Attualità Vittoria 26/04/2014 20:21 Notizia letta: 1380 volte

Vittoria ha compiuto 407 anni

Una data di fondazione conosciuta
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Vittoria - 407 anni e non li dimostra. Lo scorso 24 aprile la città di Vittoria ha festeggiato il suo compleanno. Come tradizione, le autorità hanno festeggiato la ricorrenza con una Santa Messa nella Basilica di San Giovanni Battista e con la deposizione di un omaggio floreale sulla tomba di Vittoria Colonna, fondatrice della città. A celebrare la messa (animata dal Coro Polifonico dell'associazione Antea) l'arciprete della Basilica, don Vittorio Pirillo.

Vittoria è una delle pochissime città italiane a poter vantare una data di fondazione ben definita, sancita da un documento ufficiale. La sua storia inizia a Valladolid, in Spagna il 6 agosto del 1600. In questo giorno muore infatti Luigi III Henriquez-Cabrera, Duca di Alba e di Medina, cugino del re Filippo III, Grande Almirante di Castiglia. Alla sua morte lasciò la famiglia con qualche problema economico dato che si era “divertito” abbastanza a spese del patrimonio familiare. La moglie Vittoria Colonna, figlia del Viceré di Sicilia, Marcantonio II, rimasta vedova e con un figlio da crescere (Giovanni Alfonso di appena due anni) si rende conto del periodo nero vissuto dalla Spagna e sa di essere l'erede di un patrimonio dissipato dal marito in feste, gioco e mondanità. Decide, quindi, di rivolgere l'attenzione ai suoi feudi in Sicilia e chiede notizie al barone Scipione Celestre, conservatore del Patrimonio in Sicilia, giudice e giurato della contea di Modica. Le notizie che riceve sono sconfortanti: malaria, pesti ricorrenti, briganti e malfattori. Donna Vittoria, però, non si perde d'animo e, a nome del figlio, chiede ed ottiene dal Re di Spagna l'autorizzazione a fondare la nuova città. Nel documento viene precisato che si autorizza la “riedificazione di Camarina”  con la concessione, inoltre, della facoltà di eleggere Cappellani, Segreti, Capitani e Giurati per i bisogni del “nuovo villaggio in Boscopiano”. Vittoria Colonna, ottenuto il diploma di autorizzazione, decide di incentivare il trasferimento dei coloni con l'esenzione delle imposte a 10 anni, offrendo loro, a basso prezzo,  case già costruite e promettendo l'immunità ai debitori ed ai criminali. A trasferirvisi sono soprattutto abitanti dei vicini comuni, come Comiso, tanto che fra le chiese più importanti dell'epoca troviamo quella intitolata a San Biagio, patrono della cittadina casmenea. 

Nadia D'Amato
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