Cultura Anniversari 10/05/2014 23:23 Notizia letta: 2358 volte

70 anni fa moriva Mondrian

Uno dei più grandi
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Settanta anni fa moriva, a New Jork, Piet Mondrian (o anche Mondriaan), uno dei maggiori artisti di tutti i tempi. Naturalmente non spetta a me celebrare l’anniversario, dovrebbero occuparsene (e se ne occuperanno certamente) i celebri critici d’arte che scrivono sugli importanti quotidiani e sulle riviste specializzate.

Quanto mi interessa condividere coi sempre più numerosi lettori di RagusaNews, è la occasione di poter discutere di un artista molto particolare. L’olandese Mondrian, infatti, per chi non lo sapesse, è il pittore celebre in tutto il mondo per i suoi quadri consistenti in linee nere che si incrociano sempre ad anglo retto e, nei poligoni che si formano dalle intersezioni, la pittura di norma nera, blu, gialla e rossa, colori primari.

Non esiste al mondo uomo, donna, bambino, che, alla vista di un quadro di Mondrian, non abbia detto o quantomeno pensato: “ma questo quadro posso farlo anche io!”

Ed è così, teoricamente. È vero che chiunque può prendere una tela, con una squadra ed una riga tracciare tre o quattro linee perpendicolari tra di loro e di colore nero, e poi “riempire” gli spazi creatisi con un pennellino: rosso, giallo, blu e nero per dare vita ad un quadro che sarà simile (simile, non uguale) a quello che l’artista olandese dipinse tra il 1920 e il 1944, l’anno della sua morte a New Jork.

Ora, per capire che quei quadri all’apparenza banali e “facili” da dipingere, sono invece opere d’arte e vere e proprie pietre miliari di tutta la storia dell’arte universale, sarà necessario approfondire la conoscenza dell’artista e della sua opera. Non è questa la sede (ma sarà sufficiente, per chiunque, senza necessariamente consultare ponderose enciclopedie e/o trattati di storia dell’arte, anche solo consultare wikipedia). Mi piace invece ricordare un fondamentale episodio della mia vita, quando, saranno stati trenta anni fa, trovandomi a casa dell’ingegnere Cesare Zipelli in Ibla, ed osservando, tra gli altri, anche un quadro di Piet Mondrian, dissi quello che avrebbe detto chiunque al posto mio: “ingegnere, mi scusi, ma questo quadro saprei farlo anche io che a disegnare sono una capra!”

Allora CesareZipelli non mi rispose, ma mi disse di attenderlo qualche istante. Andò in un’altra stanza della sua bellissima casa iblea e ne ritornò con un grande e pesante catalogo. Adesso non ricordo autore e casa editrice, ma soltanto la copertina: era divisa perfettamente a metà per la lunghezza de volume, insomma in verticale. L’una e l’altra metà confluivano e si toccavano nella linea di demarcazione che di fatto non esisteva. A sinistra era un albero, a destra un quadro di Mondrian, molto simile a quello appeso alla parete della quadreria di Zipelli.

Quello a sinistra – dico il vero – mi era parsa una fotografia di un albero autunnale, un caducifoglia maestoso che dominava il paesaggio; quello a destra uno dei tanti quadri di Mondrian.

L’ingegnere Zipelli mi consegnò il catalogo (era stato acquistato in occasione di una mostra personale di Mondrian degli anni ’70) raccomandandomi di leggerne con attenzione il testo e di osservare ben bene le fotografie che riproducevano le opere dell’olandese, con ordine cronologico. Partendo dall’albero iperrealista per finire al quadro conosciuto. Bene, leggendo quel catalogo appresi che tutti i quadri di Mondrian, compresi quelli riprodotti nella copertina del catalogo di Cesare Zipelli, erano intitolati “albero”.

Partendo dal quadro dove anche le foglie e le loro venature erano riprodotte dal pennello dell’olandese, e finire nei poligoni colorati, Mondrian aveva impiegato trenta anni di ricerca e studio e applicazione. Dopo quella esperienza imparai ad osservare più che a guardare i quadri, di Mondrian come di altri autori. E da allora non ho più detto “ma questo posso farlo anche io”.

Saro Distefano
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