Cronaca Ispica 25/04/2014 18:48 Notizia letta: 6781 volte

E’ morto Lucenti, restano i suoi 70 cani

Il canile "privato"
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Ispica - Per anni è stato la “valvola di sfogo” di buona parte della città di Ispica sul fronte randagismo. Un pezzo di cuore se n’è andato. Il sig. Giovanni Lucenti ha chiuso gli occhi all’età di 68 anni. Restano i ‘suoi’ 70 cani che accudiva come meglio poteva. In parte li aveva raccolti sul territorio, cani pertanto della città (per legge di proprietà del sindaco, ma successivamente intestati a Giovanni) altri erano nati in loco per via della mancata sterilizzazione, altri ancora “glieli portavano – dicono i figli Daniela e Angelo – e non si trattava soltanto di cittadini, ma anche di rappresentanti di istituzioni. Non c’è posto al canile? Andiamo da Lucenti”.

Ad accogliere ieri i volontari nell’abitazione della periferia di Ispica abbai e latrati che si sentivano sin dalla strada. 63 cani sono divisi tra box ricavati in maniera precaria e lo spiazzale antistante la casa, mentre una neo-mamma, che ha partorito da qualche giorno 6 cuccioli, si trova all’interno dell’abitazione.

La situazione è insostenibile, non solo per il numero di cani e ci sono pure i gatti, quanto perché alcuni hanno bisogno di cure, altri sono denutriti, altri ancora sono ricoperti da zecche, e per fortuna ci sono anche quelli che stanno bene. Se si considera poi che la signora Rosy, moglie di Giovanni, partirà lunedì prossimo con la figlia per trasferirsi definitivamente a Bergamo, si comprende come non ci sia tempo da perdere.

Le associazioni di volontariato che operano sul territorio hanno chiesto da mesi aiuto al Comune – come ricordato ieri nel corso di una riunione al Municipio tra il primo cittadino Rustico, il comandante dei vigili urbani, volontari e i familiari del sig. Lucenti -. Il sindaco ha fatto presente che il Comune si è sobbarcato le spese di bonifica dell’area, in cui c’erano rifiuti speciali, dopo l’intervento dei Nas, ma per legge deve rivalersi sulla famiglia Lucenti, che quindi ha un debito con l’Ente. È a quel punto che la vedova, seppure sostenuta dai propri cari e dai volontari, non è riuscita a proseguire oltre e si è sentita male, tanto che è dovuta intervenire l’autoambulanza del 118.

Dopo parecchio argomentare si è addivenuti a un ‘accordo’: il Comune dovrà provvedere allo spostamento dei cani in strutture idonee, che vanno reperite, mentre i volontari dovranno farsi carico di occuparsi dei cani in attesa che avvenga il trasferimento. Il Comune dovrà provvedere al cibo in attesa che si trovino dei posti in rifugi e canili. Ieri, come nei mesi scorsi, se ne sono fatti carico alcuni volontari.

Alcuni cani, dopo i vaccini e qualche ciotola di cibo, sono già adottabili. Molti sono di taglia piccola, simil yorkyshire e shitzu, per cui i volontari sperano che i cittadini, sensibilizzati da questa situazione di emergenza, si facciano avanti per le adozioni. 

Ora è emergenza

“A prescia ampara a curriri”. È così che, adesso, tutti devono darsi di verso dopo il prematuro decesso del sig. Lucenti che accoglieva nella sua abitazione 70 cani. Lo spostamento delle bestiole deve avvenire in tutta fretta. I volontari non possono ogni giorno occuparsi di accudirli. “Perché si è arrivato a tanto? – chiedono i volontari, e i figli di Lucenti Daniela e Angelo arrabbiati perché più volte hanno chiesto aiuto –”.

La legge parla chiaro. Eppure tante volte è disattesa. I Comuni devono avere o una convenzione con un canile esterno per il prelievo e il rifugio dei cani oppure un rifugio proprio. Troppe volte, invece, i cittadini che chiamano la polizia municipale per segnalare la presenza di cani randagi, a Ispica come in quasi tutti i Comuni iblei, si sentono sciorinare come giustificazioni quelle che sono di fatto inadempienze, ossia che non ci sono soldi o posti in canile. C’è poi l’evergreen della risposta che il prelievo del cane avviene solo se è pericoloso, quando è da tenere in considerazione che un cane spaesato per le strade è causa di incidente.

Valentina Raffa