Cultura Modica 16/04/2014 19:53 Notizia letta: 2870 volte

La rivalità fra chiese, qualche secolo prima dei Liberi Consorzi

Fra San Giorgio e San Pietro
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Modica -  La abolizione delle Province e l’ipotesi dei Liberi Consorzi tra Comuni ha mostrato, e non ce ne era certo bisogno, che da queste parti (ma non solo da queste parti) una certa forma di campanilismo non è mai scomparsa, nemmeno nell’epoca 2.0.

Antipatie e rivalse tra comuni, il più delle volte, ma anche la più antica forma di campanilismo, che fornisce la definizione stessa: la lotta tra campanili, anche di chiese della stessa città.

E siccome non guarisco dalla ormai mia consolidata “malattia” degli anniversari, me ne trovo letteralmente davanti uno importante. Che è anche un esempio – classico – di campanilismo. Dentro il Duomo di San Giorgio in Modica, una delle più belle chiese d’Europa (costruita, si dice, da capimastri ragusani, che se fosse vero…), è visibile una grande e pulita lapide marmorea. L’anniversario cade il 30 aprile, perché quel giorno del 1874 venne firmato un decreto che doveva servire a fare chiarezza su una secolare controversia, quella tra “il capitolo della chiesa cattedrale San Pietro” e l’equivalente della “concorrente”, appunto la chiesa del Santo Cavalieri di Tracia.

La lapide è ovviamente in latino, come sempre nelle dichiarazioni ufficiali della Chiesa Cattolica, e riferisce, in estrema sintesi, della decisione presa dal Papa Pio Nono di stabilire quale patrono “principale” di Modica proprio San Giorgio. Nella vicenda, una vera e propria controversia (all’epoca le liti tra chiese erano sovente condite da tafferugli tra i rispettivi devoti), c’entrò anche un terzo santo, il buon Cataldo, che di Modica era stato per secoli uno dei Patroni. La lapide, firmata dal Cardinale Tommaso Maria Martinelli, è l’ennesimo esempio di come ancora centoquaranta anni fa una diatriba tra chiese non soltanto era combattuta a colpi di decreti papali, ma andava – se vinta – mostrata a tutti i fedeli e a tutti coloro i quali fossero entrati in chiesa. La lapide marmorea non è comoda da scrivere come una e-mail, ma è vero anche che centoquaranta anni dopo essere stata scritta è ancora al suo posto, leggibile e ammonitrice.

Saro Distefano
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