Cultura Libro 25/05/2014 21:37 Notizia letta: 2863 volte

La prima vera Estate di Nicola Colombo

La recensione di Giuseppe Pitrolo
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Scicli -  Nicola Colombo, segretario della Camera del Lavoro di Ragusa, è stato assessore alla Cultura del Comune di Pozzallo, ha lavorato come borsista all'Ansa di Palermo, al "Piccolo" di Trieste e a "La Sicilia" di Catania.

In lui la passione coincide con l’autenticità, la Politica con la Cultura, secondo una ricca tradizione di Sinistra che mi fa pensare a Giovanni Rossino ma anche (è il caso di dirlo…) a Veltroni, Franceschini, Pippo Di Giacomo, etc.

Colombo si auto-definisce un semplice “operaio di storie”, convinto che il mondo si possa cambiare con la politica e con la scrittura.

Tale convinzione emergeva già nelle opere precedenti, il romanzo “Il paese delle stelle” (1997) e i racconti “L’acqua e il sale di Pino” (2011), scritti in una prosa sciolta, disinvolta, ricca di riferimenti letterari: Omero, Coleridge, Melville, Verne, Stevenson, Kipling, Salgari (per il mare), Hemingway, Pavese (“I mari del sud”), Coloane, Allende, Consolo, Bufalino, Tabucchi, Sepulveda,  Franco Antonio Belgiorno…

Con “La prima vera Estate”(2014) Colombo narra una donna, Mariella, e una nazione, l’Italia. Infatti “il romanzo è ambientato negli anni che vanno dal 1946 al 1983, tra Milano, Genova, Firenze e Bologna, e racconta il viaggio attraverso la vita di Mariella: la sua è un'esistenza difficile, sempre in salita. Figlia di ignoti, d'indole ribelle, emigrata al Nord, la donna dovrà perdersi più volte - ora nei meandri di un amore sbagliato per uno spietato brigatista, ora nel baratro della prostituzione - prima di ritrovarsi a quaranta anni d'età, tornare al suo paese d'origine e iniziare una nuova vita: appunto, la sua prima vera estate”.

Quindi il romanzo si svolge nel tempo, in 4 decenni cruciali (1946-1983): dalla nascita della Repubblica, al Boom economico, al Sessantotto, all’Autunno caldo, a Piazza Fontana, al terrorismo,…

La protagonista, Mariella, è una donna intelligente, ribelle, sola, controvento; una “zingara” e un’esclusa che in un lungo monologo interiore si narra in prima persona.

Il romanzo si compone di tre parti (1946-62, 1963–1969, 1970–1983), è anticipato da un prologo e concluso da un epilogo. Infine, una breve nota conclusiva offre al lettore un'ipotesi di lettura: una struttura “classica” che dà ordine a una vita convulsa, perché scrivere vuol dire scriversi e capirsi.

Infatti Mariella dopo il distacco, e dopo il naufragio (dell’esistenza), può tornare a casa e a se stessa, raggiungendo il suo nostos: e per la protagonista-narratrice pure la scrittura è un viaggio per ritrovarsi.

Negli scrittori siciliani c’è poco mare: in Verga mare significa il naufragio della Provvidenza, la morte di Luca a Lissa (“il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole”); in Sciascia il mare è la truffa del “Lungo viaggio”: per il pozzallese Nicolo Colombo il mare è lavoro avventura vita ricerca; e come disse Consolo (vedi il “Memoriale di Basilio Archita”): i pescatori sono mazaresi, ma i marinai sono pozzallesi. E gli scrittori sono siciliani!

Giuseppe Pitrolo
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