Cultura Madrid 08/05/2014 23:52 Notizia letta: 3069 volte

Un gelato a Madrid

Il cafè Gijón
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Madrid -  Spesso la sera amo passare qualche ora seduto a uno dei tavoli del cafè del Círculo de Bellas Artes di Madrid, uno dei locali più frequentati nel cuore della capitale.

È con il cafè Gijón il luogo d’incontro dell’élite culturale non solo spagnola ma anche mitteleuropea e, soprattutto, sudamericana.

Tappa obbligata, in effetti, per chi frequenta il Círculo de Bellas Artes. Nelle sue eleganti sale, piene di vecchi tavoli di legno e poltroncine imbottite, si respira ancora un’aria di Belle Epoque splendidamente espressa da una scultura marmorea -un nudo di donna adagiato nella sua languida estasi erotica- situata proprio al centro dell’antico salone dal tetto raffigurante un parnasio con l’oro degli stucchi annerito.

In una calda e quasi afosa sera di maggio sorseggiavo lentamente il mio tiepido tè.

Le macchine sfrecciavano veloci per l’elegante via Alcalá e luci calde appena accese già ramavano il maestoso angelo di bronzo, che sovrasta la cupola del dirimpettaio edificio “Metropolis”, pronto a spiccare il volo in un cielo azzurro e intenso nel quale appassiva una piccolissima luna.

Arrivarono rumorosi, caciaroni e si sedettero proprio al tavolo accanto al mio. Due signori e due signore che presumo fossero le rispettive consorti.  gente non più giovane ma neppure tanto vecchia.

Le signore ingannavano con un trucco sapiente e discreto gli inevitabili guasti lasciati sul volto dal tempo.

I signori, un po’ grassi e tarchiati, vestivano in modo elegante, baffi ben rifilati, occhiali d’oro sul naso, ostentavano un’aria intellettuale che con garbo le signore assecondavano.

Uno di loro ordinò in un castigliano approssimato dei gelati e il cameriere indicò la carta sul tavolo.

A turno la lessero e scelsero.

“Pistacchio, nocciola, stracciatella, fragola…” pronunciarono i nomi dei vari gusti in un italiano perfetto, reso piacevole da un civettuolo accento settentrionale.

Capii che erano connazionali e fui certo della mia intuizione ascoltando il loro chiacchiericcio.

Il cameriere servì loro i gelati. Cominciarono a gustarli lentamente.

Uno dei due signori disse agli altri: “Caspita! Chi l’avrebbe mai pensato che a Madrid il gelato fosse così buono come in Sicilia?” e poi, rivolgendosi alla moglie: “Ti ricordi quel gelato che abbiamo apprezzato tanto a Donnalucata?”

Rimasi di stucco.

Aspettai che finissero le loro consumazioni.

-Tutti italiani, oggi qui!- Azzardai.

Le signore sorprese si girarono un po’ per guardarmi meglio.

-Anche lei, dunque, a Madrid in vacanza?- Mi chiese con affabilità uno dei due uomini.

-No. –Risposi. – Io vivo qui. – E aggiunsi. – A periodi.-

-Bello! – Esclamò una delle due donne. –La vita qui, in questa città, è sempre così esuberante?-

-Sì. –Confermai.

-Non è un settentrionale, dall’accento si direbbe piuttosto del Sud.- Tirò a indovinare l’altra, scrutandomi come se fossi un marziano.

-Sì, infatti. – Confermai. – Sono siciliano.-

- La Sicilia è la nostra più grande passione. –Subito puntualizzò il marito della seconda che si era interrogata sulla mia provenienza. Continuò: -Pensi che io ho lavorato per conto di un’impresa aggiudicataria di committenze statali e per due anni l’isola l’ho girata in lungo e in largo. Proprio di questo si parlava un attimo fa a proposito del gelato. Non so se lei conosce la Sicilia meridionale. Siamo stati due mesi a Donnalucata e le posso assicurare che spesso rimpiangiamo quel tempo. Nella brumosa Milano ci manca quel mare, l’odore di una Sicilia pulita che nulla ha a che fare con gli stereotipi di una pubblicità infame, la cordialità della gente, l’amore e la premura per il forestiero, tutto…e la cucina e i dolci e il gelato poi…-

Li guardavo e non capivo se quella fosse realtà o se stessi vivendo un’esperienza fantastica.

L’angelo sulla cupola dell’edificio Metropolis non riusciva a spiccare il volo trattenuto dalla rete di una strana nostalgia e dai ricordi. Sentivo le loro parole ma non riuscivo ad afferrarne più il significato.

La signora che prima mi aveva indagato ritornò alla carica, per una curiosità tutta femminile e inappagata.

-Lei è di Palermo?- Mi chiese col tono di chi voleva sincerarsi che si sbagliava.

-No. –Risposi. – Sono di Donnalucata. O, meglio, di Scicli.- Specificai.

-Che strana combinazione!- Esclamò il marito. – Donnalucata è un incantesimo, un “embrujo” (1) per noi…dobbiamo ritornare…è una suggestione forte alla quale non riusciamo più a sottrarci…è come se ora in lei, nella sua persona, il luogo si fosse fatto materia, voce, ricordo…-

Sorrisi.

Si alzarono contenti e si prepararono ad andare via molto allegri com’erano arrivati. Ci salutammo. Ci scambiammo la promessa di ripetere l’incontro proprio a Donnalucata.

Li guardai mentre si allontanavano.

La signora che ora conosceva la mia provenienza si voltò improvvisamente e mi chiese:

-Ma lei, perché vive a Madrid? Io non potrei immaginare la mia vita in nessun altro posto che non fosse Donnalucata.-

Le feci un ultimo cenno di saluto con la mano e le sorrisi ancora.

“Madrid e Donnalucata,” pensai “le due facce della stessa seduzione.”

Le luci della cupola dell’edificio Metropolis si erano intanto spente.

L’angelo era come scomparso in un cielo scuro e forse era volato davvero.

Vidi venire il mio autobus.

Madrid mi consolava con le mille luci della sua Gran Via ma Donnalucata ormai era dentro di me, nei miei pensieri, nel battito del cuore che tanto somigliava all’inarrestabile sciabordio del suo mare.

(1) malia, fascinazione  

Un Uomo Libero.