Cultura Scicli 31/05/2014 18:40 Notizia letta: 2782 volte

Pisciotto: ruderizzazione e naturalità

Un’intervista del 1996
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Scicli - Intervista di Peppe Savà a Pasquale Bellia in preparazione del Convegno “Fornace Penna, reperto di archeologia industriale” Scicli, 16 Marzo 1996.

Pubblicata ne Il Giornale di Scicli, 25 febbraio 1996

Terza domanda

Per quanto riguarda il grado di intervento di recupero e la funzione da inserire.

Qualsiasi riflessione normativa sul grado di intervento progettuale è resa ardua dalla natura essenzialmente qualitativa del problema. E sarebbe preferibile rovesciare la prova di carico come è prescritta dalle legislazioni occidentali odierne, cioè invece di provare la necessità della conservazione, bisognerebbe mostrare la necessità di distruggere naturalmente. Tale misura non deve interessare solamente i quartieri storici. E in caso di conflitto tra restauro e riutilizzazione, bisogna mantenere a qualunque costo il stato storico (anche col rischio di invalidare la funzione). Oppure decidere di forzare l’installazione della funzione secondo la propria logica  di utilità  (correndo il rischio di alterare la riconoscibilità dell’edificio).

Bisogna comunque distinguere due grandi categorie di edifici:

- edifici di pregio e solidi, ma privi di carattere condizionante il riutilizzo, nei quali le nuove funzioni si collocheranno facilmente senza alterare le strutture originarie (Palazzo Spadaro);

- edifici che sono invece di competenza del solo restauratore, cioè le architetture da conservare tali e quali, vuote se è il caso o con interventi di allestimento temporaneo perché il riadattamento distruggerebbe la loro stessa natura (es. ex chiesa di Santa Teresa).

Poi gli edifici ormai non riutilizzabili, né restaurabili. Quegli edifici che – come dicevo sopra – vanno verso la naturale distruzione. Sono manufatti che hanno pregi paesaggistici e non più edilizi. Artifici d’origine che il tempo – lavorando con i suoi effetti di consumo - ha fatto diventare parti di una naturalità. Per essi si auspica la ruderizzazione perché ogni intervento, per quanto attento o presunto tale, ne altera caratteri costruttivi e tipologici. La Fornace Penna di Pisciotto - della quale parleremo nel convegno prossimo del 16 marzo – i resti del convento di S. Antonio, sono reperti testimonianza di un ingegno autentico che va lasciato sciogliere nell’aggressione benevole della natura.

 

Per la, o meglio, le funzioni possibili e quando il manufatto lo permette sia dal punto di vista linguistico che strutturale - considerato acquisito quanto da me scritto sul GdS cioè integrazione di più funzioni, micro città, ecc. - se si ammette il principio della compatibilità qualitativa, è necessario trovare bisogni adeguati ad un edificio dato, Cioè trovare un piede adatto a queste “pantofole” di vetro. Per l’identificazione di Cenerentola fu necessario un censimento cartesiano. La soluzione ideale del problema riutilizzo suppone anch’essa il censimento dei servizi che una comunità richiedono.

Infine vorrei sottolineare la ricaduta positiva sulla qualità urbana e territoriale dei progetti di riutilizzo di architetture dismesse. I manufatti recuperati a nuova destinazione di impiego - nonostante la loro compiutezza formale - possono assumere il ruolo di nuclei generatori di nuove, diffuse e radianti qualità capaci di riqualificare parti di città e territorio. Costruendo una struttura di poli, una rete di nodi di attrezzature integrate e relazionate, tra di loro complementari nelle destinazioni d’impiego.

Pisciotto e la precarietà irrecuperabile

 Ph. Pasquale Bellia

Giuseppe Savà