Cultura Ragusa

Il concerto in suo onore apre la festa del San Giorgio ragusano

Lirica

Ragusa -  Lirica ad alto livello per aprire le solenni festività in onore del Santo Giorgio di Ragusa. Il coro polifonico dell’Associazione “Enarmonia” di Ragusa si è infatti esibito all’interno del maestoso Duomo gaglierdesco pieno in ogni ordine di posti. E chi ha partecipato non si è certo pentito di avere lasciato l’automobile chissà dove e aver “scalato” la settecentesca scalinata che porta al Duomo, considerato forse la più bella chiesa barocca d’Europa: il coro e i cinque “fiati”, diretti dal Maestro Salvatore Scannavino, hanno infatti riempito di note e di armonia le volte stuccate e reso più felici e sereni, anche solo per poco più di un’ora, tutti i ragusani e i molti turisti che sedevano sui banchi parrocchiali.

Scannavino ha diretto ottimamente un gruppo di cinque musicisti in uno con il coro, classicamente suddiviso nelle quattro sezioni formate dai tredici soprani, tredici contralti, nove tenori e nove bassi per un totale di quarantaquattro elementi. Del resto, il Maestro Scannavino ha preso di recente le redini di un gruppo formato nel suo nucleo storico oltre venticinque anni fa dal suo collega Giorgio Adamo, che nella Associazione Enarmonia è rimasto nella qualità di Direttore Artistico, e più recentemente guidato dal Maestro Giovanni Giacquinta. La tecnica vocale è curata dalla professoressa Gisella Tirella, soprano leggero che ai suoi allievi fornisce un fondamentale supporto.

Insieme alla mancanza di spazio c’è una evidente impreparazione di chi scrive, ed è perciò il caso di tralasciare dettagli maggiori sulle musiche di Mozart o sulle note raggiunte da alcuni soprani come da alcuni bassi, veramente notevoli. Unica sottolineatura – invero meritata – quella rivolta a Nello Spataro, il migliore tenore della formazione guidata da Salvatore Scannavino. Spataro, di Ibla, è un assoluto talento naturale. Voce potente ma raffinata, ha il tempo e la tecnica e, cosa più importante di tutte le altre, possiede anche una naturale “musicalità”, oltre ad una discreta memoria, che non guasta mai (in termini di note e parole del pentagramma). Curato da Giorgio Adamo e Gisella Tirella, avrebbe potuto calcare palcoscenici molto importanti, in Italia e all’estero. Perché non lo ha fatto? Perché nei teatri lirici italiani (seppure la gran parte di essi ormai da anni in profonda crisi economico-finanziaria che ne compromette il futuro) si preferisce far cantare giovanissimi tenori (ma vale anche per bassi e baritoni, contralti, soprani e mezzosoprani) giapponesi oppure russi, filippini e ucraini bravi, certamente bravi, e non si va alla ricerca di nostrani cantanti figli di una antichissima tradizione operistica? Non saprei dare risposte, forse nemmeno il Santo Cavaliere di Cappadocia può intercedere in certe caratteristiche umane.

 

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