Sport Calcio 27/05/2014 11:57 Notizia letta: 2445 volte

Madrid, cronaca di una vittoria

Il Real campione d’Europa per la decima volta
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Madrid -  Il clima che si respirava la settimana scorsa nella Capitale spagnola era un clima di grande esaltazione. La squadra di calcio del Real Madrid e quella dell’Atlético, erano entrambe finaliste della “Uefa Champions League”, Coppa dei Campioni d’Europa. L’Atlético addirittura si era laureato campione della Liga spagnola. Il “Real”, invece, cercava di rompere un incantesimo che da troppi anni gli aveva negato il titolo di campione d’Europa per la decima volta. 

Il derby tra Real e Atlético si sarebbe giocato in campo neutro a Lisbona nello splendido stadio “da luz”.

Grandi entusiasmi si accompagnavano a momenti elettrizzati per i rispettivi club a sostegno delle due squadre, alle aspettative lusitane di fare affari d’oro con migliaia di tifosi spagnoli pronti a varcare l’effimero confine portoghese per un’invasione pacifica di Lisbona.

Ho vissuto momento per momento l’attesa per questa festa che non ha avuto precedenti recenti nella storia del calcio madrileno.

Già i biglietti per assistere al derby nello stadio lisbonese erano esauriti da un pezzo, anzi si era sviluppato, nell’immediatezza dell’incontro, un forte bagarinaggio.

In risposta alla proposta di montare uno schermo gigante in piazza Puerta del Sol, nel cuore più palpitante della città, prudenza ha consigliato di aprire invece i due stadi di proprietà delle due società calcistiche e, rispettivamente, del Vicente Calderόn per l’Atlético e del Santiago Bernabéu per il Real Madrid a soli cinque euro l’entrata, un biglietto simbolico per coprire i costi di pulizia e gestione originati dall’evento.

In effetti, non c’era bar, cafetería, ristorante, club della Capitale spagnola dove non era uno schermo gigante per offrire ai clienti quella che già si annunciava come un’unica grande festa dello sport nazionale: “gane quien gane, gana Madrid” (non importa chi vincerà, vince Madrid), questo lo slogan.

Alla vigilia dell’incontro, una lunga teoria di pullman ha spostato migliaia di spagnoli verso lo stadio lusitano nel quale la vittoria avrebbe definitivamente incoronato non già il migliore ma entrambi i contendenti. Un’occasione rara ed unica vissuta con grande civiltà e senso di responsabilità dall’intera città.

Da una parte il “cholo” Simeone, l’argentino reduce da un sorprendente risultato nazionale, un uomo carico d’entusiasmo e di molta buona volontà; dall’altra Carlo Ancelotti, l’italiano che ha sostituito Mourinho nell’allenamento del Real Madrid e che ha dato a questa prestigiosa e leggendaria squadra la serenità e la classe che il predecessore le fece mancare.

Una vittoria che, in parte, ci appartiene: Simeone fu allenatore del Catania e Ancelotti è l’espressione più raffinata e tecnicamente perfetta dell’antica tradizione calcistica italiana.

Il derby si è rivelato, com’era prevedibile, una partita al cardiopalmo: il goal di pareggio, segnato proprio negli ultimi minuti dei tempi supplementari, da un Real Madrid reso vulnerabile da un intervento imprudente di Casillas, il portiere, aprì le porte ad una speranza e ad un’attesa che presto ebbero la meglio sui giocatori dell’Atlético, stremati dalla fatica e dai crampi; l’epilogo apoteotico fu l’urlo liberatorio di Ronaldo.

Non è molto distante a Madrid la piazza di Cibeles, dove il Real celebra le sue vittorie, dall’altra di Nettuno, dove, invece, l’Atlético consacra i suoi trionfi. Pochi metri le separano, infatti.

In questo caso, alle sei del mattino, al ritorno dei giocatori da Lisbona, la festa fu totale e disciplinata, consapevole e meritata.

Cibele e Nettuno, la dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici e il dio del mare che presidiano le due rispettive piazze, guardavano, complici, dal loro olimpo dorato di marmo, sornioni e incravattati con le rispettive “bufandas” (sciarpe ultras), il popolo dei loro “aficionados” in festa.        

Un Uomo Libero.