Attualità Ragusa 26/04/2014 00:33 Notizia letta: 6432 volte

La bara di Martina Bella portata a spalla dai militari

Onori militari per la giovane sfortunata
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Ragusa - I militari dell'Esercito italiano, corpo nel quale Martina Bella era caporal maggiore, ma anche i rappresentanti delle altre forze dell'ordine. Una chiesa stracolma di gente, ieri pomeriggio, ha dato l'addio alla giovane militare, morta martedì scorso a seguito di un tragico incidente stradale sulla Ragusa-Catania. All'ingresso della chiesa, i militari hanno predisposto un picchetto d'onore ed hanno fatto il "presentat arm" al passaggio del feretro che, in chiesa, è stato attorniato da quattro militari.
La cerimonia è stata celebrata da padre Franco De Pasquale, decano dei cappellani militari di Sicilia, e concelebrata da padre Salvatore Cannata, parroco di San Giuseppe Artigiano, padre Giuseppe Ramondazzo, cappellano della polizia di stato, e da Don Mario, cappellano militare di Messina.
In prima fila i genitori di Martina, che lascia anche le due sorelle Valentina e Ania. "Trovare una parola di consolazione è difficile - ha detto don Franco - si può fare solo attraverso la fede. E solo attraverso la fede noi possiamo veramente sentirci uniti e condividere questo momento di dolore. Possiamo aiutare a non fare sentire soli, ma soprattutto comunicare la speranza che Martina vive una dimensione diversa. Martina era una persona dinamica viva, brillante vivace, dolcissima e che si spendeva per il volontariato. Questo è quello che mi hanno detto e che faccio mio come pensiero. Una persona che ha saputo lasciare un segno anche se in pochi anni. Noi siamo abituati a quantificare la vita ma c'è gente che vive più di 100 anni e che non riesce a vivere dando significato alla propria esistenza e c'è gente come Martina che in 24 anni ha colto il senso della vita. Ed è per questo che da un lato è forte in noi la sofferenza, perché vedere morire un figlio non è naturale: si spezza l'anima e il cuore e gli occhi non riescono a vedere oltre. Ma il nostro annuncio oggi - ha proseguito il sacerdote - è quello di riuscire a vedere oltre. E questo oltre ce lo consegna Gesù: lui è il significato profondo della vita e della morte. La certezza è quella che noi ci rivedremo con Martina. Per noi cristiani è questo il significato della vita e della morte".
Martina Bella svolgeva il suo compito in Calabria, a Reggio, in una operazione molto delicata come strade sicure. Al termine della celebrazione di ieri pomeriggio è stata recitata la preghiera del Soldato.

Michele Farinaccio
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