Attualità Ragusa

Facebook e il maltempo. Fenomenologia di una nuova abitudine

Maggio pazzo

Ragusa - A febbraio, ma più spesso a marzo, durante il vero inverno ibleo, succede che ci siano due o tre giornate di bel tempo. Sole, area tiepida, tradizionale passeggiata a Mazzarelli e poi lo scatto, la pubblicazione della foto su Faceebok con il commento: “questo è l’inverno a Ragusa” (vale anche per Scicli, Comiso et cetera).

I più intraprendenti aggiungono al commento una mai sopita voglia di rivalsa verso gli amici polentoni e perciò scrivono anche “e a Milano com’è?”. E siccome molti, per fortuna non tutti, quelli che si dilettano in questa simpatica attività diventata tradizione del popolare social network, sono del tutto dimentichi della antiche tradizioni che furono dei loro nonni, non sanno che il vetusto motto “a maju nun luvari e a sittiemmuru nun mintiri” era basato (come del resto tutti gli antichi proverbi) sulla secolare osservazione dei fenomeni, e non certo sulla volatilità delle citazioni pacifiste (ma anche romantiche, stucchevoli, ideologiche, sportive) che appaiono sulle pagine della creatura di Mark Zuckerberg. Se gli antichi abitanti dell’altopiano, meno quelli delle cave, a maggio non toglievano gli abiti pesanti, così come a settembre non li rimettevano alla prima giornata di fresca pioggia, i motivi c’erano eccome. Ma siccome noi dimentichiamo tutto, fagocitiamo novità a ritmo frenetico e difficilmente ci fermiamo a riflettere meno che mai intorno agli antichi modi di dire, eccoci tutti beati a pubblicare un bel tramonto marzolino sul Porto di Mazzarelli e poi fieri della nostra appartenenza alla più bella terra del mondo dichiarare: “schiattate lombardi, chè da noi è già estate”. Salvo poi pentirsi amaramente d’aver messo in armadio il piumino ed essere usciti con le ballerine senza calze, “ma ccu stu cauru cchi ma mettiri…”. Ecco perché adesso che a metà maggio si sono presentate due belle perturbazioni con giorni di freddo invernale, pioggia e vento che nemmeno a novembre, siamo tutti confusi, e non sappiamo cosa farcene dello spolverino color panna che vola via lasciandoci con la camicetta in seta a “attrantari ro fridu”. E facebook? Nessuno a pubblicare le foto degli ulivi strapazzati e delle onde atlantiche che spaccano le scogliere. Con una sola, timida, eccezione, quella del mio amico Peppuccio, portabandiera della rinascita sciclitana che giustamente commenta: “che bella sensazione la pentola che bolle, il caldo forno che sfrigola, in questa domenica novembrina…”  

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