutamente presentato nel suo stato germinale come un work in progress proprio per evidenziare l'approccio “laboratoriale” della mostra. In questo modo lo spettatore, ancora di più del solito, è costretto a riflettere sul concetto di “responsabilità etica dello sguardo” nell'era delle informazioni immateriali e sul concetto di “appartenenza” e di “memoria collettiva”. Infatti, in questo caso, l'attitudine para archivistica dell'artista, che lo porta solitamente a mettere in evidenza le pause e gli interstizi di senso all'interno dei fatti storici che prende in considerazione, è applicata al suo personale processo creativo e a quello generale della narrazione della diffusione capillare dei “post” in rete e dei “visual message”. La necessità dell'artista è di andare oltre la superficie dell’enorme mole di immagini diffuse, cosi da esplorare il mistero e l'evocazione al di là dell’ affermazione affermata è concretizzata senza ombra di dubbio dall'immagine scelta per l'invito della mostra e che fa parte di una serie dal titolo “Porous Present”. Questo approccio è descritto in maniera efficace anche dalle parole dell'artista:

U r i e l O r l o w (Zurigo, 1973; vive e lavora a Londra) utilizza il video, la fotografia, il disegno e il suono per realizzare dei progetti multi-media nei quali struttura le informazioni legate ai fatti della storia recente. Le sue installazioni danno forma concreta a micro narrazioni legate ai fatti del quotidiano che spesso appaiono nei libri di storia e negli articoli di giornale. Il suo lavoro si basa sul far coesistere la pratica della ricerca di archivio con le immagini prodotte da lui nei sopralluoghi compiuti in prima persona per realizzare un montaggio intuitivo, che lascia ampio spazio alla capacità dello spettatore di immaginare in maniera empatica e per poter riflettere sul concetto di appartenenza, di passato e di prospettiva di futuro collettivo.

Tra le sue molte partecipazioni a mostre personali e collettive di livello internazionale sono da citare: Unmade Film, Centre Culturel Suisse, Paris and Al Ma'mal, Jerusalem, 2013; Trip and Traveling, curated by Lorenzo Bruni, Klaipeda Cultural Center, Klaipeda, Lithuania, 2013; Awakening, Aichi Triennale, 2013; Time is a place, curated by Felicity Lunn, Kunsthaus, / Centre PasquArt, Biel, 2012; The Deep of the Modern, curated by Cuauhtemoc Medina & Katerina Gregos, Manifesta 9, Genk, 2012; Chewing the Scenery, curated by Andrea Thal, 54th Venice Biennale / Swiss Pavilion, 2011; Selected, UK tour incl. CCA Glasgow, Brighton Festival and Whitechapel Gallery, London, 2011; Essays on Geopoetics, curated by José Roca, Alexia Tala, Paola Santoscoy and Cauê Alves, 8th Mercosul Biennial, Porto Alegre, Brazil, 2011; Third Guangzhou Triennial, Guandong Museum of Art, Guangzhou, 2008.

   

Redazione