Cronaca Pozzallo 01/06/2014 12:19 Notizia letta: 2642 volte

Arrestati 5 scafisti, 350 mila dollari per uno sbarco

Tutti tunisini
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Pozzallo - La Polizia Giudiziaria esegue il fermo di 5 tunisini, Abdel Aziz Abaki, 22 anni, Aymen Shelling ,20 anni, Majdi Bel Gasem,26 anni, Tawfik Beleid ,45 anni, e Hafedh Hussein 24 anni, in quanto si associavano con altri soggetti presenti in Libia al fine trarne ingiusto ed ingente profitto compiendo atti diretti a procurare l’ingresso clandestino nel territorio dello Stato di cittadini extracomunitari di varie nazionalità. 

BELEID Tawfik 17.02.1969 SfaxBEL GASEM Majdi 29.06.1988 (1)Il delitto è aggravato dal fatto di aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale in Italia di più di 5 persone; perché è stato commesso da più di 3 persone in concorso tra loro; per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale delle persone esponendole a pericolo per la loro vita e incolumità ed inoltre per aver procurato l’ingresso e la permanenza illegale le persone sono state sottoposte a trattamento inumano e degradante. I 5 fermati unitamente agli altri associati presenti in Libia, sono quindi responsabili di aver condotto dalle coste libiche a quelle italiane un peschereccio carico di 205 migranti provenienti prevalentemente dall’Eritrea.

I FATTI

Alle ore 08.32 del 31.05.2014 il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto riceveva segnalazione circa l’avvistamento, da parte di un pattugliatore maltese, di un’imbarcazione con circa 200 migranti irregolari a bordo a circa 29 miglia a sud – sud/ovest da Pozzallo. Alle ore 08.40 venivano inviate le motovedette dal Porto di Pozzallo ai fini di intercettare ABAKI Abdelaziz 22.12.1992 Sfax (Tunisia)l’imbarcazione “ombreggiata” dalla motovedetta maltese. Alle ore 09.55 le motovedette della Capitaneria di Porto intercettavano il peschereccio e successivamente procedevano verso il porto di Pozzallo congiuntamente al pattugliatore maltese. Alle ore 12.00 l’imbarcazione veniva fatta entrare in porto e contestualmente il pattugliatore maltese rientrava verso l’Isola dei Cavalieri. Alle ore 12.40 l’imbarcazione clandestina attraccava in banchina e la Polizia di Stato responsabile delle operazioni di sbarco iniziava le procedure per allocare tutti al C.P.S.A.

ORDINE PUBBLICO ED ASSISTENZA

Le operazioni di sbarco al porto di Pozzallo venivano coordinate dal Funzionario della Polizia di Stato della Questura di Ragusa responsabile dell’Ordine Pubblico, operazioni alle quali partecipavano 20 Agenti della Polizia di Stato, altri operatori delle Forze dell’Ordine, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana ed i medici dell’A.S.P. per le prime cure. Prima delle fasi di sbarco la Polizia Giudiziaria e la Polizia Scientifica unitamente ai medici della Sanità Marittima (che si occupano delle prime visite ed autorizzano da un punto di vista sanitario i soggetti che possono sbarcare) salivano a bordo del peschereccio perquisendolo da cima a fondo al fine di iniziare a cercare elementi utili per le indagini. Nelle more delle fasi di sbarco il Funzionario di Polizia responsabile dell’Ordine Pubblico si occupava di trasferire tutti gli ospiti del centro di Pozzallo al fine di poter accogliere quelli appena giunti. La macchina organizzativa della Questura è ormai rodata per certi ritmi, difatti negli ultimi giorni il centro era stato completamente svuotato (ad eccezione di alcuni minori) mediante voli charter dall’Aeroporto di Comiso. Gli extracomunitari appena sbarcati, una volta a terra venivano allocare entrare presso i locali del C.P.S.A. sito all’interno della succitata area portuale al fine di sottoporli alle difficoltose e delicate fasi di identificazione da parte di personale del Gabinetto Provinciale di Polizia Scientifica della Questura di Ragusa, del Servizio Polizia Scientifica della Direzione Centrale Anticrimine di Roma e dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Ragusa. Dopo il soccorso e l’assistenza sanitaria dei migranti, la Polizia di Stato iniziava le procedure di identificazione e di intervista insieme agli interpreti.

LE INDAGINI

Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa ed il Servizio Centrale Operativo Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, collaborati da un’aliquota della Sez. Oper. Nav. della Guardia di Finanza di Pozzallo ed un’aliquota della Compagnia Carabinieri di Modica hanno iniziato le indagini sin dai primi istanti dell’approdo del peschereccio, elemento di novità rispetto al fatto che ultimamente i migranti giungevano sempre a bordo di imbarcazioni militari o civili come mercantili e rimorchiatori. Questo peschereccio ha seguito una rotta che gli ha permesso di eludere i controlli in mare aperto e giungere fino all’isola di Malta dove è stato intercettato da una motovedetta maltese ed “ombreggiato” fino alle acque territoriali italiane per essere preso in consegna dalle motovedette della Capitanieria di Porto di Pozzallo che lo hanno accompagnato fin dentro al porto. Per gli investigatori è sicuramente la situazione ideale per iniziare le indagini in quanto hanno la possibilità di perquisire il peschereccio e poter visionare direttamente come erano allocati i migranti a bordo, ad esempio è utilissimo ascoltare sin da subito coloro che erano vicini al timone in quanto per forza di cose devono aver visto il capitano. Proprio da quest’ultimo elemento le indagini hanno avuto inizio in quanto alcuni giovani eritrei riferivano che uno dei tunisini era quello che più di tutti si era occupato dell’imbarcazione e per questo motivo in presenza dell’avvocato (in quanto persona indagata) veniva ascoltato il presunto scafista. L’uomo dopo alcune ore di interrogatorio decideva di “vuotare il sacco” ed asseriva: “basta non ce la faccio più, sono io il capitano e loro sono il mio equipaggio, vi dirò tutto ma voglio uno sconto di pena”. Partendo dalla confessione del capitano gli investigatori hanno ascoltato altri migranti ed anche il resto dell’equipaggio che però si è avvalso della facoltà di non rispondere. I migranti che hanno pagato 1650$ per raggiungere la Libia ed altrettanto per raggiungere l’Italia hanno riconosciuto il capitano e l’equipaggio descrivendo il compito svolto da ognuno di loro. Anche in questo caso i testimoni sono stati fondamentali, hanno raccontato di violenze durante la permanenza nei centri di reclutamento in Libia per poter partire per il viaggio da intraprendere per l’Italia. Al termine delle indagini durate 16 ore gli investigatori hanno appurato che l’organizzazione composta da cittadini libici ha incassato per il solo viaggio verso l’Italia 350.000 circa ed i poveri migranti ormai vengono sfruttati da tutti i paese africani dai quali sono costretti a passare per raggiungere prima la Libia e poi l’Italia.

LE TESTIMONIANZE

I racconti dei migranti fondamentali per le indagini: il capitano: svolgevo l’attività di pescatore in Tunisia e poi ho deciso di partire per l’Italia arruolandomi tra le fila dell’organizzazione Libica al fine di guadagnare del denaro considerato che il lavoro andava molto male. Presi accordi con i libici uno degli organizzatori ci ragguagliava circa il viaggio che dovevamo fare nella data del giovedì successivo alle ore 05.00 e ci diceva che erano ben 200 le persone che dovevano essere trasferite in Italia. Giunti sulla spiaggia ho visto che tutti i clandestini da trasferire in Italia erano presenti e gli stessi erano vigilati da uomini libici armati di pistole e fucili mitragliatori. Viste le condizioni del mare e che non eravamo stati soccorsi da nessuno, non funzionando il sistema satellitare ho deciso di fare rotta verso la vicina isola di Malta e li sono stato avvicinato prima da una motovedetta con bandiera maltese e poi da quelle italiane per essere accompagnato in Sicilia.

Uno dei testimoni eritrei:

da circa tre settimane mi trovo in Libia proveniente dal mio paese, prima attraversando il deserto del Sahara e questo viaggio veniva organizzato sia da personaggi Sudanesi che da miei connazionali per la somma di circa 1.650$ usa per arrivare al confine con la Libia. Giunto a tale confine venivo prelevato e condotto in un capannone, dove trovavo ad attenderci altri migranti già ivi stipati. Dopo circa una settimana di permanenza in questo capannone e preciso che detto stabile era costantemente sorvegliato da personaggi libici armati di fucili, che ci vietavano di uscire e ci facevano mangiare pochissimo. Qualche giorno prima di partire consegnavo un ulteriore somma di 1.650$ usa ad libico che organizzava il viaggio clandestino per l’Italia. Alla nostra partenza ci avevano informati che dopo qualche giorno di navigazione saremmo stati soccorsi in mare e poi condotti in Italia, difatti dopo circa 4 giorni di navigazione, precisamente ieri sera siamo stati agganciati da una motovedetta militare, che ci forniva i giubbotti salvagente ed ci ordinava di seguirli, accompagnandoci sin qui da voi.

LA CATTURA

Le indagini condotte dagli investigatori durate quasi 16 ore continuative, hanno permesso anche questa volta di sottoporre a fermo di indiziato di delitto i responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Al termine dell’Attività di Polizia Giudiziaria coordinata dalla Squadra Mobile di Ragusa gli arrestati sono stati condotti presso il carcere di Ragusa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria Iblea anch’essa impegnata sul fronte immigrazione costantemente. In corso complesse indagini con i gruppi di investigatori presenti in territorio estero sugli altri componenti dell’associazione a delinquere di cui il fermato fa parte.

LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO

La Polizia di Stato responsabile dell’Ordine Pubblico così come delle indagini in materia di criminalità straniera, sta gestendo la “macchina” organizzativa con grande dedizione permettendo un fluido arrivo e contestuale partenza verso altre mete dei migranti a bordo dei charter messi a disposizione del Ministero dell’Interno o consegnandoli alle altre Questure siciliane che si stanno mobilitando per dare manforte ai colleghi interessati dagli sbarchi, così come accadrà nella data di oggi. Gli uomini e le donne della Polizia di Stato stanno dando grande esempio di professionalità e spirito di abnegazione nella gestione dell’Ordine Pubblico considerando che nelle ultime 18 ore sbarcheranno a Pozzallo quasi 1000 persone. L’Ufficio Ordine Pubblico per disposizioni del Questore di Ragusa Giuseppe Gammino sta organizzando partenze dai centri al fine di poter essere pronti a ricevere gli altri arrivi.

BILANCIO ATTIVITA’ POLIZIA GIUDIZIARIA

Sino ad oggi, solo nel 2014 sono stati arrestati 50 scafisti dalla Polizia Giudiziaria. Sono in corso numerose attività di collaborazione tra le Squadre Mobili siciliane ed il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine al fine di permettere scambi informativi utili per gestire indagini sul traffico di migranti dalle coste africane a quelle Italiane. Le attività d’indagine sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Ragusa e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania.

Redazione