Attualità Modica 17/04/2014 00:38 Notizia letta: 2221 volte

Il depuratore di Modica è un depuratore che non funziona

Parla Ivana Castello
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Modica - Se portassero davvero fortuna Modica sarebbe ricca. Peccato che i reflui fognari tanto piacere non facciano a chi se li ritrova sparsi per la campagna vicino casa o alle coltivazioni. Ebbene sì, il “concime” ci vuole per far crescere le piante, ma in quantità non così abnormi come quelle che sarebbero presenti in c.da Fiumara dopo lo svuotamento del sedimentatore finale del depuratore, ossia la grande vasca nella quale si è registrata la rottura della raschia di fondo e l’usura di superficie.

Dalla Spm e dall’impianto hanno assicurato di “operare limitando il più possibile i danni e i disagi”, sottolineando come fosse logicamente necessario svuotare il sedimentatore per sostituire le raschie. Ma il nodo cruciale nella vicenda sta nella possibilità o meno, in termini di legalità e rispetto ambientale, di svuotare la vasca sversando la parte liquida grigliata, separata dai fanghi, direttamente nella campagna e, quindi, nel torrente Mothycense, che sbocca in c.da Arizza.

Dopo quanto accaduto, la consigliera Ivana Castello ha presentato un’interrogazione urgente al sindaco. Chiede lumi su quanto è stato fatto dalla Spm e sulle eventuali responsabilità del Comune, a cui, secondo la Castello, sarebbero state fatte segnalazioni da parte dei cittadini, e poi fa una precisa denuncia parlando di effetti deleteri sull’ambiente “da ascrivere non agli ultimi 8 giorni di mancato funzionamento dell’impianto, ma agli oltre 30 anni di disfunzione”.

Lei in c.da Fiumara c’è stata e la descrive come “ricoperta da escrementi” e dall’aria “colma di esalazioni mefitiche”. “Negli ultimi 8 giorni – dice - la situazione ambientale, già di per sé grave come più volte denunciato dal Comune di Scicli, che ha temuto l'inquinamento di alcuni pozzi d'acqua potabile, si è come mai aggravata”.

La consigliera pone una serie di quesiti per fare luce sulle responsabilità. Chiede di sapere “se è vero che la Spm ha chiesto autorizzazione all’Arpa, se è vero che l’Arpa non ha risposto, chi ha autorizzato ad agire così, se il Comune abbia agito come doveva”. Lunedì l’Arpa ha effettuato campionamenti tra vasche, luogo di scarico e c.da Arizza. Si attendono i risultati.

Parla il consigliere Pd Ivana Castello

Chi ha deciso di svuotare il sedimentatore riversando i liquami, previa grigliatura, in campagna? Era questo il modo di agire o la questione richiedeva altro tipo di intervento? Una possibile ricostruzione di quanto avvenuto è stata fatta dalla consigliera Ivana Castello. “L'autorità preposta ai lavori avrebbe chiesto autorizzazione all'Arpa, stando a voci apprese in modo frammentario, per il versamento dei liquami nell'alveo. Il Comune si sarebbe impegnato, per iscritto, a sversarli, dopo averli adeguatamente trattati. Nella dichiarazione si parlerebbe di grigliatura, filtraggio e clorazione. L'Arpa, che non è competente a rilasciare siffatte autorizzazioni, non avrebbe risposto. In breve, arrestato il processo depurativo, il refluo integrale sarebbe stato separato in 2: il 70% sarebbe andato nell'alveo senza trattamento, e il 30% sarebbe stato sgrigliato grossolamente e scaricato nell'alveo. Se le cose stanno davvero così il Comune ha compiuto un gravissimo atto lesivo dell'ambiente e della salute”.

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Firmatario di interrogazione il consigliere Tato Cavallino che parla di “discrasia tra Arpa e amministratore della Spm riguardo all’autorizzazione a procedere come è stato fatto. Quest’ultimo, contrariamente all’Arpa, sostiene di avere ricevuto il consenso”. Cavallino chiede se i responsabili della Spm si stiano attenendo al protocollo di interventi da fare emanato dall’Assessorato regionale e se l’Amministrazione intende bloccare i lavori e chiarire la vicenda.

Valentina Raffa