Cronaca Pozzallo 13/05/2014 11:56 Notizia letta: 2585 volte

E il migrante: Ho il video ricordo della traversata

L’incredibile documento
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Pozzallo -  “Vi aiuto, ma non chiedetemi di rimanere in Italia. Devo andare dalla mia famiglia in Svezia. Ho girato il video per ricordo. Vorrei fare capire ai miei figli, un giorno, cosa abbiamo rischiato per la libertà, per fuggire dalla Siria, dalla guerra”.

La preziosa collaborazione fornita alla polizia giudiziaria da un immigrato sbarcato lo scorso 9 maggio a Pozzallo insieme con altri 232 clandestini, ha permesso alla polizia giudiziaria di individuare e fermare gli scafisti immortalati col cellulare mentre si alternavano al timone della carretta del mare soccorsa poi nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum per trarre in salvo i passeggeri.

I due scafisti sono Haykel Saiidi, 26 anni, e il 18enne Nader Ben Mouhamed Wertani, entrambi tunisini. Sono accusati di essersi associati con altri soggetti di origine libica per procurare l’ingresso clandestino in Italia di numerosi extracomunitari per trarne ingiusto profitto, mettendone a repentaglio la vita e sottoponendogli a trattamento inumano.

La testimonianza video fornita dall’immigrato siriano ha confermato i sospetti degli uomini della Squadra mobile di Ragusa e della Guardia di finanza – sezione operativa navale, che, soffermandosi sui dettagli, avevano notato i calli sulle mani dei presunti scafisti, segni evidenti del logorio delle cime, il grasso dei motori rappreso sotto le unghie, tipico di chi ‘vive’ in barca, e le condizioni dei due giovani di certo migliori rispetto a quelle degli altri immigrati. Anche la nazionalità ha insospettito la polizia giudiziaria, visto che, per effettuare la traversata della speranza, un tunisino difficilmente parte dalle coste della Libia.

Anche in questo caso le testimonianze raccolte dalla polizia giudiziaria, che si è avvalsa di mediatori culturali e interpreti, parlano di maltrattamenti e violenze subite dai clandestini prima e durante il viaggio per mare. Come da prassi, gli immigrati sono stati raccolti in un primo momento in dei capannoni in Libia, dove hanno sostato per qualche tempo prima di essere condotti vicino al lido da cui è avvenuta la partenza.

E poi una rivelazione che fa riflettere “Siamo stati informati dai componenti dell’organizzazione – dice un immigrato - che, a un certo punto, tramite un telefono satellitare sarebbero stati chiamati i soccorsi. D’altra parte la nostra imbarcazione non era idonea a una traversata fino all’Italia”.

Il giro d'affari

C’è un giro d’affari impressionante dietro a ogni singolo sbarco. Quello dello scorso 9 maggio è fruttato all’organizzazione criminale che l’ha organizzato ben 450mila dollari. È quanto emerso dalle indagini condotte dalla polizia giudiziaria, che ha ascoltato le testimonianze degli immigrati.

Entambi gli scafisti, tratti in arresto, hanno incassato 10mila dinari libici, ossia 6mila euro, trasferiti con transazione elettronica sul loro conto, come confermano gli sms giunti sui loro cellulari, ma adesso rischiano 15 anni di carcere. I due sono stati trovati in possesso di 2.700 dollari, che sono stati posti sotto sequestro.

“Un libico che organizza i viaggi – racconta un immigrato - mi ha detto che era possibile partire dietro il corrispettivo di 2mila dollari americani a persona. Io e mia moglie abbiamo deciso di intraprendere il viaggio. In famiglia siamo in quindici, per cui abbiamo corrisposto la somma di 30mila dollari”.

Sale a 36 il numero degli scafisti arrestati nel 2014 dalla Squadra mobile di Ragusa, dai carabinieri della Compagnia di Modica e dalla Guardia di finanza sezione operativa navale. Ed è già al lavoro la “Squadra Sbarchi” costituitasi in seno alla seconda sezione Squadra mobile, che si occupa di criminalità straniera, con 5 poliziotti d’esperienza provenienti da diverse Questure.

Valentina Raffa
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