Cultura Ragusa 18/05/2014 15:37 Notizia letta: 1923 volte

La nascita del Che, di Davide Barilli

Questione di democrazia
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Ragusa - “Non posso ritenere bello vivere in un paese dove non puoi votare chi deve governare, non puoi leggere la stampa alternativa a quella del regime, non puoi dire a voce alta cosa pensi del regime pena la tortura. Quindi non abiterei mai a Cuba. Ma amo Cuba tantissimo”.

Non esiste contraddizione in questa affermazione, fatta da Davide Barilli al Caffè letterario “Le Fate” di Ragusa nel corso della presentazione, curata dal professore Giuseppe Traina, del suo ultimo libro, edito da Nino Aragno e intitolato “La nascita del Che”.

“A Cuba si vive un mondo bellissimo fatto di colori, luce, suoni ed odori fortissimi, che coinvolgono i cinque sensi – ha spiegato lo scrittore parmigiano – ma per capire davvero l’isola caraibica bisogna vivere da cubani, non da turisti, e nemmeno da giornalisti. Io ho tentato, nel corso dei miei tanti viaggi all’Avana, di approfondire la conoscenza della mentalità isolana, di “cubanizzarmi” il più possibile. E credo di esserci almeno in parte riuscito, infatti ho molti amici a Cuba, soprattutto tra gli scrittori ma ho anche vissuto a contatto con il popolo, quello del centro dell’Avana e quello delle periferie”.

Cinque racconti quelli raccolti in “La nascita del Che” che partendo da situazioni tutte reali sono poi arricchite dal talento narrativo di Barilli, giornalista de “La Gazzetta di Parma” e da anni ormai scrittore affermato grazie anche ai titoli precedenti, racconti e romanzi.

Ascoltare Barilli a Le Fate è stato utilissimo anche in riferimento alla sua opera ma, e direi forse soprattutto, per quanto lo stesso scrittore ha poi riferito rispondendo alle domande del pubblico. La vita di una isola lontanissima da noi, dove la povertà è vera, dove la gente ha saputo rinunciare al superfluo (ma anche alla libertà), dove si attende la morte dell’anziano leader rivoluzionario, il Fidel Castro ormai ultraottantenne, per poter intraprendere una nuova rotta, una nuova gestione del potere e della vita dei cubani. E, a sentire Barilli, non è detto che il futuro debba essere necessariamente migliore del presente.

Saro Distefano