Cultura Scicli 31/05/2014 19:21 Notizia letta: 4430 volte

Il libro di Armando Rotoletti: Scicli, città felice

Per tutti gli sciclitani, neo, e paleo
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Capii che Scicli aveva qualcosa nella sua accoglienza, nella sua dolcezza, nella sua placidità, un che di femminile, quasi di materno…

LUCA ZINGARETTI

 

“Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle”

VITTORINI

 

            “A differenza di tanti miei reportage sulla Sicilia che puntano sulla ‘fine’ (le vecchie barberie in via d’estinzione, i vecchi circoli di conversazione, i vecchi cinema), questo l’ho vissuto come un lavoro sull’inizio. Un inizio al di fuori del tempo e dello spazio, che, d’istante, si fa storia e mito. Di una città felice, per dirla con Elio Vittorini (…). C’è da chiedersi se [Scicli] è destinata a restare, negli anni, un luogo felix. Qualche segnale induce a cauto ottimismo”: scrive così il fotografo Armando Rotoletti nella bella introduzione al ricco e bel libro “Scicli, città felice”, che unisce le coinvolgenti foto di Rotoletti coi testi di otto autori: Zingaretti, Monica Carbone, Paolo e Lucia Nifosì, Giuseppe Savà, Marisa Fumagalli, Francesca Forni, Sandro G. Franchini: ovvero “indigeni” e “nuovi sciclitani” che presentano il meglio della nostra città, dal paesaggio e dalle architetture a Montalbano, i giovani che tornano, il cibo, gli chef, il senso dell’ospitalità,…

            La pubblicazione è stata presentata a palazzo Spadaro il 25: riportiamo qui una sintesi stenografica dei vari interventi, ben moderati da Marisa Fumagalli.

            PAOLO NIFOSI’: è un libro solare e luminoso: siamo a Capo Sud. La storiografia su Scicli, da Perello a Cataudella, non presentava immagini (in Cataudella solo piccole foto b/n); ma era stato Vittorini, con l’edizione di “Conversazione” illustrata dalle foto di Crocenzi, a dare un’immagine nuova di Scicli. In questi decenni la percezione della nostra città è cambiata: ad esempio, ancora negli anni Ottanta la via Mormina Penna era quella in cui terminavano i funerali: la via del lutto, altro che felicità! altro che luogo edenico! In questi decenni la percezione di Scicli è cambiata: si sono scoperti non solo i singoli monumenti, ma anche gli spazi, l’urbanistica, le relazioni [obbligatorio citare Calvino: una città è fatta “di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato”]. Scicli vive una grande creatività col Gruppo di Scicli. E il libro di Rotoletti si inserisce pienamente in tutto ciò (vedi pure i libri di Luigi Nifosì): troviamo le foto canoniche ma pure quelle che ci spiazzano, facendoci scoprire una Scicli inedita: il fotografo è un cacciatore che deve cogliere l’attimo: una piazza Italia in cui le persone proiettano ombre lunghissime; i personaggi; la farmacia Cartia; il Gioia, certo, ma nella nicchia, ombroso, misterioso. Scicli è una città barocca e teatrale, che va scoperta gradualmente nei suoi slarghi, nelle sue prospettiva spiazzanti, nei suoi scorci inattesi: è uno spazio mediterraneo di varietà e sorpresa che guarda alla Roma borrominiana e alle città sotterranee della Cappadocia: S. Bartolomeo nella cava è un miraggio, irripetibile, unico, surreale. Ibla è splendida, ma vive tramite il polmone artificiale: invece Scicli VIVE!

            MONICA CARBONE: Scicli spicca per la simbiosi fra la città e il sito, per il territorio, la campagna, la costa: Rotoletti perciò ha “raccontato” pure i valloni, i muretti a secco, i carrubi, gli ulivi – forti, materni – e i villini, gli animali, il mare, i crepuscoli, la “soavità bucolica”…

            PEPPE SAVA’: il libro è nato nel corso degli anni, grazie alle relazioni umane che Sandro Franchini, Luisa Fumagalli, Dora e Bartolo Bonvento hanno costruito con Rotoletti, curandolo, facendolo sentire parte viva della città. Poco fa mi ha telefonato Pippo Baudo, che mi ha detto che, a Londra, ha incontrato il Duca di Kent e che lo ha invitato a venire in Italia: al che il Duca gli ha risposto: “Io voglio venire a Scicli!”

            FRANCESCA FORNI: lavoravo per il Danieli di Venezia e dovevo comunicarne la bellezza, ma, dopo il colpo di fulmine per Scicli, scoccato 8 anni fa, parlavo sempre di Scicli: della sua luce, della sua pietra, dei suoi colori, del calore e dell’ospitalità discreta delle persone. Tutti quelli che sono venuti a Scicli hanno provato le mie stesse emozioni: Scicli t’abbraccia, t’accoglie, anche perché è una conca, una conchiglia: le strutture ricettive di Scicli devono mantenere questa dimensione umana.

            LUCIA NIFOSI’: vediamo i nostri luoghi con altri occhi grazie a “Montalbano”, che è l’equivalente del libro di Rotoletti per l’attenzione alla gastronomia, l’urbanistica, i personaggi,         le prospettive inaspettate, l’atmosfera sospesa, atemporale.

            Insomma, un libro che dovrebbe stare innanzitutto nelle case di tutti gli sciclitani, neo- e paleo-, e che costituirà un ulteriore fattore di recupero della nostra identità e di promozione di Scicli.  

Giuseppe Pitrolo