Cronaca Pozzallo 24/04/2014 16:33 Notizia letta: 1934 volte

Pozzallo, scafisti traditi da sms

Due tunisini
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Pozzallo - La Squadra Mobile, unitamente alla Compagnia dei Carabinieri di Modica ed alla Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Pozzallo, ha eseguito il fermo di Mouhamed Brabra, 40 anni, e Hassen Belaid, 25 anni, tunisini, poichè si associavano con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perchè è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante. Gli arrestati hanno condotto dalle coste libiche a quelle italiane una fatiscente imbarcazione carica di quasi 200 migranti di origini eritree. Tra i migranti vi erano 50 donne e 10 neonati.
Lo scorso 22 aprile un aereo della Guardia Costiera italiana durante il pattugliamento delle acque maltesi, comunicava l’avvistamento di un barcone con circa 200 migranti a bordo, della lunghezza di circa 20 metri. Di tale evento venivano informate le autorità dell’isola di Malta che inviavano pattugliatore ed un mezzo aereo in “ombreggiamento” al barcone scortandolo verso le acque italiane. Successivamente il Comando Marisicilia di Catania faceva intervenire anch’esso unità navali delle Capitanerie di Porto di Siracusa e Pozzallo che riuscivano ad affiancare il barcone per iniziare le operazioni di trasbordo su un rimorchiatore privato di tutti i migranti A conclusione di tale attività, il natante dirigeva verso il Porto di Pozzallo, ove giungeva alle 21 successive.
L’attività della Polizia giudiziaria iniziava sin dai primi istanti dell’approdo in banchina al porto di Pozzallo. Gli operatori di Polizia individuavano i sospettati grazie alla loro professionalità ed esperienza acquisita in pochi minuti, in quanto tra i 200 migranti vi erano due soggetti di carnagione meno scura che tentavano di nascondersi tra gli altri extracomunitari. I due, quando gli investigatori scrutavano i migranti per carpire qualche informazione indossando felpe con cappuccio si abbassavano tentando di non dare nell’occhio. Questo comportamento ha permesso di separarli dal gruppo e da una scrupolosa perquisizione fatta sul rimorchiatore davanti ai migranti ha consentito di sequestrato centinaia di euro e migliaia di dinari tunisini. L’attività di Polizia Giudiziaria veniva condotta davanti ai migranti al fine di far comprendere loro che potevano fidarsi delle Forze dell’Ordine. Dagli accertamenti immediati sui telefoni cellulari veniva subito constatato che gli scafisti erano in contatto con l’organizzazione criminale che gli assicurava il pagamento elettronico di quasi 20.000 euro ad avvenuto approdo. Gli sms debitamente tradotti dalla lingua araba hanno consentito di raccogliere fondamentali elementi di prova a loro carico. I due cittadini tunisini venivano quindi condotti nell’ufficio di Polizia sito all’interno del C.P.S.A per la compiuta identificazione.
Dopo aver isolato gli scafisti gli investigatori non perdevano tempo per entrare in empatia con i migranti. Un sorriso, un saluto, una pacca sulla spalla ed una bottiglia d’acqua, rassicurandoli sul futuro al fine di trovare la giusta confidenza, quella “chiave d’accesso” alla loro testimonianza.
I racconti sono sempre tristemente identici a quelli dei loro connazionali di poche ore prima, ovvero questi uomini, donne e bambini erano stati tenuti segregati per diversi giorni in un capannone in Libia dal quale non potevano uscire e venivano rifocillati con pochi generi alimentari in attesa che fosse disponibile l’imbarcazione per raggiungere l’Italia e che le condizioni del mare fossero favorevoli.
Dai racconti è emerso chiaramente che gli organizzatori libici fossero tutti armati, li tenevano sotto controllo fino a quando non dovevano affrontare il viaggio.
L’esperienza e la professionalità degli investigatori della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ha permesso dopo lunghe ore d’indagine di addivenire all’esatta identità degli scafisti, responsabili di aver percepito ingenti somme di denaro al fine di procurare l’ingresso clandestino in Italia dei migranti messi in serio pericolo di vita considerate le condizioni dell’imbarcazione utilizzata per la traversata.
I testimoni dopo aver fornito un’attenta descrizione dei responsabili dell’organizzazione criminale, indicavano senza alcun dubbio coloro che avevano condotto l’imbarcazione. E’ chiaro che questi elementi fanno parte di una complessa associazione a delinquere gravitante in Libia ed in altri paesi africani che da anni organizzano questi viaggi ed assoldano come scafisti chiunque abbia la spregiudicatezza di affrontare il mare a scopo di lucro.
Le indagini condotte dal Gruppo Interforze durate 36 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto gli autori di un reato così grave, per il quale centinaia sono i migranti morti durante le traversate per raggiungere le coste italiane, così come accaduto in questi giorni.
Dall’esame dei telefoni cellulari sottoposti a sequestro, è stato possibile esaminare le conversazioni dei due scafisti con il resto dell’organizzazione ed i due criminali hanno percepito quasi 20.000 euro attraverso una transazione elettronica. Anche le organizzazioni straniere si stanno evolvendo al fine di eludere i controlli della Polizia. In passato gli scafisti erano coloro che venivano trovati in possesso di ingenti somme di denaro, oggi, hanno compreso che i sequestri per loro erano una grave perdita ed hanno scelto di pagare con transazioni elettroniche per scongiurare il problema.
Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria, gli arrestati sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea.

Redazione
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