Cultura Ragusa 22/05/2014 16:44 Notizia letta: 4064 volte

La regina. La scena caravaggesca di Matteo Garrone

Un funerale girato in piena notte
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Ragusa - Il re è morto. Sfila un lungo corteo, popolato da monaci mesti e suore che la clausura l'hanno inchiodata sul proprio volto, in una grata che si portano dietro come una maschera, indossando perentoria la loro chiusura al mondo. Vescovi in oro seguono, scintillanti di baluginii nella notte caravaggesca al Castello, e ricchi mercanti, poi nobili e cavalieri, alcuni accordando il trotto del loro cavallo al tamburo, che scandisce il ritmo a questa triste processione. Chiude il popolo il funerale del re, come s'usava una volta, mentre lontanano nel buio carrozze luttuose.

Non abbiamo sbagliato era. Bensì viaggiato lungo i registri fiabeschi del set di Matteo Garrone, in questi giorni presenza di prestigio in casa Ibleide. Il regista, firma tra le massime del cinema d'autore contemporaneo (tra i suoi successi, "L'imbalsamatore", vincitore del David di Donatello, "Primo amore", "Gomorra", ispirato al best seller di Saviano e vincitore del Grand Prix di Cannes, poi la superba invenzione di "Reality", ancora trionfante a Cannes), ha posato in provincia una parte delle riprese del suo nuovo film, "Tale of tales", ovvero "Il racconto dei racconti".

I pochissimi che hanno avuto la fortuna di assistere al primo ciak, in una serata fredda e ventosa di questo maggio così inaspettato, sotto le chiome secolari dei giardini di Donnafugata, hanno veduto il parco brulicare di una infinita varietà di maschere, nani e gobbi, vecchi barbuti e vigorosi cavalieri dalle lunghe chiome, donne coi visi di cera, in sintonia col chiarore lunare.

In veletta nera, incontriamo anche lo sguardo caldo marrone di Salma Hayek, star della pellicola assieme a Vincent Cassel, a Toby Jones, a John Reilly. Sorprendiamo Salma a tu per tu col suo caffè, prima che la bella regina in nero rientri nella sua triste alterigia regale.

Matteo Garrone è sospeso in cielo sulla sedia della regia, cinepresa mobile tra sé e i suoi personaggi, originati dal mix felice della fantasia letteraria di Giovambattista Basile - poeta e novelliere napoletano, vissuto a cavallo tra il Cinque e il Seicento - e la creatività immaginifica di Garrone, al quale sono proprie le atmosfere oniriche, a cui pensiamo proprio il regno non circoscritto dell'oscurità.

Il contributo di Basile risiede nella matrice letteraria del film, il celebre "Pentamerone", declamato da Croce come "il più bel libro italiano barocco", conosciuto pure col titolo di "Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de' peccerille". Cinquanta fiabe, narrate da dieci anziane donne, in cinque giorni, in dialogo libero col Decameron boccaccesco. Questa la materia prima da cui trae ispirazione Garrone, un tessuto prezioso, se già eminenti favolisti come Perrault e i fratelli Grimm avevano imbevuto il loro genio nella straordinaria freschezza di Basile. Garrone lo ‘continua', dando fisicità alle atmosfere primigenie che respira la pagina letteraria, in una miscellanea sapiente di tradizione culta e di toni popolari.

Non ci è dato modo di prevedere il film, la selezione che il regista abbia effettuato delle fiabe. Certo è che questa notte al Castello profuma delle nebbie felliniane. C'è dentro il circo, una poesia gentile che accarezza la figurina dell'Astrologo e pure le forme umane del grottesco, non spingendo il gusto alla deformazione. Non ci è dato modo di prevedere le strade che s'inventerà il film, l'arte, si sa, vola per l'incorrotto del sogno. Certo è che il filtro malinconico e visionario, che vela questi primi venti secondi di girato, è già una promessa. 

La Sicilia

Elisa Mandarà