Cultura Comiso 05/05/2014 13:38 Notizia letta: 6032 volte

Giulietta e Romeo, per le calli di Comiso

Si replica il 7 maggio
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Comiso -  «Mai vi fu storia di maggior dolore, di quella di Giulietta e del suo amore». Non cambia mai, il tragico finale della storia d'amore più nota di tutti i tempi, né smette di commuovere lo spettatore che, ogni volta come se fosse la prima, assiste allo spettacolo drammatico del più sventurato tra gli amori.

L'incanto shakespeariano è tornato sulle scene ragusane lo scorso sabato 3 maggio presso lo Spazio Naselli di Comiso, per la regia di Giampaolo Romania: un successo di pubblico annunciato dalla vendita dei posti in sala, andati sold out già diversi giorni prima della rappresentazione, sì da rendere necessaria, a grande richiesta, una seconda replica prevista per mercoledì 7.

Nelle mani di Romania la storia universale del colpo di fulmine dei due adolescenti veronesi muta tempo e spazio, assumendo un volto diverso, simile alla resa cinematografica che dell'opera fu data nel 1996 da Baz Luhrmann: evidente ma mai stridente la modernizzazione di musiche, costumi e luci; originale, ma decisamente perfettibile sotto il profilo logistico, la scelta di frammentare gli atti rappresentandoli in tre spazi diversi, sfruttando il centro storico della città, il foyer del teatro e infine il palco scenico. Realmente poetica la scena dell'incontro dei due giovani durante la festa in casa Capuleti: un continuo dialogo tra luci e ombre, in un effetto cinematografico di ricorrenti fermo-immagine in soggettiva, capaci di far vivere a ciascuno spettatore, in prima persona, il sentimento dell'innamoramento.

Menzione d'onore per gli interpreti, tutti: Giovanni Arezzo, Marco Comitini, Evelina Fidone, Salvo Giorgio, Anita Indigeno, Lella Lombardo, Salvo Paternò, Ivana Sallemi, Alessandro Campo, Alice Canzoieri, Carmen De Luca, Barbara Giummarra, Benedetto Guardiano, Germano Martorana, Cristiano Marzio Penna. 

Su tutti, un Romeo davvero eccezionale, portato in scena da un Giovanni Arezzo particolarmente ispirato che ha saputo donare una delle migliori interpretazioni della sua carriera, dominando con vero talento la scena per due lunghe ore di dramma.

Insieme a lui si dividevano la parte tre Giuliette tre, tutte di sorprendente bellezza, che si alternavano nel volto angelico e perfetto di Alice Canzonieri, negli incantevoli occhi magnetici di Anita Indigeno e nella mediterranea procacità di Barbara Giummarra. Tre bellezze, portavoce di tutte le innamorate del mondo: forse acerbe, ma senz'altro appassionate del ruolo immortale cui con enfasi e impegno hanno saputo rendere corale omaggio.

Riuscitissima e coinvolgente la resa dei caratteri da commedia che punteggiano l'opera shakespeariana, come d'uso nel dramma elisabettiano: irresistibile la comicità esasperata della nutrice di Giulietta, interpretata con gusto da una capacissima Evelina Fidone; mentre sul crinale tra dramma e commedia vagano con efficacia il mai troppo enfatico pathos del Benvolio di Salvatore Paternò e i folli monologhi e anatemi di Mercuzio, urlati dalla voce di Cristiano Marzio Penna;.

Va infine ricordata, per dovere di cronaca, la già citata evidente pecca dello spettacolo: la frammentazione itinerante dello spettacolo, che rallentando sensibilmente lo svolgersi della rappresentazione, si trasforma da ottima idea a vero handicap, facendo sì che il dramma, già lungo, si trascini ben oltre la mezzanotte rischiando di stancare lo spettatore proprio nel clou del finale tragico e nella chiusa affidata al frate Lorenzo di Germano Martorana, che ricorda il destino comune di tutte le Giuliette e di tutti i Romei. Ognuno ha amato, ognuno ne ha sofferto, in un copione che si ripete. In eterno.

A.T.